Monthly Archives luglio 2014

BLATTE – (In fondo l’estate è questo perenne pentirsi dei sensi e non morirsi)

Scritto da Erman Petrescu

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(In fondo l’estate è questo perenne pentirsi dei sensi e non morirsi)

È estate. La sagra dell’Emorroide. Il gruppo folk. Il gruppo autoctono che ricerca la tradizione della nostra cultura identitaria tradizionale perduta dimenticata (e ci sarà un perché). Il gruppo che suona il reggae che non ti appartiene. La tarantella suonata a cazzo. La tarantella di per sé. Siamo giovani e alternativi, comunisti e anarchici, no noi siamo fighetti, la disco e il cornetto la mattina. Gli adulti vestiti in bianco, ché siamo al mare e fa caldo. Marito terrone e marito nordico, uguale cazzetto retrattile. Madre terrona e nordica, uguale invidia, cattiveria e se guardi altri culi t’ammazzo ma non guardare nemmeno il mio. È estate. puzziamo tutti di cadavere...

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Holy Motors  

Scritto da Silvio Scarpelli

3In una sala cinematografica si svolge l’incipit di Holy Motors, ultima fatica del regista Leos Carax: le poltrone gremite e un pubblico dormiente (oppure sono morti?), un neonato che cammina verso lo schermo (citazione di un famigerato esperimento cronofotografico di Mayer), un mastino si muove nella sala (simbolismo bunueliano che rifiutiamo di codificare).

Leos Carax stesso svegliandosi, incuriosito dal rumore che sente, si avvicina alla parete della sua stanza aprendola tramite un congegno che collega la sua mano a una fessura meccanica.  Entrando in sala, il regista decide di ritornare al cinema, svegliandosi dal suo letargo creativo.

Il film non narra una storia, ma un ventaglio di situazioni, di potenziali racconti interpretanti dal “mutante” Oscar (Denis Lavant)...

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I soli rimasti in vita

Scritto da Fiorenzo Polito

10563513_303874643123301_645688429_nA Detroit, per antonomasia capitale della musica – ma immersa in un lugubre decadimento urbano, Adam (Tom Hiddleston) trascorre le sue notti asserragliato in casa, a tenergli compagnia un eccentrico esercito di strumenti musicale di ogni forma e dimensione, con cui egli compone con dovizia e passione musica oscura e underground. Al suo eremo, un’elegante villa d’altri tempi e dal tempo stesso corrotta, ha accesso solamente un suo ammiratore, il suo unico contatto esterno e forse in fondo anche amico, Ian (Anton Yelchin) E’ Ian che porta ad Adam tutto ciò che lui richiede – per la maggioranza altra strumentazione, ricercata e unica.

A Tangeri, Eve (Tilda Swinton) immersa nell’esotismo del Marocco, si gode la lettura di numerosi tomi – provenienti dalle più svariate epoche e scritti nel...

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Se insaponi abbastanza…

Scritto da Francesco Corigliano

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Ieri ho finito di leggere Fight Club. Doveroso ricordare ai simpaticoni che leggendo stanno pensando “eheheh la prima regola del fait clebb e’ non si parla del fait clebb!!!1” che questa cosa non fa più ridere e per favore smettetela.

In effetti ci sono tante cose di cui parlare. È interessante la struttura circolare, l’andamento “a elastico” del tempo narrativo, i flash continui inframmezzati da frasi e pensieri, in un flusso di coscienza un po’ scattoso e sferragliante.

In questo senso, è singolare quanto il libro e il film abbiano, da un punto di vista stilistico, delle grosse affinità. Sarà stato bravo, Fincher, o forse solo pigro? Non so...

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Quando la ragione anche senza saperlo era ottimista

Scritto da antecritica

martelliArticolo già apparso, in forma lievemente diversa, qui.

Al netto di ogni realismo, possibilismo e nichilismo, abbiamo scoperto che di certo stare a piangersi addosso non è mai la soluzione migliore. Certamente tutti abbiamo le nostre buone motivazioni per sentirci creditori nei confronti della vita che passa e della società che quasi mai riesce ad alleviare le nostre perplessità, gli sconforti e le delusioni.

E qui, in un luogo di ghiribizzi e interpretazioni, ma anche di consigli, non vi dispiacerà quindi se all’interno di questo pezzo vi sarà consigliata una morale di vita contenuta all’interno di una lettera, resa pubblica dopo la scomparsa del mittente.

