Viviamo nell’ennesimo Romanticismo?

Scritto da Francesco Corigliano

Caspar_David_Friedrich_-_Wanderer_above_the_sea_of_fogPensavo che le caratteristiche del nostro momento storico, culturale e sociale sembrano potersi accostare, tra le altre cose, a quelle del Romanticismo. Non intendo riproporre le solite teorie vichiane, ma soltanto portare l’attenzione su certe somiglianze – che magari non varranno per l’intera società occidentale, ma che in alcuni casi mi sembrano valide almeno per l’Italia. Il Romanticismo ha esaltato una sentimentale contemplazione ed esibizione di sé, una concentrazione sull’emozione che è diventata quasi valore. È stato il frutto di una reazione ad un certo tipo di razionalismo (quello illuminista, sebbene da quello stesso razionalismo – e in particolare dall’attenzione all’Io – esso abbia tratto anche forza). Ha esaltato l’idea di popolo, anche in senso nazionalistico, dando spazio alla tradizione e al folclore, riconsiderando la superstizione in senso culturale. Inoltre, ha valorizzato il naturale come esempio di purezza (tale perché la Natura è primitiva e genuina) al quale tendere, e del quale fare pare in un tutt’uno cosmico assoluto infinito eccetera. Tutto ciò, in una maniera o nell’altra, e in maniera più o meno evidente, mi sembra ravvisabile nella società contemporanea. Naturalmente questo non basta per poter dire che gli anni Duemila sono del tutto romantici (nonostante le bacheche di Facebook vogliano far credere il contrario); a noi, del Romanticismo, manca l’attenzione verso la storia – il fattore che ha permesso il recupero del folclore e che ha contribuito alla formazione di alcune identità “di popolo” – la ricerca del simbolico, nonché l’attenzione a negativo in sé. Certo adesso esiste un gusto per il truculento e il crudo (che poteva essere presente anche nel Romanticismo, e che è molto collegato alla nascita del filone gotico), ma secondo me non è accostabile a delle tendenze che potevano anche sfociare nel pessimismo vero e proprio – pessimismo che attualmente si declina più in chiave disfattista o determinista piuttosto che naturale. Anzi, il concetto di “male” oggi sembra essere considerato attinente soltanto all’uomo, dal momento che si dice che il mondo di per sé sarebbe un mondo bellissimo se non fosse per esponenti della ka$sta o per le multinazionali (discorso, questo, che si riaggancia alla purezza intrinseca della natura, così come anche alla tendenza per la superstizione che oggi si declina nelle teorie del complotto). Un discorso a parte meriterebbe forse la religione, dal momento che nei nostri anni sembra subire degli attacchi abbastanza forti – basati su un discorso sempre superficiale o particolare (nel caso del cattolicesimo, si attaccano la Chiesa come istituzione oppure i dogmi), ma non sul senso della religione in sé, il quale nel Romanticismo poteva anche avere connotazioni positive dato il legame allo spirito e compagnia cantante. Volendo speculare ulteriormente, la propensione romantica all’ironia sembra esser presente anche oggi, dato che tutto oggi cerca d’essere divertente con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti (sempre a tenerci la pancia dalle risate), però l’idea mi pare un po’ forzata. Naturalmente sarebbe il caso di distinguere tra i vari livelli per i quali tutte queste storie possono esser state valide. Nel senso che qualcuno potrebbe dire che al popolo dell’Ottocento fregava poco della concezione di popolo (!), che delle forme di sensazionalismo ci sono sempre state ecc. Perciò è anche giusto dire che le caratteristiche del Romanticismo di cui sopra hanno caratterizzato perlopiù la società borghese (in Inghilterra anche strati sociali più bassi, credo), mentre oggi sembrano anche più diffuse – il che dovrebbe portarci a riflettere su cosa sia la borghesia oggi, se esista, e – se esiste -cosa diamine stia facendo. Un’altra bella domanda riguarda il ruolo degli intellettuali in tutto questo bel palcoscenico, ma mi guardo bene dall’affrontare un argomento tanto spaventoso. Concludo questo breve spunto con una rassicurante citazione da quello che si vuole definire il più classico dei romantici, e che probabilmente è invece il più classicista: Tu [Natura] sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c’insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia, de’ tuoi figliuoli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere. – Dialogo della Natura e di un Islandese

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