LA LETTERATURA FA SCHIFO

Scritto da Francesco Brancati

Articolo di Francesco Brancati (fbrancati.fl@gmail.com)

La letteratura fa schifo quando pretende di essere lo specchio dei buoni sentimenti e delle più alte qualità dell’essere umano, asserendo di trovar queste in un astratto quanto generico contenitore di simboli, idee, false speranze, nel sicuro porto della tradizione solipsistica; ipocritamente incurante del guazzo e della stasi, dove tutti, oggi, versiamo. Scrittori inclusi.

La letteratura fa schifo quando chi la pratica tenta di mascherare la miseria della sua fantasia e del suo reale bisogno di dire dietro un algido processo archeologico, tendente al recupero – i più scaltri parlano di rifunzionalizzazione – di forme e di stili, di strutture e di fabule, vetuste probabilmente già al tempo del loro primo stare al mondo – in quanto eterni e noiosi movimenti di allusività circolare. Il puzzo esala, e più forte si addensa la nube sulla rocca del vostro castello d’avorio.

La letteratura fa schifo nelle scuole e nei premi letterari, nella maniera di qualsiasi stile o genere, autoproclamatesi degno di essere perpetuato nel tempo e di essere trasmesso ad altri tramite lo studio, l’applicazione partecipe alle parole versate da illustrissimi signori, il cui miglior libro da essi pubblicato rimane pur sempre dieci spanne al di sotto del più becero feuilleton di fine Ottocento.

La letteratura fa schifo nelle accademie e nelle università, nell’imbalsamato eruditismo filologico il quale, per tutte le volte che rinuncia ad aprirsi al dialogo con altri settori del sapere umano, allontana le potenziali fresche intelligenze di oggi; le stesse che, appena ieri, aprendosi all’altro, hanno permesso la nascita di un nuovo sguardo dinamico all’opera.

La letteratura fa schifo quando pretende di fare filosofia.

La letteratura fa schifo quando non ambisce a essere filosofia.

La letteratura fa schifo da quando esiste il punk e ciò che da esso, ovviamente, consegue; perché, a partire da quel puntuale spartiacque nella storia della cultura occidentale, le più alte, capaci e dissacranti menti hanno volto i loro sforzi e interessi, per l’intero volgersi di ben tre generazioni, verso un linguaggio realmente dotato di un qualche potere performante la realtà.

La letteratura fa schifo e sempre farà schifo finché non si prenderà seriamente in considerazione la seria possibilità di fornire gli scrittori e gli aspiranti tali di adeguate misure repressive e di difesa – anche fisica – nei confronti degli editor.

La letteratura fa schifo quando è prosa che corre verso la poesia e quando è poesia che corre verso la prosa.

La letteratura fa schifo nella sua stupida corsa in fuga dal realismo, che la costringe a rifugiarsi nel mondo delle metafore allegoriche e delle allegorie metaforiche, dei labirinti, delle Arianne, dei Minotauri e delle preziosità assortite da enciclopedietta scarna e miserabile; un modo come un altro, questo, per tornare al più trito dei realismi.

La letteratura fa schifo quando maschera sotto l’etichetta di realismo la completa mancanza di fantasia e di cultura da parte di chi la pratica, pretendendo di rimediare alla sua sciattezza infinita con appellativi volgarmente popolari quali docu-fiction o docu-storia.

La letteratura fa schifo quando, ovviamente, è Calvino.

La letteratura fa schifo quelle poche volte in cui va in televisione e quando alla televisione preferisce la falsa democrazia della rete, quella dei blog “importanti” – che altro compito non hanno se non quello di continuare a perpetuare nel virtuale le stesse consorterie e le stesse mafie del mondo fisico; e l’altra, speculare, degli sfigati e misconosciuti blog dove, in ogni momento, in ogni parte del mondo, lo stesso concetto di letteratura subisce inauditi tentativi di stupro da parte delle sempre folte schiere  dei sempeterni esordienti e dilettanti.

La letteratura fa schifo nei giornali cartacei, ma tanto quelli non li legge più nessuno e, di conseguenza, può anche stare bene il fatto che qui la letteratura faccia un po’ schifo.

La letteratura fa schifo nei piani di vendita e nelle strategie di marketing, nella giocosa umiliazione delle agenzie letterarie e nel suo maldestro tentativo di incarnarsi in merce.

La letteratura fa schifo, di conseguenza, nella raccapricciante visione delle vetrine dei negozi appartenenti alla grande distribuzione del libro.

La letteratura fa schifo in provincia, quando diventa poveristico sostituto alla noia dell’anonimato e fantasiosa scappatoia al pallore della coscienza dei singoli e dei molti.

La letteratura fa schifo quando invidia al cinema tecniche e procedimenti, dimenticandosi di essere stata lei stessa, in un’epoca remota, a far dono di quei primi rudimenti di prospettiva e di tempo al piccolo e sprovveduto infante.

La letteratura fa schifo quando chi la pratica ha letto troppo Bachtin, Genette, Lukács o peggio ancora, Contini.

La letteratura fa schifo quando Qualcuno che prova, dopo anni di studio e dopo anni di scrittura, a suggerire una possibile, diversa, traiettoria, non viene capito letto da chi dovrebbe invece occuparsi di lui per criticare, per approvare o comunque per non lasciare opera morta ogni piccolo sforzo di movimento condotto in tal senso.

La letteratura fa schifo quando questo Qualcuno, che finalmente ha iniziato a essere ascoltato, letto, e capito, inizia a scrivere libri di merda.

