Si alza il vento

Scritto da Isabella Mari

Si alza il vento è definibile l’ultimo saluto di Hayao Miyazaki – e non solo cronologicamente parlando, in quanto sua ultima pellicola.

Il grande maestro dell’animazione giapponese smonta pezzo dopo pezzo i marchingegni che lo hanno portato ad essere quello che è fino ad oggi, per poterli montare ancora una volta, in una differente forma, ma con una sempre inaspettata – sebbene relativamente usuale – consistente dose di magia.

10708239_10204912828364589_1241929392_nIl richiamo ad una sorta di saluto all’interno della pellicola è ben chiaro sin dall’inizio di essa: Jiro sogna il cielo, sogna di conoscere la faccia del vento per vederlo, ringraziarlo se necessario, amarlo, per quanto privo di materia tattile esso sia.

Il protagonista sogna in grande, come tutte le creature di Miyazaki e come egli stesso è solito fare.

Ma che cos’è il cinema se non un sogno?

Jiro Horikoshi è un bambino miope che con i suoi grandi occhiali da vista – fedeli compagni del suo intero percorso di vita – non si limita a fantasticare soltanto di notte, nel suo letto, ma anche nelle ore diurne, quando è solito guardare il cielo e scrutare i tagli nelle nuvole causati dalle possenti ali degli aerei che le attraversano.

In un’atmosfera onirica dai colori e dalle arie prettamente Felliniane, danzano sulle note composte da Joe Hisaishi le più differenti e discordanti tipologie di caratteri (mai fuori luogo): uomini e donne italiani amanti delle “belle cose”, generali tedeschi rudi e burberi, ed inseparabili amici giapponesi.

Durante il suo vagare fra sogno e realtà, Jiro conosce ed incontra il famoso progettista d’aerei che tanto vorrebbe emulare: Giovan Battista Caproni; il viaggio nella fantasia del giovane apprendista così non è mai individuale: a seguire passo passo ogni tassello della sua crescita è infatti l’italiano, paffuto e burlone che ha inseguito il cielo a modo suo, in un altro tempo, in un altro spazio – mai incontrando realmente quello del protagonista.

Il percorso di Jiro è elegante, mai invadente od arrogante.

Si articola in molteplici dimensioni spazio temporali: dalle esplorazioni fra le diverse tradizioni e culture linguistiche, attraversate da un giovane che si diletta nell’apprendimento di più idiomi, ad una spedizione attorno al mondo che lo porterà a conoscere i paesi più corteggiati negli anni appena precedenti al primo grande conflitto mondiale, oltre al suo Giappone – al quale rimarrà inevitabilmente legato nonostante la brillante carriera aeronautica-.

Jiro è taciturno ma mai buio; lavora duramente per costruire responsabilmente i suoi sogni, e raramente si lascia andare alle bizzarrie od ai divertimenti cui la giovane età dei suoi colleghi richiama.10694893_10204912828084582_93677130_n

Nulla trapela dalle sue scure iridi protette dalle lenti tonde dei suoi occhiali, se non gli effetti sortiti da una persona, quelli della sua Nahoko.

A vederli protagonisti è un primo incontro fortuito causato da un devastante terremoto, ed un secondo, ancor più casuale, avvenuto dopo anni per mano del vento, lo stesso che permetterà loro di amarsi tacitamente fino al giorno in cui si uniranno in matrimonio.

Il film assume d’un tratto altri colori: le tonalità sono gioiose, dolci movimenti volteggiano negli occhi dei protagonisti, ed una pacata e serena quiete permea ogni loro respiro.

Una pace effimera, però, e la funesta ira degli anni correnti si traslerà anche sugli stessi protagonisti.

Il tragico ultimo saluto dei due amanti si consumerà a causa dalla cagionevole salute di Nahoko, ed un destino avverso ai due non lascerà scampo alla più crudele delle separazioni; una dolorosa – ma non mostrata -, scomparsa chiuderà la pellicola, ma con un inno alla vita: “Vivi, Jiro!”.

L’inseparabile Caproni (ancora spirituale mentore dell’oramai adulto Horikoshi) e l’amata Nahoko contornano i quattro angoli dello schermo cinematografico in maniera cortese, mai esagerata.

I tre sono accompagnati dall’immancabile soffio del vento che li accarezza per l’ultima volta in un abbraccio di colori, suoni e sguardi.

La sensibilità del maestro Miyazaki unisce la malinconia di un addio alla gioia di vivere: quel potente mix di sensazioni di fronte alle quali non puoi che armarti di fazzoletti di carta per centoventisei minuti della tua vita.

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