Homeland – Il post 11 settembre con l’agente Carrie Mathison

Scritto da Francesco Cerminara

11 settembre 2001. Basta citare la data per riaccendere l’incubo: aerei che colpiscono le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, urla, fumo, sirene dei pompieri. Il grande dramma della nazione più influente al mondo che investe tutto l’Occidente. Guardare gli aerei in cielo, da quel giorno, rievoca brutti ricordi o fa temere il loro ripetersi. La pensa così Carrie Mathison, agente della Cia protagonista della serie tv Homeland di Howard Gordon e Alex Gansa, che non riesce a perdonarsi di essersi fatta sfuggire qualcosa in quella mattina del 2001. Il senso di colpa e un’inclinazione all’autodistruzione l’hanno accompagnata dalla prima fino alla sesta e per ora ultima stagione.

La signorina è bipolare e dopo aver ricevuto un’imbeccata crede che il “resuscitato” marine Nicholas Brody, dato per morto in Iraq, sia passato dalla parte di Al-Qaeda. Dunque lo spia, lo studia e lo avvicina, nonostante gli avvertimenti dell’amici e colleghi Saul Berenson (Mandy Patinkin, il Gideon di Criminal Minds) e Peter Quinn (Rupert Friend). Nel bel mezzo delle indagini, la Cia scopre che i cattivi stanno pianificando un altro attentato e usa ogni mezzo per mantenere l’ordine. In una delle scene più perdi fiato della serie Brody, interpretato con mininalismo accecante da Damien Lewis, si ferma a guardare la Casa Bianca. Gli sceneggiatori turbano con un dubbio lo spettatore: l’uomo è davvero l’eroe celebrato dall’opinione pubblica o il traditore della patria che Carrie vuole fermare?

Homeland, uscita nel 2011 e tratta dalla serie israeliana Hatufim di Gideo Raff, si muove su conflitti esistenziali, urbani e ideologici, in cui si fa fatica a dividere il bene dal male, perché anche il primo ha sempre un polmone, se non un cuore, di tenebra. Riflessione amara sull’uso del potere, ballo di gruppo fra le facce del male e spettacolare rappresentazione dell’America post 11 settembre del teorico della paura G.W.Bush: una nazione priva di certezze, disposta a tutto pur di difendersi, anche screditare la neo-Presidentessa eletta Elizabeth Keane, vogliosa di respingere la politica del terrore dei predecessori. Il cinema d’azione, dei colpi di scena e del montaggio dinamico si sposa con la scrittura introspettiva e le potenti recitazioni della coppia Danes-Lewis, ma anche attori come Patinkin e Murray Abraham (agente dell’intelligence Dar Adal) dimostrano di essere credibili. Tutto trasmesso dalla Fox, un canale conservatore.

Il cinema americano di Rocky e Rambo inculcava nello spettatore l’idea che il vincitore, dopo aver vissuto l’impossibile, fosse sempre quello con la bandiera a stelle e strisce. In questa serie tv, il discorso rimane sospeso, fra un furgone carico di esplosivo che vaga in centro città e una tortura in una cella frigorifera. Gli Stati Uniti hanno tanti difetti, ma conservano ancora degli autori, cinematografici e televisivi, capaci di guardarsi dentro, prima di descrivere i fantasmi che stanno fuori.

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