Visse d’arte, visse d’amore per la musica. Puccini e le sue eroine

Scritto da Nunzia Procida

Il 22 dicembre 1858, a Lucca, nacque Giacomo Puccini. I Puccini erano da diverse generazioni maestri di cappella, pertanto non risultò difficile al piccolo Giacomo avvicinarsi alla musica. Le prime lezioni gli furono impartite, a suon di ceffoni, dallo zio Fortunato Magi che ebbe non poche difficoltà ad insegnare all’irrequieto nipote le nozioni basilari dell’arte del suono. Giacomo era svogliato, distratto ed eccessivamente dedito al gioco, alla bella vita e alle belle donne. Nessuno avrebbe pertanto scommesso sull’avvenire del giovane; sicuramente non fino a quando, a diciott’anni, si recò a Pisa a piedi per ascoltare l’Aida di Giuseppe Verdi. Puccini si abbandonò così all’amore per la musica. Chiese – ed ottenne – alla madre di poter frequentare il Conservatorio di Milano, dove condivise la camera con Pietro Mascagni.10819140_10204655803546972_660914990_n

Furono due donne a far entrare Puccini nella rosa dei compositori più acclamati dell’epoca: Manon Lescaut (1893)  e Mimì, protagonista de La Bohéme (1896). Due eroine apparentemente diverse eppur vicine; entrambe vivono, nella Parigi del 1830, la vita dei giovani bohemien fatta di sogni, di speranze, di illusioni, di piccole felicità dentro un’infinita voglia di vivere.

“…Vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva…”: è Tosca che apre il nuovo secolo. L’appassionata e passionale cantante romana, amata da Cavaradossi, rivela un altro volto delle eroine pucciniane: la virtù nascosta.

10881299_10204655804667000_824900209_nDi Madama Butterfly conosciamo bene il clamoroso fiasco della prima scaligera nel febbraio del 1904 e le modifiche apportate per poi essere acclamata al teatro Grande di Brescia nel maggio dello stesso anno. Si fronteggiano, in quest’opera, due cognizioni della vita che si pongono agli antipodi: da un lato l’arroganza di un Occidente colonialista e tronfio della propria potenza economica e culturale, dall’altra un Giappone che iniziava ad aprire i propri porti ai commerci internazionali e “offriva” con fin troppa disponibilità se stesso e le sue donne, alle richieste che gli venivano fatte.

L’opera successiva, La Fanciulla del West, viene scritta per il Metropolitan di New York, dove è rappresentata nel 1910 per la prima volta. Seguono La rondine del 1917, il Trittico del 1918 ed infine Turandot, il cui ultimo atto sarà completato da Franco Alfano dopo la morte di Giacomo Puccini, avvenuta a Bruxelles il 29 novembre 1924.

Turandot, la“Principessa di morte!… Principessa di gelo!”, ha paura dell’amore. “Mai nessun mi avrà” sembra ripetere più a se stessa che ai numerosi pretendenti, mentre non perde occasione di ribadire a Calaf che “gli enigmi sono tre. La morte è una”. Il principe risolverà i tre enigmi, acquisendo, di diritto, l’algida principessa. Eppure non è quello che Calaf vuole: egli desidera ciò che il cuore di lei nasconde: “…principessa altera, ti voglio tutta ardente di amor […] Tre enigmi mi hai proposto, tre ne sciolsi, uno soltanto a te ne proporrò: il mio nome non sai. Dimmi il mio nome prima dell’alba e all’alba morirò…”.

Come in ogni favola che si rispetti è il bacio di Calaf a far spalancare le porte del cuore della principessa: “…La mia bocca fremente premerò su di te […] il bacio tuo mi dà l’eternità”. La paura è vinta; Turandot conosce così il vero amore: “…straniero, quando sei giunto con angoscia ho sentito il brivido fatale di questo mal supremo. Quanti ne ho visti morire per me! E li ho spregiati; ma ho temuto te! C’era nei tuoi occhi la luce degli eroi E t’ho odiato per quella…e per quella t’ho amato, tormentata e divisa fra due terrori uguali: vincerti o essere vinta…10866636_10204655803786978_1493239723_n

La metamorfosi è compiuta in Turandot: non più quelle ombre scure del passato, non più quella paura di un sentimento che non si può arginare, ma l’abbandono ad esso, forza vitale e creativa, energia degli uomini e dei popoli. Del resto, come saggiamente avevano predetto Ping Pang Pong “…Addio amore, addio razza! Addio stirpe divina …E finisce la China, addio stirpe divina…

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