Vampiri. Da Polidori a Meyer

Scritto da antecritica

vampyr-angelArticolo di Armando Lazzarano

Un diurno adolescente in preda a tempeste ormonali: possiamo descrivere così il vampiro del XXI secolo, “merito” di Stephenie Meyer, che inizia nel 2005 la saga di Twilight.

Come ben sappiamo, dai romanzi e film che trattano questa figura, il “povero” vampiro ha dovuto spesso (forse fin troppo) mutare la sua forma ed alcune sue caratteristiche. Dal demone aristocratico nato dalla penna di John Polidori (1819) nella prima metà del XIX secolo al più famoso Conte Dracula di Bram Stoker (1897) che ha dato il là all’ascesa del vampiro, figura a cui molti scrittori ed i primi registi di una nuova arte in ascesa (il cinematografo) hanno fin troppo attinto. Figura emotiva e cattiva, sembra gioire della sofferenza altrui traendone la sua forza, queste le caratteristiche principali del famoso conte. La svolta ed in cambiamento arriveranno solo nella seconda metà del XX secolo. Il vampiro qui viene umanizzato prima dalla Marvel con Blade (1973) e successivamente da Anne Rice con le sue Cronache dei vampiri (1976). Parlando più approfonditamente di Blade possiamo accorgerci di una caratteristica di cui si parla poco o forse per nulla: il vampiro della Marvel non è il classico non morto dalla pelle bianco cadavere, bensì un afro-americano. Il messaggio è forte e chiaro: le lotte razziali portate avanti da M. L. King vengono riprese dalla famosa casa di fumetti creando un vampiro di colore che lotta per la giustizia. C’è un punto di congiunzione tra il vampiri della Rice (Lestat, Luois, Armand ecc..) e Blade, la grande novità del XX secolo: l’esprimere i propri sentimenti, le proprie paure e dubbi li avvicina molto di più all’essere umano che al mostro che fu in passato. Queste idee sembrano essere accolte positivamente non solo da grande pubblico che accetta di buon grado questo nuovo vampiro ma anche dal Signor Stephen King che con il suo romanzo Le notti di Salem (1975) dimostra di apprezzare il lavoro svolto soprattutto dalla Rice nella sua rielaborazione della creatura.

Arrivati a questo punto, e visto le evoluzioni del vampiro, come si può arrivare a considerare, o solo a pensare, che quella stessa creatura nata come mostro e passato dal voler farsi conoscere raccontandosi in prima persona ad un adolescente in preda a tempeste ormonali che tra una bibita gassata e un doppio Cheesburger si azzuffa con un licantropo per l’amore di una ragazza? La risposta non può essere più ovvia: vi siete mai chiesti, cari lettori, quanto lavoro c’è stato dietro le mutazioni del vampiro del XIX e XX secolo?

Lavoro e studio durato anni, non solo storico, il folklore popolare dell’est Europa è pieno di resoconti e leggende riguardanti il non morto, per cercare di rappresentare al meglio la nuova creatura ma anche studio verso la società che cambia e si evolve; una società che ha bisogno di figure, seppur provenienti dalla fantasia di brillanti scrittori, portatori di messaggi forti e chiari. Nel caso dei vampiri della Rice c’è di sicuro una grande attenzione verso la solitudine, messaggio, questo, che risulta ancora nel XXI secolo attualissimo se non ancor più accentuato rispetto al passato (si vedano i social che creano amicizie e rapporti fittizi).

E i “vampiri” della Meyer? Cosa lasciano agli adolescenti a parte scazzottate per futili motivi?

Spero e mi auguro che gli scrittori del fantasy horror futuri possano invertire questa rotta intrapresa nel nuovo millennio ridando al vampiro il prestigio e i contenuti che abbiamo potuto apprezzare grazie agli scrittori sopra citati.

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