Inizio a scrivere in prima persona perché ho molto a cuore ciò che sto per consigliarvi...

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Che la spada

Scritto da Francesco Corigliano

semicolonI due cavalieri salirono sul torrione. Nel cielo, il tramonto; nella valle, i piccoli paesi del feudo, che iniziavano ad accendersi di torce e fiaccole. Giordio, stringendosi nell’armatura, sospirò. – Che bellezza.
Aldano lo guardò di sottecchi, poggiando una mano sull’elsa della spada. – Già… – fece, a bassa voce.
L’altro lo guardò. – Cosa c’è?
– Niente…
– Devi dirmi qualcosa?
– No, niente, davvero…
Giordio si scosse un poco. – Aldano, parla.
– …
– Ah, allora è così – fece allora voltandosi a fronteggiare l’altro, – è così che andrà. Senza avvertimenti, direttamente qui, sul torrione.
– Di che parli?
– Lo sai benissimo.
– Non capisco…
– Ah, vedi? Ecco che lo fai di nuovo. Quei punti sospensivi vogliono dire solo una cosa.
Aldano non si scompose...

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L’avventura

Scritto da Silvio Scarpelli

 10449945_10203417526311574_7834036431198550508_n˂˂Se una storia è fatta di molte immagini, un’immagine potenzialmente contiene moltissime storie˃˃[i]

L’assunto di Sandro Bernardi ci consente di tracciare  direttrici che contraddistinguono l’immagine e le sue infinite potenzialità nel cinema di Antonioni.  L’utilizzo della macchina da presa, “il modo” di riprendere, non è rivoluzionario quanto il “cosa si riprende”. Antonioni avvalendosi del formato panoramico (I:I,85) rende lo spazio dilatato, crea quindi una soglia psicologica invalicabile tra i corpi e lo spazio, stretti in una morsa claustrofobica; a questo va aggiunto la destrutturazione della sequenza narrativa, dove gli elementi che non hanno una funzionalità rilevante nel racconto acquisiscono una determinata valenza fenomenologica...

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Con-dannati

Scritto da Nunzia Procida

10524949_10203529085139716_1928401327_n Cosa Nostra, come ogni forma di criminalità organizzata, si è ampiamente radicata nei territori di  appartenenza. Se da un lato la violenza è la manifestazione più tangibile della sua presenza – in  quanto richiama l’attenzione pubblica per la sua crudeltà – al tempo stesso un aspetto solidaristico  di parvenza ne fa accrescere il consenso sociale.

 Salvatore Lo Cascio riaprì gli occhi con le stesse paure della sera passata. Da quando la moglie lo  aveva cacciato di casa non aveva chiuso occhio, e l’ultima notte era stata la peggiore. Era rimasto per  tutto il tempo fra il sonno e la veglia, in un limbo oscuro che aveva sullo sfondo il terrore. La paura di  morire, una sensazione che, quando aveva fatto la sua scelta di vita, gli era del tutto estranea.

 Era conscio ...

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L’altra metà della mela

Scritto da Caterina Legname

10531326_10204392840327037_1982530494_nQual è il fine ultimo della vita?

Questa è la domanda che molti si pongono da secoli, da millenni.

Secondo la maggioranza è l’amore.

Durante il simposio, prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.”(Platone)

Questa ricerca sembra più facile a dirsi che a farsi. Alcuni ci riescono, altri no.

E poi ci sono io. Che mi son ritrovata con una mezza mela che non avevo né chiesto ne cercato.

Ma andiamo con ordine.

Conobbi una ragazz...

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La festa dell’insignificanza, di Milan Kundera

Scritto da Nunzia Procida

10517064_10203496630608373_2003549361_nMilan Kundera è uno di quegli autori per i quali ti basta leggere due righe a caso da un suo romanzo per farti dire con sicurezza: “É Kundera!”; la sua scrittura ha una particolarità irripetibile e ogni pensiero da lui espresso ha un significato assolutamente singolare. La maggior parte delle sue opere narrative trova la sua unità in alcuni temi o motivi centrali, ripetuti ed elaborati, intrecciati a sequenze narrative differenti che restituiscono al lettore l’effetto polifonico purtroppo assente in molta letteratura contemporanea. Lo spirito del romanzo, come suggerisce lo stesso scrittore ceco naturalizzato francese, «è lo spirito della complessità. Ogni romanzo dice al lettore: “le cose sono più complicate di quanto tu pensi”...

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