Monthly Archives dicembre 2014

La tregua

Scritto da Francesco Corigliano

1486734_512471702189719_2745946854188158272_nÈ Natale. Le luci risplendon su terra e crateri e nell’aria il silenzio è d’acciaio. Le stelle del cielo – la stella cometa – son dietro le nubi di polvere nera; da Ovest arriva vibrante l’urlo di aerei da caccia leggera.
È Natale e qui giù siam stretti l’un l’altro a scaldare le schiene e le teste; i cuori stanno (né freddo né caldo) ma di malavoglia stasera.
È Natale e vorrei scavare nel fango uscir sottoterra da fuochi e tempeste e sdraiarmi in salotto tra il gatto e il divano. Vorrei che le bombe non fossero morte, e stessero a casa (loro) attorno al presepe; vorrei che i proiettili – migranti per sempre – trovassero in patria il lavoro agognato, senza cercarlo tra il collo e il costato...

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Visse d’arte, visse d’amore per la musica. Puccini e le sue eroine

Scritto da Nunzia Procida

Il 22 dicembre 1858, a Lucca, nacque Giacomo Puccini. I Puccini erano da diverse generazioni maestri di cappella, pertanto non risultò difficile al piccolo Giacomo avvicinarsi alla musica. Le prime lezioni gli furono impartite, a suon di ceffoni, dallo zio Fortunato Magi che ebbe non poche difficoltà ad insegnare all’irrequieto nipote le nozioni basilari dell’arte del suono. Giacomo era svogliato, distratto ed eccessivamente dedito al gioco, alla bella vita e alle belle donne. Nessuno avrebbe pertanto scommesso sull’avvenire del giovane; sicuramente non fino a quando, a diciott’anni, si recò a Pisa a piedi per ascoltare l’Aida di Giuseppe Verdi. Puccini si abbandonò così all’amore per la musica...

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Aprile è il mese più crudele, ma manco dicembre scherza

Scritto da Francesco Corigliano

Flanders ruinHo finito ieri di leggere The Waste Land, nell’edizione BUR curata da Serpieri. Non so se sia tradotta bene rispetto ad altre – non ho fatto il confronto con altre edizioni – ma ho trovato particolarmente utili tutto l’apparato e l’introduzione, che danno buone indicazioni per interpretare quel telaio di echi e contro-echi che è ‘sto poemetto. Dalle prime quattro parti viene fuori una grande finestra sulla contemporaneità, col vetro spaccato in tanti – vorrei dire “troppi”, ma non posso – frammenti che riflettono fuori, che riflettono dentro, che riflettono altri frammenti, e altri vetri, e così via.

Serpieri esprime dei dubbi sul senso del finale (la quinta parte, What the thunder said) della Terra desolata...

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Le albe

Scritto da Francesco Corigliano

1390636_382662818503942_1129493379_nAllora sono andato attraverso l’accampamento. Il cielo era buio come attorno, e a Est si addensava il temporale.
Sono passato tra i soldati che giocavano a dadi e uno di loro si è voltato verso di me, mi ha parlato, ma io non ho capito cosa stesse dicendo. La battaglia veniva il giorno dopo e la notte era di veglia per tutti.
Sono andato dal cuoco e lui stava pulendo le marmitte. – La guerra è giusta – mi ha detto sgranando gli occhi, – perché i nostri figli e le nostre donne e i nostri padri hanno bisogno di cibo e noi dobbiamo avere i campi e le bestie. La guerra brucia tutto e rende tutto cadavere immangiabile. Ma poi viene sempre la pace, come vengono i fiori dalle radici sporche, e la pace vale il prezzo di tutto. La pace è il frutto da mangiare, la guerra il lavoro per ottenerlo...

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