BESTIE LETTERATE: I pony crepuscolari

Scritto da Francesco Corigliano

Negli anni Dieci del Duemila, in Italia si svilupparono alcune nuove correnti culturali che tentarono di proporsi come alternativa di rinnovamento rispetto al ristagno post-moderno.
Nati nell’ambito della lotta animalista e dell’attivismo FCBT ( Felino Canino Bovino e Tuttiglialtri), il Romanticismo Equino e il Supercanismo Canino ebbero una vita breve ma particolarmente intensa, con diversi autori di spicco e il supporto di svariati periodici – in una spinta dinamica ed energica che durò fino a circa gli anni Trenta.

Il movimento dei Pony Cimiteriali fu, tra le varie propaggini del Romanticismo Equino (d’ora in avanti R.E.), quello più prolifico e florido, nonché il più controverso. Se infatti il R.E. si rifà al Romanticismo Ottocentesco, con conseguenti ripresa di un linguaggio desueto e ricerca di termini arcaicizzanti – uniti ad una preferenza per temi quali le grandi praterie e le gualdrappe -, il Crepuscolarismo dei Pony se ne distacca parzialmente polemizzando sia sul piano stilistico (attraverso una tensione innovatrice e il rifiuto della tradizione) sia sul piano tematico, preferendo il pascolo nei cimiteri piuttosto che quello sui prati. Il pessimismo di fondo riscontrabile nella maggior parte degli scrittori Pony Cimiteriali (ma alcuni si definirono Crepuscolari, in base all’umore della giornata e all’orario dell’intervista) era espresso con immagini forti, di critica rispetto alla contemporanea società italiana che non lasciava spazio ai Pony come individui pensanti e culturalmente formati; è nota la manifestazione FCBT del Maggio 2013 a Roma per l’affermazione dei diritti animali, che finì in tragedia a causa degli scontri con gli attivisti Anti-pony del movimento “Noi ci opponyamo”. La situazione storica italiana, sostenevano i Pony Cimiteriali, non consentiva l’affermazione di sé e portava necessariamente alla depressione e alla crescita di lunghe criniere emo. Nonostante le collaborazioni con altri esponenti del R.E., certamente più attivi anche politicamente (ricordiamo il Titanismo Pegasiano sviluppatosi in Grecia, e la teoria storicistico-equina di Equus Marx), i Pony non riuscirono mai ad uscire dalla tristezza infinita in cui vivevano e continuarono a scrivere, a ritrovarsi dietro le cappelle dei cimiteri e a inseguirsi poco gioiosamente per i campi. 

Ad ogni modo, il movimento annoverò tra i suoi membri alcuni degli autori animali più importanti d’Italia. Il più celebre è certamente Giacomo Leopony(1988-2017), da non confondere con il suo omonimo Giacomo Leoponi (gatto astigiano autore di satira), salito agli onori della cronaca grazie a poesie come Il sabato del foraggio (2012) e Canto notturno di un cavallo errante dell’Asia (2015), pubblicate originariamente su riviste specializzate e in seguito nella raccolta Canti Equino-recanatesi o Grandi Nitriti (pubblicata a Roma nel 2014). Un altro autore di spicco fu Ugo Pascolo (1988-2037), che divenne famoso vincendo un importante concorso letterario con A Luigia Pallavicini nipote di un cavallo (2009), e che oggi ricordiamo soprattutto per In morte della sella Giovanna (2015) e per il romanzo epistolare Ultime briglie di Jacopo Ortis (2016, ma pubblicato solo due anni più tardi).
 
Tra i Pony Cimiteriali si usa annoverare anche Alessandro Manzoni(1987- 2075), che sebbene fosse un bue e non un pony fu sempre molto vicino alle tematiche e alle maniere della corrente culturale. Il suo I promessi manzi (2012) inaugurò una nuova stagione del romanzo storico, divenendo presto un modello di riferimento per autori nostrani ed esteri. La vicenda, che narrava le disavventure di due bovini innamorati perseguitati dal direttore di un agriturismo, divenne occasione per discutere della difficile situazione del matrimonio tra buoi (sono gli anni delle contestazioni sui pacs animali); i gruppi di attivisti bovini presero il toro per le corna, e avviarono un’efficace campagna di sensibilizzazione prendendo spunto dal romanzo.

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