Il Manfred di Byron/Bene

Scritto da Erman Petrescu

10893471_513230838816920_1328840617_n“Byron prese a scrivere il Manfred nel 1816, in Svizzera; da poco si era separato dalla moglie, evento drammatico e poeticamente eccitante, inasprito e insaporito da sospetti di segrete tragedie e innominabili infamie. Condizione psicologica, questa, assai idonea a incrementare quel vizioso ed astuto rapporto che il poeta intratteneva con la propria immagine, di personaggio fatale, nobile e maledetto; estremo nelle azioni tristi ed oneste, come si dice appunto nel Manfred. Al gusto declamatorio della dannazione letteraria il fasto solenne delle montagne svizzere fornì un repertorio di immagini e di emblemi agevoli ed eccitanti, insieme sacri ed orrendi.

Il Manfred venne terminato nei primi mesi del 1817 […] Prevalse dunque, allora, una lettura faustiana, prometeica, affascinata dalla retorica psicologica e morale del testo.

Byron definì il suo lavoro “of a wild, metaphisical and inexplicable kind”: qualcosa di folle, metafisico ed enigmatico dove il metafisico include magia, bizzarria dell’intelligenza e misteriose, intollerabili emozioni. […]

La materia del Manfred mitologizza dei contenuti dei contenuti privati, psicologici, esalta a grandezza e magniloquenza fastosa una storia segreta; in essa Byron realizza una delle ambizioni demoniche del suo personaggio, essere insieme clandestino ed esibizionista, degradarsi pubblicamente in una cerimonia di superba esaltazione. Tutte le contraddizioni byroniane sono violentemente e talora crudamente esasperate.

[…] Ma il suo cuore alberga una sofferenza che nessuno può lenire: un fascinoso rimorso, aureolato di ingegnose reticenze, di allusioni ad un evento terribile, ad un peccato orrendo, ad un amore che uccise. […]

Astarte, la creatura misteriosamente uccisa e che egli, con l’ausilio delle potenze infernali, riesce a strappare per breve istante all’abisso della morte; la compagna delle sue fantasie e delle sue ambizioni, nasconde il volto della sorellastra di Byron, Augusta, cui questi fu legato da una passione che aveva tutta la sinistra eleganza letteraria di un peccato imperdonabile: ed a codesta sospetta relazione incestuosa si attribuiva la decisione della moglie di separarsi  dal poeta dopo breve esperienza matrimoniale. Potremmo considerare il Manfred un dramma di espiazione: non fosse così dispiegata la passione mimetica per il peccato, il gusto dell’ornamento diabolico, infine l’esibizione del proprio male con un accanito amore per la piaga, tanto più nobile quanto più il suo orrore rende demonicamente privilegiato colui che la esibisce, e che da essa è condannato alla solitudine.

[…]10893763_513231105483560_1964812141_n

La qualità del testo che più diretta e violenta giunge fino a noi, al di là delle figure retoriche e delle convenzioni passionali di un linguaggio arcaico, è l’intensità verbale; e con ciò non si deve intendere una arguta concentrazione dell’espressione, una sottile aggressione del linguaggio, che, anzi, in Byron è di limitata articolazione ma piuttosto una sorta di violenza fisica, una pressione massiccia, una grandezza anche vanitosa e minatoria; violenza non di rado ripetitiva e torbida; bruciante di esclamazioni, di vocativi, di perorazioni.”

Giorgio Manganelli, “Il privilegio della dannazione”

“Il Manfred di Carmelo Bene è dunque il primo risultato d’un grandissimo lavoro e di una nuova tappa nella creazione. In Manfred, questa voce, queste voci di Carmelo Bene si insinuano tra i cori cantati e la musica, e cospirano con essi, vi si aggiungono o se ne sottraggono. È falso dire che Carmelo Bene abbia reso più servizio a Byron che a Schumann. Non per caso, ma per amore Carmelo Bene ha scelto Schumann la cui musica dischiudeva tante nuove potenzialità per la voce e comportava una nuova strumentazione della voce. Non si sono sbagliati alla Scala di Milano. Tra il canto e la musica, Carmelo Bene inserisce il testo divenuto sonoro, lo fa coesistere con essi, reagire su di essi, in modo tale da farci sentire l’insieme per la prima volta e da ottenere una profonda alleanza dell’elemento musicale e cantato con l’elemento vocale inventato, creato, reso necessario. Davvero una straordinaria riuscita che inaugura le nuove ricerche di Carmelo Bene”.

Gilles Deleuze, “Manfred: un rinnovamento straordinario”

Manfred

Odimi, odimi, Astarte,

amata, parlami! Tanto ho sofferto

e soffro ancora tanto. Guardami.

La tua fossa non ti ha mutato tanto

quant’io son mutato per te.

Troppo mi amasti, come io ti amai.

Non eravamo fatti per torturarci così,

quantunque fosse il più empio dei peccati

amarci come noi ci amammo…

Dimmi che tu non mi detesti…

Che io sconto il castigo per entrambi,

che tu sarai del numero beato,

e io morrò… Perché finora tutto

quel che odio cospira a incatenarmi

all’esistenza, a una vita che mi esclude

dall’immortalità, dove il futuro

è simile al passato. Non ho tregua.

Non so che cosa chiedere o cercare.

Sento soltanto quello che tu sei

e io sono. Ma, prima di morire,

vorrei udire di nuovo quella voce

che era la mia musica.

(Musica)

Parlami! Ti ho invocato nelle notti

serene, ho spaventato gli uccelli

addormentati tra i silenziosi rami,

per chiamare te…

Ho risvegliato i lupi montani

ho appreso alle caverne a riecheggiare

invano il nome tuo adorato; tutto

rispose, tranne la tua voce. Parlami!

Ho errato sulla terra e non ho mai

trovato a te l’uguale. Parlami!

T’ho cercato tra le stelle a venire,

ho contemplato il cielo inutilmente,

senza trovarti mai. Parlami! Guarda,

i demoni a me attorno, hanno pietà

di me che non li temo ed ho pietà

per te soltanto. Parlami! Sdegnata,

se vuoi, ma parlami!… Dimmi…

non so che cosa, ma che io ti senta

una volta ancora…

Fantasma d’Astarte

Manfredi!

Manfred

Parla, continua! Io vivo in questo suono.

È la tua voce.

Fantasma

Manfredi, domani avranno termine

le tue sventure terrene. Addio.

Manfred

Ancora una parola: ho il tuo perdono?

Fantasma

Addio.

Manfred

Dimmi: ci rivedremo ancora?

Fantasma

Addio.

Manfred

Pietà… Dimmi che m’ami.

Fantasma

Manfredi!

(Il fantasma d’Astarte scompare)

-Strano davvero! Notte dopo notte

Ha vegliato per anni in questa torre

… solo… v’è certamente qualche stanza

dove nessuno entra…

-Contentati di quello che già sai…

Manfred

Che ora è?

-Manca un’ora al tramonto.

Manfred

Hai disposto ogni cosa nella torre?

-Tutto. Ecco qui la chiave e lo scrigno.

Manfred

Bene. Puoi andare.

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