La notte

Scritto da Francesco Corigliano

Lake_Tahoe_at_night_2– Vedi che stasera faccio la notte.
Allora lui la vide innalzarsi, tetra e solenne, immensa sopra i tetti della città, e stender le sue mani a formare il buio tra le dita, afferrarlo, e plasmarlo, stenderlo sulla sconfinata volta celeste per tingerla del nero abissale che è proprio del vuoto. E poi, raccogliendosi dai capelli piccoli granelli di luce, spargerli schizzandoli sul cielo, in geometrie strane e complesse, creando le stelle. Quando gliene rimasero pochi granuli, ancora appiccicati alla mano, li stese con un solo gesto in una grande striscia, la via Lattea.
Osservò poi le case, e le piccole luci alle finestre che già si accendevano; inspirò profondamente, e soffiò sui vicoli, sulle piazze, tirando il vento e l’aria umida che la notte, agli angoli delle strade più solitarie, afferra i passanti e gli fa credere troppo lontana la casa. Soffiò, e il sonno passò tra le crepe dei muri, nelle fessure delle porte, ad appesantire le menti e gli occhi. Soffiò tanto, e anche a lui parve di cedere, di abbandonarsi alla stanchezza, e al sonno. Le palpebre quasi si chiusero.
E perciò mentre lei si metteva il cappotto, e prendeva le chiavi della macchina, a lui parve che lei uscisse nella luce immensa del giorno, a fare il buio, e a portarlo; lei non andava all’ospedale, a fare il turno da infermiera, no, lei andava sulla terra, sulla città, a creare la notte.

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