Berlino, come il fascino della capitale le si ritorce contro

Scritto da Fiorenzo Polito

tech_berlin16__01__630x420Berlino è, nella visione più popolare, considerata da sempre la patria mondiale della cultura underground e alternativa, dinamica, giovane. La capitale tedesca è a conti fatti una città del tutto recente, affonda le sue radici storiche, delineando i suoi tratti salienti, solamente nel XVIII secolo. Luogo di così recente formazione è poi diventato, attraverso gli avvicendamenti storici del Secolo Breve, di per sé sinonimo di vitalità, stravaganza, paradiso della creatività e del rinnovamento.

Questa concezione trova le sue ragioni nella storia più prossima, al domani della riunificazione delle due Berlino, quella Ovest divisa fra gli Alleati, e il blocco Est, amministrata dai sovietici. Quando il Muro, simbolo d’una schizofrenica e arbitraria divisione all’interno dei giochi di potere mondiale, patibolo per quanti tentarono una fuga, fu finalmente abbattuto, il 9 novembre 1989, si creò un’enorme disponibilità di spazi liberi, pronti per essere da subito riutilizzati, spesso anche per scopi creativi. E così Berlino si trova a essere un punto di riferimento per individui e artisti di ogni provenienza, offre campo libero alla creatività e alla sperimentazione di stili di vita alternativa. Qui coinfluiscono quanti negli anni precedenti avevano contribuito a rivoluzionare i visi di città finora d’avanguardia quali New York o Parigi. La capitale tedesca, di fatti, a differenza di molte altri capitali mondiali ed europee, si distingue per essere più alla mano, alla portata di tutti, soprattutto per i costi della vita parecchio ritenuti e abbordabili. Le cose sono rimaste così almeno fino a qualche anno fa, ma adesso si percepisce chiaramente che qualcosa si sta muovendo, la situazione sta per cambiare completamente.  

 

Berlino ha ampliamente sfruttato la sua immagine, costituita da ampie ed eterogenee comunità underground e cerchie artistiche che ne hanno portato alla ribalta la fama agli occhi del mondo intero. E sono proprio questi ultimi, i ferventi fautori di una città aperta e alternativa e gli artefici della sua fortuna, che rischiano più di tutti di essere messi alla porta.
La troppa popolarità di cui Berlino gode non ha infatti giocato molto a favore della vivibilità della città, ma soprattutto ha causato un forte incremento, negli ultimi anni, dei prezzi degli affitti e del livello di disoccupazione. Infatti, anche se il costo della vita in sé rimane medio, è il tetto a diventare sempre più caro, particolarmente in quelle zone emblema della vita culturale come Kreuzberg e Friedrichshain. I costruttori hanno approfittato della situazione per comprare appartamenti e stabili, fra più economici in Europa, per riammodernarli e riproporli sul mercato, con una sensibile impennata degli affitti. E ciononostante gli stranieri, europei ma anche americani, continuano ad affluire a Berlino attirati dalla sua aura di Terra Promessa, e a comprare casa, tutto a discapito degli abitanti “autoctoni”, che si trovano strangolati sempre di più da una pressione economica soffocante. Come se ciò non bastasse, questo boom edilizio rischia anche di compromettere visivamente il volto della città. Sempre più vecchi edifici, le tipiche fabbriche abbandonate tramutatesi in centri sociali, sale da concerto e spazi espositivi, coperte di graffiti, stanno venendo sistematicamente demoliti per far posto a costruzioni sempre più moderne e anonime, destinate a ospitare appartamenti e uffici. Insomma, forse fra qualche anno non si avrà nemmeno più la possibilità di ammirare gli spettacolari lavori di street artist come Blu, Victor Ash o Ema.
I berlinesi ovviamente non stanno a guardare, sono una popolazione abbastanza atipica per la Germania, e vivono con grande partecipazione la loro città. Negli ultimi mesi si è assistito infatti a numerose manifestazioni e contestazioni contro l’attuale stato delle cose. Gli abitanti di Berlino chiedono a gran voce di riavere la loro città, ma purtroppo tali iniziative non sono state sufficienti ad arrestare il rinnovamento urbano. Molti artisti stanno a loro volta acquistando immobili, nel tentativo di arginare quello che è comunque per molti versi un passo obbligato e naturale verso la “normalizzazione” di una città inserita nel gorgo della modernità. Ma chissà che con il proseguire di queste azioni non si riesca a salvare, almeno in parte, l’originalità di Berlino.

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