Don Giovanni e l’imbarazzo della scelta

Scritto da Nunzia Procida

11009737_10205085880178619_1243845275_o“Madamina, il catalogo è questo

delle belle che amò il padron mio;

un catalogo egli è che ho fatt’io.

Osservate, leggete con me.

In Italia seicento e quaranta,

in Allemagna duecento e trentuna,

cento in Francia, in Turchia novantuna,

ma in Espagna son già mille e tre!

V’han fra queste contadine,

cameriere e cittadine,

v’han contesse, baronesse,

marchesane, principesse,

e v’han donne d’ogni grado,

d’ogni forma, d’ogni età.

Nella bionda egli ha l’usanza

di lodar la gentilezza,

nella bruna la costanza,

nella bianca la dolcezza.

Vuol d’inverno la grassotta,

vuol d’estate la magrotta;

è la grande maestosa,

la piccina è ognor vezzosa …

Delle vecchie fa conquista

per piacer di porle in lista;

ma passion predominante

è la giovin principiante.

Noti si picca se sia ricca,

se sia brutta, se sia bella;

purché porti la gonnella,

voi sapete quel che fa!

Il lungo elenco delle conquiste di Don Giovanni è cantato nell’eponima opera di Mozart da Leporello, il suo servo.

Molière, il noto drammaturgo francese scomparso il 17 febbraio 1673, toglie il tono di confidenza e fa rimproverare da Sgarganello (Leporello) il suo padrone.

SGANARELLO – In questo caso, Signore, vi dirò francamente che non approvo i vostri metodi e che giudico cosa orrenda avere donne dappertutto come voi fate.

DON GIOVANNI – Come vorresti, tu, che un uomo si legasse a doppia mandata con la prima che incontra? Che rinunciasse a vivere, per lei? Che non avesse più occhi per nessun’altra?
Bello, bello davvero, impuntarsi nella mania di essere fedeli, seppellirsi per sempre nella tomba di una passione, essere morti fin da giovani a tutte le bellezze che potrebbero camminarci davanti agli occhi!
Ma và, la costanza è buona solo per riderci sopra: tutte le donne hanno il diritto di sedurci, ci mancherebbe che il privilegio d’essere stata la prima debba togliere alle altre tutte le loro sacrosante pretese su di noi.
Per me, la bellezza mi incanta ovunque si trovi; mi abbandono docilmente, senza pensarci, a quel miele che mi trascina. Cosa vuoi che mi senta impegnato…
L’amore che provo per una donna non impegna certo il mio cuore a fare ingiustizia alle altre.
Mi restano pure gli occhi, no? Per vedere i pregi di tutte; e a ciascuna rendo gli omaggi e i tributi a cui la natura ci obbliga.
Insomma, a fartela breve, se qualcosa mi piace io non riesco a dire di no, va bene? E se un bel viso me li chiedesse, avessi diecimila cuori, glieli darei tutti.
È quando sta nascendo, del resto, che l’amore ha un fascino inesplicabile. Tutti i suoi piaceri stanno nell’inizio, e quindi nel cambiamento.11015131_10205085877058541_1101804014_n
Ma hai mai provato, tu, a turbare i pensieri di una ragazza inesperta? A entrare con cento complimenti nelle sue fantasie? La conosci, tu, l’emozione divina che si prova ad assistere di giorno in giorno, col fiato sospeso, ai piccoli progressi che fai combattendo con lacrime, con sospiri, con frasi appassionate contro il pudore immacolato di un’anima che è lì che si tortura all’idea di arrendersi, a forzare uno dopo l’altro tutti i suoi no, a vincere gli scrupoli che sono tutta la sua forza e il suo onore, fino a condurla con dolcezza là dove la tua voglia la fa arrivare?
Ma una volta piantata la bandiera, che cosa ti resta da dire, o da volere? Tutto il bello della passione è finito.
Ti annoi, ti addormenti nell’amore, se qualche nuova creatura non viene a richiamarti e a offrirti la vitalità di una conquista da fare.
Credimi, non c’è niente di più sublime che infrangere la resistenza di una donna attraente.
Ti dirò, in questo io ho l’ambizione dei conquistatori, dei grandi condottieri, che volano di vittoria in vittoria, e non riescono a mettere un limite ai loro vasti disegni.
Non c’è niente che possa fermare l’impeto del mio desiderio.
Sento di avere un cuore capace di amare tutta la terra.

Don Giovanni è una figura paradigmatica dell’uomo incapace di amare forse per paura di invecchiare e, quindi, di morire. Il suo mito è una metafora dell’occasione mancata, della responsabilità abiurata: Don Giovanni è l’incarnazione della tensione verso il futuro, sfuggendo l’oggi; è il giudicato che ha mancato persino il processo.


 

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