La letteratura fa schifo quando la sua stessa idealità rimane appesa a metà tra la glottide e la saliva del critico che sproloquia sulle sorti di un autore passato o presente, operando un meccanismo di consapevole offuscamento del vero proprio a ciascuna opera; a esso consapevolmente sostituendo la maldestra applicazione di qualche trita teoria o modello interpretativo – ennesima declinazione dell’enorme frustrazione prodotta dalla sua irreparabile i n c a p a c i t à di scrivere e venendo, infine, meno alla sua legittima, virgiliana, funzione.

La letteratura fa schifo perché è diventata la terra desolata del luogo comune.

La letteratura fa schifo quando scorge lo stesso sorrisetto autocompiaciuto del critico nel giovane ragazzo con barba, tabacco e montatura rettangolare, che si spende per vedere dagli altri riconosciuta la sua attuale vocazione letteraria, in antagonistica risposta a qualsivoglia autorità repressiva, e che domani finirà pianamente a occupare il posto che oggi è del critico, suo unico edipico motivo di lotta e di perpetuazione.

La letteratura fa schifo quando aderisce ai movimenti, siano essi politici, artistici, sociali, quando rinuncia all’espressione del vero in nome del corporativismo ideologico e stilistico di tutti gli -ismi passati, presenti e futuri.

La letteratura fa schifo quando non è militante, nella vocazione terenziana ed esistenziale del termine – quando non brucia, quando non sottomette le temporalità del narrabile, sacrificandole a un ideale (ecco, l’inconveniente delle parole…) più alto e meno facilmente intaccabile dai periodici rivolgimenti di struttura, di tempi, di modo.

La letteratura fa schifo quando , come avrete intuito, non entra in contraddizione con se stessa.

La letteratura fa schifo quando chi la pratica non ha sufficiente cultura musicale per potersi definire uno scrittore.

La letteratura fa schifo quando chi prova a praticarla ascolta I Cani.

La letteratura fa schifo quando ogni parola o frase o gesto o virgola dell’opera trasuda di un insensato buonismo e di una fievole empatia verso l’uomo, anche quando questi è meritevole del peggiore castigo che la stessa capacità umana sia in grado di immaginare (e ciò si verifica, di norma, in ogni storia meritevole di essere narrata).

La letteratura fa schifo quando, viceversa, la sua pagina è impregnata del molle succo grandguignolesco della violenza e della bambinesca volontà di scandalizzare, a ogni costo, il poco scaltro lettore con giochi pirotecnici d’infima qualità.

La letteratura fa schifo quando si riduce a essere un polemico cianciare intorno alla letteratura e non una modalità polemica di essere al mondo.

La letteratura fa schifo quando è dell’operaio, ma, per fortuna, oggi l’operaio non esiste più.

La letteratura fa schifo quando non è dell’operaio, che per sfortuna comunque, al giorno d’oggi, non esiste più.

La letteratura fa schifo quando prova a copiare modelli e possibilità del narrare, prelevandoli dalle classifiche dei best-seller esteri, continuando a proporre il più bieco stereotipo del provincialismo italiano, nel fondo del quale letteralmente si rischia l’embolia, se non grazie all’azione di un novello Giovanni Verga, che finalmente giunga a spiegare al cretinismo entusiasta di questi anni dieci cosa sia conveniente prendere dallo Zolà o dal Flaubert di turno e quanto, invece, si possa tranquillamente lasciare lì – oltreoceano.

La letteratura fa schifo quando le mani che la generano sono quattro e non due.

La letteratura fa schifo quando il nome di Pier Paolo Pasolini viene citato a sproposito e di continuo, bombardando d’inadeguatezza e parodistica improbabilità ogni luogo pubblico e privato dove si prova a condurre un tentativo, anche minimo, di discorso intellettuale, con il chiaro solo scopo di donare agli astanti all’abluzione, un assai simpatico lasciapassare culturale e morale, realizzato su misura per le loro anoressiche coscienze.

La letteratura fa schifo quando chi la pratica ha letto troppi classici, o quando ne ha letto troppo pochi.

La letteratura fa schifo perché a fare schifo non è solo la letteratura ma anche la musica, il cinema, le arti, la filosofia, la politica e ogni altro pulcioso settore dell’interesse umano.

La letteratura fa schifo quando quello che provi quando leggi sarà nel migliore dei casi una assai generica sensazione di nausea, di capogiro narcotizzato e di asettico menefreghismo.

La letteratura fa schifo perché neanche le più torride stagioni novecentesche possono vantarsi di aver goduto, in ugual misura, della stessa nostra miracolata prospettiva: da narratore antropologicamente interno alla voragine allegra di cui dovrebbe occuparsi.

La letteratura fa schifo quando dice banalità, come questo scritto.

La letteratura fa schifo quando chi la legge non capisce neanche le banalità che essa vi contiene.

La letteratura fa schifo perché l’allegria è diventata ubriachezza dei sensi e l’ironia semplificazione del vario.

La letteratura fa schifo a causa della tarda ma definitiva scomparsa del paleolitico compagno dell’uomo, il senso del pudore. Il suo succedaneo contemporaneo – la privacy – consente un adeguato e smaliziato utilizzo della temperatura lirica, forse ancora tutto da sondare nelle sue estreme, possibili, realizzazioni.

La letteratura fa schifo, perché in ultima analisi siamo noi stessi, cari amici, a fare schifo. Del resto, gioiamone: lo schifo è la residuale parte di autonomia concessa all’essere umano, in quanto figura interamente coinvolta nel ben noto processo di semplificazione delle sue stesse qualità portanti.

La letteratura fa sommamente schifo quando, a proclami come questo, spesso non seguono i fatti.

Sarà allora il caso di iniziare a narrarlo sul serio, questo schifo…

One comment to LA LETTERATURA FA SCHIFO

  • pierluigi  says:

    10 su 10. è un po come scrivere che la poesia fa schifo scrivendo una poesia. ci sta. diamogliela almeno una possibilità alla contraddizion.

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