Senza Nome ma con tante cose da dire

Scritto da Luca Vecchio

Bioscop VinileProbabilmente non è un caso che nello stesso periodo d’uscita del loro ultimo romanzo (L’armata dei Sonnambuli) i Wu Ming abbiano deciso di pubblicare un disco, in un certo modo assimilabile al libro, come se fosse una continuazione di un progetto più profondo. La cosa non sorprende affatto data la bella produzione sempre poliedrica e multimediale del collettivo.

Il titolo, Bioscop, ci introduce al tema che pervade l’album, una sorta di documentario sonorizzato che racconta le storie di (quasi) 10 uomini, tutti a loro modo, rivoluzionari. Uomini che ispirano, o dovrebbero, un senso di profonda umanità (“stay human”) e che grazie ai Senza Nome sono ritornati al presente, insieme a fatti che il tempo, ed il potere, tendono a cancellare; io soprattutto li ringrazio per avermi raccontato storie ignote, con il loro solito taglio acuto e pungente, che acuisce la cruda verità di queste storie. Non a caso ho parlato finora di uomini, che più che in senso antropologico vanno intesi per la propria appartenenza di genere, poiché questo disco sarà, a quanto pare, seguito da un gemello tutto al femminile che racconterà la storia di altrettante eroine rivoluzionarie ed umane.

All’interno di quest’ensemble non troviamo tutti i Wu Ming ma solo Wu Ming 5 e Wu Ming 2 rispettivamente chitarra e voce, accompagnati da Cesare Ferioli alla batteria e Yu Guerra al basso e voce. Tutti i componenti del gruppo hanno esperienze musicali legate soprattutto all’ambiente punk, oi! ed hardcore, infatti Wu Ming 2 suonava nei Frida Fenner, formazione hardcore di Bologna che si ritrovò ad accompagnare i reading di Enrico Brizzi (“Jack Frusciante è uscito dal gruppo”), Wu Ming 5 suonava nei Nabat ed invece Yu Guerra e Cesare Ferioli, durante gli anni 90 suonarono nei X-Ray Men musicando il reading di Gilberto Centi (“Il Navigatore Cieco”). Il passato musicale dei membri della band si fa sentire, ma non troppo. Ritroviamo accenni punk, dai Clash ai Ramones, oserei dire anche un po’ di Stooges per non parlare dei nostrani cari vecchi CCCP (non per la qualità testuale, che si discosta profondamente dalle salmodiate di Ferretti), ritroviamo anche il non propriamente cantato ma recitato, alla Massimo Volume e Offlaga Disco Pax giusto per fare due nomi belli e conosciuti. Ma essendo i Wu Ming poco propensi alle classificazioni a livello sonoro ci mettono dentro anche del blues, ritmi funk e quel pizzico di Black music che rende il tutto più accattivante.
Per quanto riguarda i testi invece c’è tutta la carica espressiva dei Wu Ming scrittori. Non sono mai banali ma non per questo pretenziosi, carichi di un bel realismo, spesso crudo ma volontario e necessario per descrivere le ambiguità e i fallimenti del nostro presente.

Wu-Ming-Contingent
La prima traccia “Soldato Manning”, come lascia intendere il titolo, parla di Bradley Manning che nel 2010 consegnò a WikiLeaks informazioni segrete dell’esercito americano (l’uccisione di svariati civili iracheni disarmati) e che successivamente venne arrestato e sottoposto a torture, per poi essere processato due anni dopo. Va notato che in questa canzone i Wu Ming descrivono Manning omosessuale, quando in realtà nel 2013 il soldato-eroe ha iniziato il suo percorso di transizione per diventare donna, chiedendo di esser chiamato Chelsea Elizabeth Manning. Possiamo dire che Chelsea potrebbe rientrare nel secondo volume di Bioscop. Il disco continua con “Peter Norman” che, come dice la canzone stessa, parla dell’atleta australiano, a me sconosciuto fino al primo ascolto di Bioscop, dimenticato dalla sua nazione perché sostenitore durante le olimpiadi del ’68 a Città del Messico della protesta di John Carlos e Tommie Smith contro la discriminazione razziale nei confronti della comunità afroamericana negli USA (famosa la foto in cui i due atleti neri alzano il pugno guantato di nero in segno di protesta mentre Norman divide con loro il podio e l’ideologia). Il disco continua col presentare un altro personaggio poco noto, nonostante sia nostro connazionale, Peter Kolosimo “archeologo spaziale”, uomo geniale e visionario che in “Italia Mistero Kolosimo” viene presentato come un ribelle pensatore e scienziato.

