The Newsroom – La serie tv di Aaron Sorkin

Scritto da Francesco Cerminara

Will McAvoy, anchorman dell’Acn, ha smesso di dare notizie nel suo NewsNight. Vuole inseguire gli ascolti e perciò addolcisce il pubblico. Una sera, mentre partecipa a un incontro con gli studenti, una ragazza chiede cosa rende «l’America il più grande paese del mondo». Will cerca una risposta che non scontenti, ma in platea gli sembra di vedere la sua ex McHenzie McHale. Per non deluderla, risponde che l’America non è più il più grande paese del mondo, perché ha smesso di informare i cittadini. L’ammissione di colpa, pronunciata da un giornalista invischiato in un sistema disinformante, convince il Presidente della divisione news Charlie Skinner a prendere una decisione. McHale, reduce dal Pakistan e dall’Afghanistan, sarà la nuova produttrice esecutiva del programma. Skinner è convinto che solo con lei Will tornerà a fare buon giornalismo.

Rifare un notiziario e raccontare i fatti col rischio di colpire i politici. Questa è la vocazione di The Newsroom, la serie televisiva Hbo trasmessa negli Stati Uniti per tre stagioni, dal 2012 al 2014. Aaron Sorkin l’ha creata per chiudere la trilogia sul giornalismo televisivo, iniziata con Sport Night e proseguita con Studio 60 on the Sunset Trip. Come nel film The social network, dedicato all’inventore di Facebook Zuckerberg, lo sceneggiatore fa a pezzi e poi ricompone i suoi personaggi. Will e Mac, per esempio, soffrono per essersi lasciati. Devono comunque insegnare a collaboratori e spettatori come si fa un notiziario. Spesso ribadiscono, come Don Chisciotte, di essere in missione civilizzatrice. Se colpiscono troppo forte un amico del capo Leona Lensing/Jane Fonda, rischiano il licenziamento. Nel loro idealismo però, gli autori della serie saccheggiano la cronaca americana e trattano l’uccisione di Osama Bin Laden e la bomba alla maratona di Boston. Il cinismo della scrittura sorkiniana, sviluppato nei dialoghi e nei monologhi pronunciati cercando lo spettatore, è un valore aggiunto. La scelta di canzoni come High e dry dei Radiohead e Fix you dei Coldplay può solo mediare fra i diversi momenti.

Un’opera televisiva precipita se non ha attori capaci di reggere la scena. La fisicità e l’espressività facciale di Jeff Daniels riempiono lo schermo. Sam Waterston/Skinner, ubriaco già dal mattino e pronto a litigare con chi non sa fare il proprio lavoro, dà quel tocco di follia. L’attrice londinese Emily Mortimer invece, scelta al posto di Marisa Tomei per il ruolo di McKenzie, intenerisce con la sua passione per il giornalismo. E anche per come per come guarda Will. Sorkin le aveva pure chiesto di migliorare il suo accento americano. The Newsroom bacchetta i gossippari e avvisa il potere. L’epoca della buona informazione e dei bravi giornalisti è forse tornata, stavolta in televisione, senza creare miti o fare sermoni. Al cinema, ci avevano già pensato Alan J.Pakula e Robert Redford con Tutti gli uomini del Presidente, sullo scandalo Watergate che affossò il Presidente Nixon. Un film citato in Newsroom, così come in molte scuole di giornalismo, come modello da recuperare. In alternativa alla mistura di informazione e intrattenimento che inonda i pomeriggi della televisione italiana.

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