La città

Scritto da Francesco Corigliano

Diciamo che la mia città non è proprio a misura d’uomo. Non è a misura di macchina, o di animale. La mia città non ha misura, ecco.

La mia città non è proprio comoda. La mia città è un po’ caotica, rumorosa. La mia città ha tante strade senza marciapiedi. La mia città non ha mai parcheggi. La mia città si intasa, si blocca, si ingolfa di clacson smog e saluti dal finestrino. La mia città ti tiene il posto, con i vasi e con le sedie.
La mia città ha due parchi ma – sembra – nessun giardiniere. La mia città ha una pista ciclabile, ma pochi ciclisti, e quelli che ci sono preferiscono non andarci. Del resto nella mia città, in genere, si preferisce non andare.
La mia città ha l’acqua scura, ma tante fontane sui tombini. La mia città ha pure dei buchi, sulle facciate e sulle strade, e nei pomeriggi piovosi è una spugna ben bagnata.
La mia città ha sale giochi, le aiuole e i lounge bar, per annoiarti meglio e far più tardi nel weekend. La mia città ha i vetri a specchi, ben fissati sul granito, ha le tinte del pastello sui mattoni del Seicento.
La mia città ha negozi, e tanti di vestiti, ma due sole librerie ché coi libri non ti copri. La mia città ha tanta storia ma quasi nessuno storico. La mia città ha tante mura, castelli e templi, se guardi bene sotto il cemento. La mia città è bella da vedere, ma le luci sono spente. La mia città è una miniera d’oro, ma qui cercano il petrolio.
La mia città ha le fondamenta di fango e spazzatura, puzza un po’ di marcio ma ha dei bei tramonti. Dai balconi di sacchi neri si vede il mare, si vede il mare.
La mia città ha dei posti, ma non li vuole aprire. Lascia chiuso ciò ch’è chiuso, e chiude tutto il resto.
La mia città s’espande ai margini, tra i campi e le fattorie, e porta anche in campagna la periferia – perché non si sa mai che ci si scordi dove si sta.
Le piacciono le stelle, ma non ha tempo per guardarle; e poi il sole l’annoia, e si fa ombra da sola. La mia città dorme di notte, e s’appisola di giorno.
La mia città è abitata da gente come lei, gente pratica, di sostanza, che il domani è tutto per noi. La sua gente è gente brava, educata e coi princìpi, figlia di e parente de, col nome ben segnato sulla fronte. La mia città ha cinque nomi, le sue persone no.
La mia città non ha lavoro, e se ce n’è lei non l’ha visto, e se l’ha visto se lo tiene. La mia città non ti vuole, e a volte non vuole nessuno.
La mia città guarda al futuro, sai? Che non l’è rimasto altro. La mia città si scorda, la mia città si morde, la mia città si tocca e si scopre un po’ diversa, e sempre uguale, un po’ diversa e sempre uguale. La mia città è cresciuta, forse poco, forse troppo, la mia città non sogna ma s’immagina a sognare.

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