Zio Ettore

Scritto da Nunzia Procida

11291993_10205736911694000_877457599_nNo, io zio Ettore non me lo ricordo. Non me le posso ricordare: non ero ancora nata quando è morto. Nemmeno mio padre se lo ricorda: persino la foto in bianco e nero sulla sua lapide impedisce di ricostruire i colori del suo viso. Mio nonno diceva sempre che suo fratello era alto, biondo, con gli occhi azzurri o forse verdi; ma verde chiaro però: non come i suoi che erano sì verdi, ma verde bottiglia che, a guardarli bene, sembravano più marrone che verdi. Era alto zio Ettore; era alto assai. Era un bell’uomo, forte e gli piacevano più le donne del vino. Gli piacevano talmente tanto le femmine che persino il giorno che fu sparato era con una di loro: la moglie di Tanuccio, il tale che lo ammazzò. Aveva 42 anni zio Ettore quando morì e non si era mai sposato perché non aveva mai saputo scegliersi la moglie.

Il giorno del funerale, però, tutte le donne del paese erano corse in chiesa per omaggiare con lacrime e grida il defunto. Tutte tranne la moglie di Tanuccio – come prevedibile – e Rosina, una delle poche ragazze avanti nell’età che non si era sposata.

Era bella Rosina, forse la più bella del paese, eppure non si era maritata. L’ultima di quattro sorelle, chiamate in paese per la loro grazia, eleganza e bellezza “le quattro stagioni”, era l’unica che non si era ammogliata. Volutamente. E sì, perché di pretendenti ne aveva avuti tanti ed erano tutti belli, ricchi e signori. Ma Rosina non aveva voluto nessuno di questi: lei, in cuor suo, voleva bene solo a Ettore. E Ettore? Ettore ogni mattina si alzava e andava in campagna: le galline, la terra, la vigna, la stalla, l’osteria, la bella compagnia. Passava tutte le mattine sotto casa di Rosina: lei lo guardava dalla finestra senza farsi vedere, lui alzava lo sguardo sperando di vederla ma non la vedeva mai.

Una volta aveva accennato a suo padre di voler sposare Rosina ma lui, senza guardarlo nemmeno in faccia, gli disse: “chella nun fa per te”. Rosina era ricca; loro, invece, vivevano di sola campagna. Ettore non ne fece più parola con nessuno e da allora ogni donna era Rosina eppure nessuna lo era. Innamorati in silenzio, Ettore e Rosina si lasciarono scivolare gli anni e con essi la vita.

Quando lo zio Ettore morì, Rosina perse anche l’occasione di dirgli addio. Non scese in chiesa a pregare per l’uomo che aveva amato tanto né si affacciò di nascosto alla finestra per veder passare il corteo funebre.

Rimase sul suo letto, col coltello nel ventre, in attesa che la sua governante, di ritorno dal funerale, rendesse una degna sepoltura al  corpo che Rosina aveva conservato per le stesse larve che avrebbero mangiato il corpo del suo segreto amante.

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