Xavier Dolan

Scritto da Fiorenzo Polito

10558449_303874539789978_716735437_oÈ indubbio che Xavier Dolan negli ultimi anni si sia imposto all’attenzione mondiale nel suo ruolo di cineasta attento, poliedrico e sorprendente.
Nato a Québec, classe 1989, il giovane rappresenta quello che a suo tempo fu definito un vero enfant prodige (vuoi per il supporto del padre – anch’egli attivo in ambito cinematografico, vuoi per inclinazione del tutto originali e personali), avvicinandosi allo schermo con la partecipazione a spot pubblicitari e lavori televisivi. Da quel momento il piccolo Xavier di strada ne ha fatta, allargando lo spettro della sua attività dal doppiaggio alla recitazione, dalla scrittura di sceneggiature alla direzione vera e propria.
Suscita certo un po’ di invidia immaginarselo, appena diciannovenne, già alle prese con il suo primo lungometraggio J’ai tué ma mère – la cui sceneggiatura, semi-autobiografica, risale in realtà ai suoi sedici anni. Il regista emergente coglie con questo film l’occasione per raccontarsi, e soprattutto per descrivere un tratto decisivo (caratterizzante anche  delle sue successive opere) della sua personalità, ovverossia la propria omosessualità. A questo proposito Dolan, apertamente gay, fa riferimento alla sua sessualità come a “una forza e una debolezza insieme”: una forza perché lo rende positivamente “diverso” e una debolezza per chi, condannando la diversità con sospetto e senso d’esclusione, ne fa uno stigma sociale, una sventura.

Da allora Dolan si è spinto parecchio avanti. Nei lavori seguenti ha costantemente inseguito, cacciato e impresso su pellicola i fantasmi della delusione, gli amori insondabili, i turbamenti che ne conseguono – tutti elementi legati a quell’ideale calvario che è l’avanzare della maturità e la crescita, dell’approfondimento della conoscenza di sé e della sofferenza che fa da corollario a qualsiasi transizione. E questo canadese di sofferenza pare intendersene. Non vi è sua pellicola esente da sottili angosce, dure prese di coscienza, finali agrodolci.10563377_303874509789981_123216326_n
Inizia a farsi notare agli occhi della comunità cinematografica internazionale con la presentazione del suo secondo film, Les Amours imaginaires – dove tra l’altro va a interpretare uno dei tre ruoli principali. La trama, a volerla dire tutta, risulta discretamente banale: un (fallimentare) triangolo amoroso. Francis (Xavier Dolan) e la sua amica Marie (Monia Chokri) conoscono e si innamorano perdutamente del giovane Nicolas (Niels Schneider) – dando l’abbrivio a una lotta pressoché fratricida per conquistarsi il cuore e le attenzioni della nuova fiamma.

Non è in sé dunque la trama la chiave del successo di questa pellicola, vincitrice della sezione Un Certain Regard a Cannes nel 2010, non è lo sviluppo della storia, che vede il consumarsi dell’amicizia e della passione – quanto più un approfondimento, uno scavo che presenta il classico ricettario di turbamenti amorosi, che per quanto squallidi e prevedibili tutti noi conosciamo più o meno bene, nessuno escluso.

Qui si rafforzano gli stilemi che vanno a contrassegnare il lavoro di Dolan – saturazione dei colori esplosiva e massimizzata, inquadrature ricercate, un ricorrente effetto rallenty che drammatizza e isola le scene di maggiore denotazione drammatica, insieme a una particolare cura alla colonna sonora che accompagna questi brevi, intensi istanti. Il lato oscuro di questa tecnica è che spesso e volentieri queste scene, decontestualizzate dal flusso narrativo, potrebbero sembrare belli quanto fini a se stessi spot pubblicitari, dotati di una grande carica emotiva ma essenzialmente vuoti. Dolan apparentemente però corre questo rischio, infischiandosene dell’infamante appellativo di hipster che incombe sulla sua opera – decide di raccontarsi macchinosamente, ma con un’efficacia indiscutibile.

È però attraverso la sua terza pellicola, il bellissimo Laurence Anyways – vincitore della Queer Palm (premio assegnato ai film a tematica LGBT) al Festival di Cannes 2012, che ho scoperto e imparato ad amare questo canadese. Il film tratta del lungo, febbricitante cammino di un professore di liceo, Laurence (Levil Poupaud) che, giunto ai suoi trent’anni, decide di accettarsi e farsi accettare per quello che veramente è, una donna. La sua decisione di cambiare sesso investe non solo la sua esistenza, ma collateralmente anche quella delle persone che gli stanno attorno, dalla fidanzata (Suzanne Clément), di lui perdutamente innamorata , ai vari colleghi di lavoro, dai suoi alunni alla rigida madre (Nathalie Baye) – scontrandosi con le rigidità sociali del proprio ambiente e con gli inaspettati sviluppi dei suoi legami sentimentali.10566314_303874519789980_1514005654_n

Il quarto lavoro di Xavier Dolan è Tom à la ferme, ispirato alla pièce teatrale del drammaturgo canadese Michel Marc Bouchard. Il regista ha detto di essere stato sedotto dalla paura e dall’angoscia che emergevano dall’opera – sentimenti che ha deciso di riprendere ed esacerbare. Il risultato finale è appunto decisamente claustrofobico. In breve la storia parte della morte del compagno di Tom (sempre Xavier Dolan), che, con la finalità di metabolizzare il lutto, decide di incontrare la famiglia del suo partner. Qui scoprirà però che la madre dell’ex amante (Lise Roy) ignorava totalmente questa parte della vita del figlio, mentre col fratello maggiore del defunto (Pierre-Yves Cardinal) darà il via a una convulsa e dolorosa danza di odio e amore. Il risultato è  pressante e a tratti fin troppo esagerato per sembrare persino verosimile.

Poco tempo fa s’è sentito parlare ancora di Dolan, che ha presentato il suo ultimo film a Cannes 2014 – Mommy, riuscendo ad aggiudicarsi uno fra i premi più ambiti della competizione cinematografica, ovvero quello della critica. Anche in un contesto come quello della kermesse francese, Dolan non ha nulla da invidiare a suoi colleghi ben più esperienzati di lui. (Simbolico il fatto che premio della giuria sia stato consegnato a pari merito a lui e a un veterano come Jean-Luc Godard, una sorta di “passaggio della staffa”). Tutto questo non fa che sperare in future sorprese che il canadese potrebbe riservarci. In attesa di poter vedere il suo “Mommy” anche nelle sale italiane, eccone il trailer:

http://www.mymovies.it/film/2014/mommy/trailer/

Qui di seguito allego anche un estratto di Laurence Anyways, con la colonna sonora dei Moderat.

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