L’altra metà della mela

Scritto da Caterina Legname

10531326_10204392840327037_1982530494_nQual è il fine ultimo della vita?

Questa è la domanda che molti si pongono da secoli, da millenni.

Secondo la maggioranza è l’amore.

Durante il simposio, prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.”(Platone)

Questa ricerca sembra più facile a dirsi che a farsi. Alcuni ci riescono, altri no.

 

E poi ci sono io. Che mi son ritrovata con una mezza mela che non avevo né chiesto ne cercato.

Ma andiamo con ordine.

Conobbi una ragazza, e nello stesso giorno – per puro caso – conobbi suo padre, il quale apparentemente non mi diede nessuna importanza, intento com’era a parlare con altre mie amiche.
Tragicamente, dopo qualche giorno scoprii che in realtà importanza me ne aveva data, e che gli ero piaciuta così tanto da aver deciso all’unanimità e democraticamente che sarei diventata sua nuora. Me lo disse la figlia, e io non seppi se sentirmi terrorizzata o lusingata.

Passò un mese e una sera, tornata a casa, entrai in cucina e trovai tutte le mie amiche sedute al tavolo ed un soggetto a me sconosciuto anch’egli seduto, di spalle.

Mi accolsero tutte con un po’ troppo entusiasmo per essere una che era mancata di casa solo un paio d’ore; ma la mia confusione venne subito eliminata dal suono di queste parole : “Ehi lui è Giovanni, è venuto a conoscerti perché gli piaci, e abbiamo portato anche i pasticcini”.

I pasticcini? Quali pasticcini, che sono perennemente a dieta dall’età di otto anni? Ma soprattutto quale Giovanni? Chi è Giovanni? Chi vuole conoscere Giovanni? E ancora più grave, come faccio a piacergli se non mi ha mai vista?

Sudorazione fredda, senso di disorientamento, rabbia, imbarazzo tutte in una frazione di secondo sino a quando ”lui” non si volta. Panico, unica sensazione rimasta: panico.

Omino piccolo e tondo con anello d’oro giallo al mignolo e giacca di pelle nera lunga alla Keanu Reeves in “Matrix” (non vestita proprio allo stesso modo).

La nostra conversazione iniziò e si concluse con: ”Piacere Tizio, piacere Caio”… fortunatamente.

Cercai per tutta la sera di deviare il discorso, cercando con pessimi risultati di evitare che la mia circolazione sanguigna rimanesse concentrata nelle guance.

Passarono i giorni, e continuai a sentir sempre parlare di lui e di quanto io gli piacessi.

Ma da dove, ma quando, ma perché? Uno che mi aveva solo detto “Piacere di conoscerti”!

E poi…gita in montagna. L’inizio della fine.

Cercano in tutti modi di farmi sedere avanti con lui, lasciarmi sola con lui e cose di questo genere…con lui. Io mi destreggio discretamente evitando situazioni imbarazzanti (e già la situazione lo era abbastanza). Nel mentre, devo ricordare che LUI moriva d’amore per me e me lo faceva capire guardandomi in silenzio tutto il tempo. Romantico.

Scampagnata in montagna, risate, cibo, birra, anguria fresca, e. le nostre iniziali intagliate in una corteccia di un albero secolare. SACRILEGIO (non saprei dirvi se più per me o per l’albero), che già basterebbe a concludere la scena. E invece, raccogliamo le cose, e ci avviamo in un bar, e chi incontriamo, a decine e decine di km da casa propria, sui monti, nell’ultimo posto in cui dovrebbe essere…?

Ma ovvio! Il mio promesso suocero, il quale si trovava lì per caso con un caro amico…per caso.

Scendendo per ultima dalla macchina, mi accorsi di essere un po’ troppo al centro dell’attenzione, soprattutto nel bar dove ogni sguardo, parola, attenzione e sorriso da parte dell’amico di famiglia erano rivolti a me.

Molto imbarazzata pregai il Signore che la giornata finisse presto ma il Signore, che tutto vede e tutto sa, evidentemente tra bambini in Africa da salvare, preghiere serie da esaudire, e cose da Dio simili a queste, si stava facendo quattro risate con la mia simpatica avventura.

Tornata in macchina scopro il perché di così tante attenzioni: ero stata presentata ufficialmente come la fidanzata di LUI.

Il mio self control – già duramente provava – stava per farsi fottere, ma trovandoci fortunatamente in due macchine diverse, ebbi  il tempo di racimolare tutta la mia pazienza per riuscire a stare calma e non distruggere ogni pretesa con una tragedia montana.

Ma era finita? Ma quando mai. Le cose peggiorarono ancora (sì, ancora), a casa del mio presunto fidanzato quando conobbi la madre, la quale gentilmente mi offrì da bere.

Ora, piccola parentesi direi dovuta: a casa vostra cosa offrite da bere agli ospiti? No perché a casa mia sì, si è soliti offrire caffè , succo di frutta, latte di mandorla, un liquore, un amaro, pure acqua miracolosa, ma non ho mai sentito dire a mia madre : “Ho messo lo spumante nel frigo per l’occasione”.

Ma  poi quale occasione? La mia promessa suocera (!) aggiunse anche che dopo l’opportuna esplosione del tappo, il fortunato colpito dal sughero si sarebbe sposato. Il Signore per una volta almeno mi graziò tenendomi lontana dalla traiettoria del tappo; ma intervenne con gentilezza una mia amica, che lo raccolse e me lo lanciò dritto in testa. Difficile descrivere, a questo punto, il mio stato d’animo. “Assassinio” forse potrebbe bastare.

Tornata finalmente a casa, feci una doccia rivivendo la giornata come un film d’avanguardia surreale. Un film orribile, dai colori oscuri e dai personaggi malvagi. Un film che si era finalmente concluso con degli orribili titoli di coda.

Ma zac, ecco che arriva l’ultima scena, quella che tengono dopo i titoli! Uscita dalla doccia trovai un messaggio di Giovanni sul telefono, qualcosa del tipo: “tutta la bellezza che il mondo può offrire non è nulla di paragonabile al tuo splendido viso illuminato dal sole”. Non sono sicura che fosse proprio così, chiedo venia, ma l’orrore ha in parte cancellato quel ricordo.

Ma ben ricordo che, a quel punto, non ci ho visto più.

Parte il cazziatone alla mia amica nonché sorella di lui (il male originario), la quale come unica risposta e giustificazione seppe dire: “ma io ti adoro e ti volevo per cognata”. Certo, è normale, se vuoi bene a qualcuno che fai? Quantomeno cerchi di rendertelo cognato, cugino di terzo grado, lontano zio dell’America. La mia furia scese su di lei, com’era giusto che fosse.

Con LUI, invece, cercai di essere più gentile possibile, rifiutando il suo grande amore silenzioso, educatamente intagliato nelle cortecce.

Sembrò quindi, realmente, tutto finito. Dopo qualche mese ritrovò l’amore con una tizia, la quale rimase subito incinta. Vissero felici e contenti, probabilmente stando sempre zitti.

Che altro dire? La gente passa un’intera esistenza a cercare la propria metà della mela; a me avevano cucito la metà sbagliata, e soprattutto non avevano tenuto in considerazione che io, da sempre e per sempre, alla mela preferisco le fragole.

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