BESTIE LETTERATE: Supercanismo e Futurismo Felino

Scritto da Francesco Corigliano

Il movimento del Supercanismo Canino prese invece le mosse dai sistemi filosofici sviluppati da Friedrich Bautzsche, pensatore tedesco promotore del neo-romanticismo europeo del Duemila. Rifacendosi a Nietzsche, Bautzsche teorizzò la necessità di una nuova presa di coscienza per tutta la razza canina, la quale avrebbe dovuto affrancarsi da quella umana per raggiungere uno status nuovo, quello dell’Oltrecane (o Uber-hund).
In Italia queste proposte vennero raccolte da un alano pescarese, già inserito nei circuiti culturali e letterari dell’epoca, distintosi per la bravura nell’abbaiare ai visitatori della casa dei suoi padroni: Gabriele t’Annunzio(1985-2060). Reinterpretando le teorie di Bautzsche, t’Annunzio espresse nei suoi scritti – ma anche nelle sue azioni – un sistema di pensiero e insieme uno stile di vita, tutto rivolto a rendere l’esperienza canina dinamica, estetica, viva e senza pulci. Per le opere in prosa ricordiamo senz’altro I croccantini delle rocce (1999), Forse che sì forse che bau (2002) e Il piacere, ovvero come grattarsi dietro le orecchie (2006), mentre in versi non si possono non citare la raccolta Laudi del cielo, dei prati, del rotolarsi per terra e delle cose buone (pubblicata parzialmente nel 2010, ma mai completata) e il famosissimo componimento Il gatto nel pineto (2010), struggente canto sull’inafferrabilità di un felino nei boschi abruzzesi.
Del t’Annunzio sono note anche le spericolate imprese, come la celeberrima Abbaiata di Buccari (durante la quale il vate osò farsi beffe della Marina Croata a bordo di un  MAS, Mezzo Assolutamente Segugio).
Considerando invece i movimenti d’avanguardia, non si può non trattare del Futurismo Felino, nato in seno all’Espressionismo animale sviluppatosi in Francia e rappresentato in Italia dalla personalità di Filippo Tommaso Miagoletti (1978-2051). Con il celebre Manifesto del Futurismo miao Miagoletti volle segnare un punto di rottura con la tradizione letteraria precedente: rispondendo al motto “uccidiamo a graffiate il chiaro di luna”, i mici Futuristi intendevano dare una svolta alla figura ortodossa del gatto pelandrone e romantico e indicare un nuovo percorso culturale, caratterizzato dall’azione forte, dall’agilità e dal desiderio di spararsi in una volta sola due o tre vite delle sette disponibili.
Importantissimo, in questo senso, il culto della macchina e della tecnologiaa: i gatti futuristi cantarono con passione la potenza dell’aeroplano, e alcuni di loro – il solito Miagoletti – si arrischiarono in pericolose imprese alla guida di biplani. I Futuristi Felini vollero portare le acrobazie e i funambolismi ad un nuovo livello, utilizzando i motori per arrampicarsi sempre più in alto, sempre più velocemente, fino a toccare i soprammobili più lontani e riuscire finalmente a mandarli in frantumi senza un preciso motivo.
In questo senso il Futurismo Felino s’avvicina alle tendenze più esibizioniste del t’Annunzio, ma tra il movimento e il noto poeta non vi fu mai una reale intesa.
Altri importanti esponenti del Futurismo Felino furono senz’altro Dino Campanino (1979-2024), celebre per i suoi Canti morfinici (2013), e di cui è nota la triste esperienza biografica, con la militanza durante la Prima Guerra Animalista del 2012 e la pazzia che ne seguì; e Giovanni Zampini (1988-2052), noto soprattutto per il suo Il crepascolo dei filosofi (2012) in cui criticava molti pensatori del movimento del Romanticismo Equino. Fondamentale anche il suo lavoro con la rivista Lacerba gatta.
Il Futurismo Felino ebbe influenza in tutta Europa, in particolare in Russia; impossibile dimenticare la grafica dei volantini diffusi durante la Rivoluzione Grossa del 2017, già anticipata dalla celebre locandina de La scorazzata di Potëmkin del 2016 – un classico cinematografico diretto dal regista cane Sergej Miaozenštejn, incentrato sulla ribellione di un gatto marinaio di nome Potëmkin. Notevoli le declinazioni architettoniche del Futurismo, con i famosi Scatoloni futuristi dell’architetto Virmicio Marghi (1991-2056), che reinterpretò il concetto di scatola di cartone tanto amato dai mici, dotandolo di pratiche finestrelle a vapore ed efficaci oblò per spiare gli umani.

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