Bauhaus e fotografia

Scritto da Fiorenzo Polito

Oskar Schlemmer, Sigillo dello Staatliches Bauhaus, 1922
Durante il mio breve soggiorno berline ne ho approfittato per dare un’occhiata a gallerie e quant’altro la città avesse da offrirmi, è così che sono venuto a conoscenza del Bauhaus Archiv, museo piccolo ma a mio parere molto rappresentativo. Ho completato così il “triangolo” del Bauhaus, costituito dalle tre città di Weimar, Dessau e Berlino, che hanno accolto questa istituzione nel ventennio della sua storia.
Di particolare interesse m’è parsa la sezione dedicata alla fotografia, ancora poco o per nulla affrontata presso le altri sedi del Bauhaus.
Partiamo innanzitutto da alcune utili premesse. Tutti o quasi avranno una certa familiarità con il termine Bauhaus, perlomeno grazie alla conoscenza dell’omonimo gruppo post-punk britannico. Tale band riprende il suo nome da quello del non meno famoso Staatliches Bauhaus tedesco, fondato nel 1919 ad opera dell’architetto Walter Gropius. Il Bauhaus ebbe inizialmente base a Weimar, città del Land della Turingia – nota soprattutto, ma non solo, grazie alla notevole fama di importanti ed essenziali protagonisti della cultura tedesca ed europea fra il Diciottesimo e Diciannovesimo secolo: Bach, Goethe, Schiller, Nietzsche, per citarne solamente alcuni.
Il Bauhaus, scuola d’avanguardia di architettura, arte e design, nasce in grembo alle sperimentazioni di inizio secolo col preciso intento di combinare le innovative concezioni del tempo, due su tutte le correnti del razionalismo e del funzionalismo, con la classica produzione artigianale. In tale maniera, si voleva mirare all’affrancamento dell’arte dall’industrializzazione, dando l’avvio a un altro modo di creare opere ed oggetti d’arte, che venissero poi prodotti anche in modo seriale e che tutti si potessero permettere.
Il lavoro dei maestri e degli studenti del Bauhaus è a tutt’oggi associato immediatamente a idee di innovazione e avanguardismo, in special modo se si considera lo stile del design e dell’architettura, dai canoni profondamente differenti in confronto alla media dell’epoca. Sin dalla loro realizzazione, e dopo esser trascorso ben un secolo, i lavori del Bauhaus continuano a esercitare ancora una profonda influenza, ne dettano linee guida ed esempi immortali. Si potrebbe benissimo dire che la modernità sviluppatasi in tutti i decenni successivi nasca proprio grazie al Bauhaus e ai suoi fautori.
Lux Feininger, Charleston sul tetto del Bauhaus, 1927
Non sorprende che il Bauhaus e la fotografia non vengano associati con la stessa immediatezza di altri termini, quali architettura o design. In effetti questa tecnica non godette sulle prime di grande attenzione. Inizialmente venne considerata in buona sostanza quale medium, attraverso cui far conoscere al mondo il lavoro del Bauhaus, ovverosia fotografando manufatti ed edifici a marchio della scuola di Weimar per cataloghi, pubblicazioni e manifesti. Tali testimonianze fotografiche rimangono comunque di fondamentale importanza per la preservazione della memoria della scuola, in molti casi esse suppliscono alla perdita dell’oggetto e ne mantengono intatte le intenzioni. Non mancavano quindi le fotografie legate alla pubblicità e alla tipografia, così come al teatro. Di particolare interesse sono poi le numerose istantanee, dilettantesche o professionali, che presentano un’attestazione e un ritratto della vita quotidiana, all’esterno e all’interno degli edifici e dei laboratori , che trasmettono tutto l’ottimismo e l’audacia dei membri del Bauhaus.
 
Nonostante l’iniziale scarsezza d’interesse, grazie 
Laszlo Moholy-Nagy, Fotogramma, 1926
alla meritoria opera di alcuni pionieri del campo, anche la fotografia venne elevata a mezzo artistico del tutto pari alle altre forme espressive, soprattutto data l’acquisizione di consapevolezza artistica, figlia delle sperimentazioni del primo Novecento.
Nell’ambito del Bauhaus, chi è a dare impulso all’esplorazione del mondo della pellicola è il pittore e fotografo di origine ungherese Laszlo Moholy-Nagy, con il supporto di sua moglie Lucia, a partire dal 1923. Molte delle sue opere sono oggi esposte proprio al Bauhaus Archiv di Berlino. Egli fu essenzialmente un autodidatta nell’ambito fotografico, e forse anche per questo motivo riuscì a riversare in tale disciplina una grande quantità di tecniche e sperimentazioni, principalmente seguendo l’onda delle avanguardie russe. Infatti la produzione fotografica di Moholy-Nagy si estende dalla cattura di fotogrammiin movimento a fotomontaggi e collage, a fotografie a raggi X e fotografie ottenute attraverso numerose esposizioni alla luce. Considerato il caleidoscopio di possibilità inventive presentato dall’artista ungherese, il direttore del tempo del Bauhaus – Hannes Meyer – decise di creare una vera e propria cattedra e affidarla a Walter Peterhans. Oltre alla teoria e alla pratica fotografica, gli alunni venivano stimolati alla fantasia compositiva e alla visione formale. Gli esempi migliori di questa “nuova visone” sono le composizioni di Peterhans: nature morte composte da arrangiamenti quasi casuali di materiali diversi – vetro, metallo o tessili,- con altri oggetti, piume, fili e steli d’erba – illuminati in modo da rivelarne le ombreggiature più suggestive e ottenendo un effetto inaspettato, surreale e quasi magico.
 
Laszlo Moholy-Nagy, Fiore, 1925-1927 ca.
La riscoperta della possibilità fotografica nasce essenzialmente perché dettata dalla necessità di sviluppare un mezzo che fosse tanto veloce quanto comunicativo, fornendo una “nuova visione” della realtà attraverso le prospettive inusuali, le riprese ravvicinate e i tagli particolari. Nonostante l‘apporto di grandi artisti dell’epoca, come Erich Cosemüller, Andreas e Lux Feininger, Lucia Moholz e Walter Peterhans, il Bauhaus non può comunque essere considerato una scuola di fotografia, tendendo conto della grande individualità all’insegna di cui professori e studenti lavoravano. Le fotografie e i lavori fotografici prodotti dal Bauhaus possiedono stili nettamente differenti ed eterogenei, poiché così come l’istituzione si è sempre dichiarata aperta agli influssi esterni, così fu anche la fotografia. Stratificata nel contenuto e differenziata nello stile, anche a volte contrastante.
 
 
 
Laszlo Moholy-Nagy, Bambole, 1926
Nonostante quindi non si possa parlare di vera e propria corrente, la fotografia del Bauhaus ha a sua volta aperto innumerevoli strade a coloro che hanno intrapreso in momenti successivi la sperimentazione fotografica, suggerendone tecniche e inventive sempre nuove e affascinanti, cui tutt’oggi non possiamo prescindere.
 

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