Epica videoludica

Scritto da Francesco Corigliano

4thL’altro giorno stavo andando dal fruttivendolo e mentre ero per strada un tizio, tutto preso da una discussione con altri tizi, si è messo a urlare dicendo: “e l’epica? Che fine ha fatto l’epica?”

Già, che fine ha fatto l’epica? Dall’ortolano non c’era, e d’altronde non lo si può biasimare per questo. Sembra infatti che quello che fino a pochi secoli fa uno dei generi portanti, abbia fatto le valigie per abbandonare libri e libretti. Si dice che sia sparita dalla circolazione, che si nasconda, che a volte riappaia qua e là, nella letteratura americana, in quella francese, a volte in quella italiana (?). Lungi da me cercare di venire a capo del problema: non so perché la situazione sia questa, né quali siano i caratteri di questa assenza illustre.

Vorrei dire, però, che mi sembra che tracce d’epico siano ancora ravvisabili – anche in maniera consistente – nella produzione culturale di oggi, in particolare nel cinema e nei videogiochi.
Riguardo al contesto videoludico nello specifico, la considerazione non è così scontata e secondo me è anche discretamente interessante. Per parlarne farò finta (semplificando come se non ci fosse un domani) che esistano due soli modi narrativi nei videogiochi.

Un primo schema, che direi “ridotto” o alla “perché, c’è una storia?”, è quello nel quale la narrazione è ridotta all’osso, e procede meccanicamente descrivendo un mondo limitato e non approfondito. Questo modello è, ad esempio, quello di “Super Mario”, e sfrutta la trama come espediente per giustificare un’altra partita, un altro livello ecc. In questo sistema i personaggi non necessitano di una caratterizzazione particolare (che ovviamente può esserci), possono avere lo spessore della carta forno senza che nessuno dica niente, e anzi alla fine chi se ne frega. I protagonisti ci sono, ma si fanno pochi problemi e gli stessi giocatori sono poco portati a chiedersi cosa stiano pensando quei mattacchioni tra un salto carpiato, una sparatoria a colpi di cannone e un inseguimento a bordo di corazzate spaziali. Probabilmente questo tipo di giochi punta maggiormente sul valore dell’esperienza multimediale, sulla quale non mi dilungo perché sto parlando di un’altra roba.

Il secondo modello è più propriamente narrativo, ed è teso effettivamente al racconto di una storia. Troviamo perciò personaggi approfonditi, contesti dettagliati e compagnia bella. Questo sistema è tipicissimo delle avventure grafiche, e per ovvio l’interesse principale di giochi di questo tipo è la narrazione. Ecco insomma una struttura rispetto al primo modello: prima era narrazione a supporto dell’esperienza videoludica, adesso è al contrario.

Friendly reminder: ho già detto che sto semplificando? L’ho già detto? Lo ripeto. Sto semplificando.

Ora, naturale che tra i due modelli – soprattutto negli ultimi anni – ci sono stati degli incontri e delle ibridazioni. Queste sovrapposizioni hanno permesso la nascita di quelli che secondo me sono titoli videoludici dai caratteri epici.
L’epica è narrazione di gesta eroiche, con possibili contesti mitologici, storici e tradizionali. I protagonisti di questa narrazione ne sono, in qualche modo, l’espressione più iconica; la loro profondità raramente consente di evidenziare le contraddizioni di un’epoca, di un credo o di un sistema culturale, e i conflitti che emergono finiscono, di solito, col rientrare senza esplosioni critiche (c’è Folengo che mi guarda male, e non solo lui, ma devo ricordargli che sto andando per grandi linee).

Ebbene, se prendiamo i personaggi videoludici del primo modello, simili per impostazione a quelli epici, e li mettiamo in un contesto approfondito al quale di solito sono estranei – cioè i mondi narrativi del secondo modello – ecco che abbiamo qualcosa di simile all’epica.

La saga di Halo racconta di una guerra tra pianeti che si contendono il controllo di artefatti millenari in grado di decidere il destino dell’intera galassia, in un alternarsi continuo di rovesci, pericoli, guerre e distruzioni cosmiche, e in questo caos stellare il giocatore guida uno dei pochi esseri viventi a non avere il minimo dubbio su cosa sia giusto fare, e ad essere talmente determinato che il suo unico problema è scegliere con quale megafucile è il caso di spappolare i nemici. E oltre Halo viene naturale citare God of War, Half Life, ma anche (e in modo diverso) Assassin’s Creed e Gears of War. Ovviamente i livelli sono diversi, così come le complessità; ma mi sembra di poter dire che in questi e in altri titoli la percezione di una storia che evolve, che si modifica e che si avvia al compimento –  decidendo il destino di una terra, un pianeta o un intero universo, grazie alle gesta di pochi e sicuri eroi, abbia un che di epico. Tutto ciò è possibile grazie alla narrazione di mondi vivi e “vivibili” che i videogiochi, se fatti con criterio, garantiscono.

Su questa faccenda si è espresso anche Parente (con i modi che gli sono propri), parlando di Destiny.
Io invece la chiudo qui, e magari cambio fruttivendolo.

One comment to Epica videoludica

  • Daniel  says:

    Si dai, però è una semplificazione zì (ciancica ciccha rumorosamente) e call of duty dove lo metti? quello è fiiiiichiiiiiiiiiissimo :O tutti botti wow con armi troppo strong.

    Bimbominkiate a parte, il discorso dell’epica videoludica è macchinosa. Penso che tutti i videogame vogliano essere “epici” ma semplicemente non tutti ci riescono. la schematizzazione potrebbe essere buona, ci sono giochi che sono più focalizzati su maciste e altri che sono focalizzati sul viaggio di maciste però insomma è come decidere se è più bella una porche o una ferrari o il cambio automatico con il cambio manuale. E’ un discorso complesso e solitamente si struttura su quanti soldi ci sono di budget e entro quanto tempo va consegnato il gioco. Parliamo di un the witcher ad esempio, che è figo, strutturato bene e con storie decenti. Parliamo di un mass effect (che anche se poteva essere meglio il porting e il passaggio di dati da un sequel all’altro è cmq un epico) Dragon age, Elder Scroll, Diablo… ci sono tanti titoli che riescono a hybridare bene le due componenti ma c’è da dire che hanno avuto il tempo di fabbricare qualcosa di decente e tutti i soldi che volevano. però boh, è oscuro. Io tifo Indie in ogni caso.

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