Le albe

Scritto da Francesco Corigliano

1390636_382662818503942_1129493379_nAllora sono andato attraverso l’accampamento. Il cielo era buio come attorno, e a Est si addensava il temporale.
Sono passato tra i soldati che giocavano a dadi e uno di loro si è voltato verso di me, mi ha parlato, ma io non ho capito cosa stesse dicendo. La battaglia veniva il giorno dopo e la notte era di veglia per tutti.
Sono andato dal cuoco e lui stava pulendo le marmitte. – La guerra è giusta – mi ha detto sgranando gli occhi, – perché i nostri figli e le nostre donne e i nostri padri hanno bisogno di cibo e noi dobbiamo avere i campi e le bestie. La guerra brucia tutto e rende tutto cadavere immangiabile. Ma poi viene sempre la pace, come vengono i fiori dalle radici sporche, e la pace vale il prezzo di tutto. La pace è il frutto da mangiare, la guerra il lavoro per ottenerlo.
Non gli ho detto nulla e me ne sono andato, camminando tra i bivacchi, e il temporale tuonava lontano.
È venuto un soldato dalla faccia bianca e mi ha guardato. Ha detto: – La guerra è giusta perché il nemico è vicino da sempre e da sempre ci minaccia coi suoi fuochi e col ferro. Diranno e diciamo e dissero che il nemico viene da Est per portare morte e tiranni. Le sue orde distruggeranno le nostre città e faranno schiavi i nostri cari. Noi dobbiamo stare, ergerci e fermare il buio che avanza tra i lampi di guerra.
Gli ho chiesto se il nemico ci temesse ma lui non ha risposto. Allora sono andato via e il cappellano era in piedi tra uomini che piangevano. Muoveva le mani e parlava col volto contratto.
– La guerra è santa – diceva – perché la natura umana è di guerra. Chi nasce serpente non muore vitello. La guerra è santa perché c’è guerra in noi stessi, con le cose che ci abitano. I demoni sono in noi e ci sostengono e si contorcono muovendo i loro e nostri arti. I demoni urlano disperati e graffiano la carne mentre si sfracellano la testa sui nostri petti, l’onore è il loro pasto e l’amore il loro cibo. I demoni dettano la legge e la legge è diversa per tutti e ogni demone ha una sua legge con un solo segno. Siamo tutti schiavi dei demoni idioti e i demoni piangono perché tra loro non parlano. Vorrebbero parlare e toccarsi, i demoni, ma non possono, non possono e spingono i loro gusci di muscoli contro altri gusci, come se nell’abbraccio e nei baci e nel sangue ci fosse contatto. Ma non c’è contatto e non può esserci e i demoni nascono dominano e vivono da soli per sempre finché ogni cosa si copre di terra. L’unica cosa è far urlare il demone e l’unico atto che sembri placare, ma non placa e non può, è aprire la bocca e dar modo agli abitanti di dentro di dare fiato verso il fuori. Così fu, così è e così sarà. Ma sono voci imbecilli e senza senso e ogni urlo di demone muore sempre piano lontano, sempre piano lontano, e ciò che resta ai mortali è la fede nel senso della zanna.
Ho dovuto allontanarmi, mentre i tuoni cadevano vicini. La gente si alzava da terra.
Allora è venuto il capitano e camminava reggendosi allo stendardo. – La guerra è giusta – ha detto – perché è come l’alba, che porta ordine e chiarore nel mondo. Tra il sangue dei vinti e i pianti dei vittoriosi si disegnano le linee della realtà. La guerra è giusta come la luce del sole che svela il buono e il malvagio, la verità per quella che è stata, che è, che dovrà essere. Non viviamo per il bello ma viviamo per il vero, e nel fondo dei cuori il colore al sole è nero. La guerra è come l’alba, e l’alba arriva sempre.
Me ne sono andato mentre la pioggia iniziava a cadere e le mani stringevano le armi.
Andavo anche io per prendere le mie, e mi ha raggiunto il mio amico, correndo. Abbiamo camminato e camminiamo insieme in silenzio. Poi mi guarda con gli occhi sbarrati e la bocca socchiusa.
– La guerra – dice – mi ha chiamato e portato lontano e insieme marciamo di notte. Le lune son morte e son nate tre volte e infine arrivammo alla meta. Domani la guerra viene per noi che già la chiamammo ogni giorno. Ma è giusto il dolore che sento e che provo pensando a due mani lontane che graffiano il vuoto nel letto, è giusto il calore che sento morire nel petto pensando alla casa, è giusto il tremore che muove le labbra mentre ti parlo, fratello, è giusto che ora con te ci armiamo per andare tra i rombi e tra il fumo.
Io lo guardo negli occhi e apro la bocca per dire, ma l’alba è arrivata e la guerra è arrivata e le trombe han preso a salire, gli squilli e i tamburi urlano attorno mentre il mio amico mi fissa, e si muove e mi dice qualcosa ma non posso sentire adesso che strilla la guerra nel giorno.

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