“La rivoluzione vince sull’auto perché non le serve un pilota e nemmeno benzina” così cantano i Wu Ming all’interno di “La Notte del Chueco” che racconta lo strano quanto fortunato, alla fin fine, sequestro di Juan Manuel Fangio, il più grande pilota automobilistico di sempre. La quinta traccia di Bioscop non tratta propriamente di un uomo ma è un rifacimento di Revolution Will Not Be Televised, celebre canzone di Gil Scott-Heron; “ La Rivoluzione (non sarà trasmessa su Youtube)” in realtà non è un semplice remake ma una vera e propria modernizzazione del testo con riferimenti al mondo della comunicazione, della politica e dell’economia contemporanea, “la rivoluzione verrà fatta con ogni mezzo necessario [cit. Malcom X], ma nessun mezzo necessario farà la rivoluzione” parole cantate su un basso sincopato e un sax infuocato che va a manna!
Come a rincarare la dose, e a darvi un altro calcio nei denti, arriva “Cura Robespierre” un pezzo che richiama il libro L’Armata dei Sonnambuli, in cui alla nostra società, cinicamente reale, si auspica il bisogno di una cura per questi tempi idioti e ottusi e per i moderati (“volete Coca–Cola senza caffeina, volete sigarette che non facciano fumo, volete amare il prossimo purché non vi disturbi, né destra né sinistra”).

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“Dio Vulcano!” parla di Jon Frum che altri non è che un semplice soldato americano elevato a divinità dagli abitanti dell’isola di Tanna; calzatissima metafora per descrivere la situazione in cui gran parte del mondo occidentale vive (nel culto dell’America, di un America fittizia). In realtà, informandomi su questa vicenda, che prende il nome di “culto del cargo”, ho scoperto che gli isolani di Tanna crearono un altro culto simile, ma incentrato sulla figura del principe Filippo, portandomi perciò a supporre che evidentemente gli isolani della Micronesia sono abbastanza suscettibili e facilmente impressionabili da trasformare ogni grande via vai di merci in un sorta di divinità; alla fine la nostra società ha trasformato lo stesso il cargo in un culto (“E tu sei sicuro di non vivere in un culto del cargo?”). La traccia successiva, “Uno Spettro”, è di sicuro molto cara ai Wu Ming dato che parla di Ho Chi Minh (ricordiamo che Giap oltre ad essere stato il capo militare del Viet Minh è anche il titolo del blog dei Wu Ming, giusto per intenderci). Per quanto possan fare gli esponenti di un certo pensiero alternativo e di sinistra i Wu Ming son uomini italiani e come tali una delle loro passioni è, probabilmente, il calcio. Il tema viene ripreso in “Socrates”, che racconta la vita di Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira – fantastico! – e delle sue vicissitudini e idiosincrasie con la cultura italiana, della Milano da bere, poiché ancora attaccato al suo Brasile, alla sua gente e alla sua lotta contro la dittatura militare.

Il disco si conclude necessariamente, essendo un disco di eroi, un disco di uomini, un disco rivoluzionario, con una canzone su Vik Vittorio Arrigoni, “Stay Human”. “In fondo cosa c’è di più folle di uno che resta umano quando tutto il resto è guerra, abuso o aggressione?” il testo è profondo come se fosse un elogio ad un amico e non ad un personaggio distaccato (a dimostrarlo è la citazione presente di Smisurata Preghiera di De Andrè), ma oltre all’elogio c’è anche un’invettiva contro la Apple, contro quel mondo fasullo che in una sorta di ossimoro nulla ha a che vedere con la figura di Arrigoni. Ricordato come eroe redentore dei nostri tempi.
Bioscop non è un disco da ascoltare in sottofondo, è un disco che va Ascoltato, che va compreso perché può darti realmente qualcosa, può arricchirti, informarti e darti la voglia di resistere e combattere.

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