Monthly Archives novembre 2014

1522 è il numero antiviolenza donne

Scritto da Nunzia Procida

10807852_10204470258348458_452143173_nCi sono donne che sbattono contro le porte; ci sono donne che cadono dalle scale; ci sono donne che restano impigliate con la collana di perle alla maniglia del mobile della cucina. Queste donne qui sono tutte confuse, imbranate, incapaci, distratte. Sono così distratte da mettere a repentaglio la propria vita quasi ogni giorno. Ci sono donne che sbattono contro le porte e, poiché non possono mostrare agli altri il loro essere assonnate, passano una mattinata in bagno a coprirsi l’occhio nero.

Ci sono donne capaci di far perdere il lavoro al proprio marito; donne che proprio non riescono a stare zitte; donne che proprio non capiscono che non bisogna uscire di casa da sole, al pomeriggio, foss’anche per andare in Chiesa o appresso a una processione.

Ci sono donne che vorrebbero studia...

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Un’ora sola ti vorrei (A. Marazzi, 2002)

Scritto da Nunzia Procida

“Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo «proprio come è stato davvero». Vuole dire impossessarsi di un ricordo così come balena in un attimo di pericolo”[1].

10807914_10204413753455871_1549989415_nAlla ricomposizione del ricordo della madre, Alina Marazzi dedica il suo Un’ora sola ti vorrei. Il film si propone come strumento di ri-costruzione della relazione madre-figlia; un coraggioso atto d’amore che prende il via dalle bobine amatoriali girate dal nonno, l’editore Ulrico Hoepli, fin dal 1926. Fra queste, Alina ritrova, quasi riscopre, il volto della madre Liseli, morta suicida nel 1972, lasciando la figlia di soli 7 anni.

Il titolo, Un’ora sola ti vorrei, dichiara quindi l’aspirazione a un possesso fisicamente impossibile, seppur limitato nel tempo. 10799839_10204413752975859_30081937_nIl film dura, infatti, meno di un’ora...

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Eduardo e il Natale

Scritto da Silvio Scarpelli

2Quando ero piccolo Natale voleva dire anche Eduardo. In una sorta di rituale che sostituiva le preghiere guardavamo una vecchia VHS dove mio padre aveva registrato, grazie all’immortale videoregistratore marchiato Sony, la messa in onda di Natale in casa Cupiello¹. Seduti sui divani con gli occhi puntati verso lo schermo dell’ITT non ci lasciavamo sfuggire una battuta, un mutamento fisiognomico nel volto degli attori, un gesto che caratterizzava i personaggi. E, ovviamente, ridevamo. Ma di una risata complessa, tutta costruita su un’intricata relazione di segni. Spesso capitava che interrompevamo la visione prima che cominciasse il terzo atto, la parte drammatica dello spettacolo...

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Processo alla cultura e cultura pro-cesso

Scritto da Francesco Corigliano

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Un tipico gabinetto di lettura

Chiedo preventivamente scusa per il pezzo un po’ scazzoso. Ma d’altronde chi se ne frega.

Stasera ho appreso fortuitamente da “Che tempo che fa” che ieri s’è svolto questo simpatico processo contro il liceo classico, durante il quale Umberto Eco ha preso le parti della difesa e l’economista Andrea Ichino quelle dell’accusa. In buona sostanza bisognava verificare, per giuoco e ischerzo, se il liceo classico va ancora bene ora che siamo nel 2014 e se non sia piuttosto un’anticaglia.

Nel caso in cui potesse interessare a qualcuno, questo processo mattacchione s’è concluso con l’assoluzione del liceo classico perché “il fatto non sussiste” – cioè il liceo classico non fa superschifo e non è megainutile – ma ha fatto emergere la necessità di rifor...

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“Le mura di Anagoor” di Dino Buzzati

Scritto da antecritica

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Venticinque anni fa cadeva il Muro di Berlino. Oggi abbiamo voluto ricordarlo così, con un racconto di Buzzati. 

Nell’interno del Tibesti una guida indigena mi domandò se per caso volevo vedere le mura della città di Anagoor, lui mi avrebbe accompagnato. Guardai la carta ma la città di Anagoor non c’era. Neppure sulle guide turistiche, che sono così ricche di particolari, vi si faceva cenno. Io dissi: «Che città è questa che sulle carte geografiche non è segnata?». Egli rispose: «È una città grande, ricchissima e potente ma sulle carte geografiche non è segnata perché il nostro Governo la ignora, o finge di ignorarla. Essa fa da sé e non obbedisce. Essa vive per conto suo e neppure i ministri del re possono entrarvi. Essa non ha commercio alcuno con altri paesi, prossimi o lontani...

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#sonostatoio

Scritto da Alberto De Luca

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“Sentenza”

L’Inferno è quanto di più umano possa esistere. Ovviamente non sto parlando di quell’enorme imbuto collocato sotto Gerusalemme in cui il Sommo Poeta intraprese la sua catabasi, ma di qualcosa di molto vicino a noi, più di quanto noi stessi possiamo pensare. L’Inferno nostrano sono le carceri, quelle enormi bolge dove lo Stato che si vanta di aver dato i natali a Cesare Beccaria rinchiude in condizioni di totale disumanità persone che molto spesso in quelle prigioni non dovrebbero nemmeno starci e che invece ci piombano dentro a causa di leggi bigotte e oscurantiste (vedi la famigerata “Bossi-Giovanardi”), figlie di una classe politica altrettanto bigotta ed oscurantista.

Una di queste persone (persone, non bestie, non scarti della società, persone) era Stefano Cucc...

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Conrad oltre l’ombra

Scritto da Francesco Corigliano

Silhouette_of_ship_at_sea_at_night,_near_Ketchikan,_Alaska._-_NARA_-_297805La linea d’ombra pare uno di quei testi necessari, che bisogna scrivere per bisogno. È lo stesso Conrad a dirlo, mi sembra, neanche tanto tra le righe, in una nota introduttiva del 1920. Del resto il sottotitolo del romanzo, “Una confessione”, non lascia adito a molti dubbi: il limite andava raccontato, la soglia doveva essere descritta.

E se in Cuore di tenebra Conrad racconta l’orrore – quello che annichilisce Kurtz, che distrugge tutto l’Occidente – ne La linea d’ombra descrive la maturazione che a quell’orrore prelude e che consente – deve consentire – di sopportare e superare...

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