Category Cinema

Twin Peaks Revolution

Scritto da Sergio L. Duma

Che la terza stagione di Twin Peaks avrebbe suscitato un putiferio era prevedibile, considerando che il suo autore, David Lynch, divide da sempre pubblico e critica. La presenza di Mark Frost, altra mente fondamentale della celebre serie televisiva, poteva però indurci a pensare che stavolta il regista di Velluto Blu e Mulholland Drive ci avrebbe offerto una trama meno cervellotica. Non è stato affatto così, invece. Non solo la terza stagione di Twin Peaks si è rivelata più contorta delle precedenti ma si è dimostrata un prodotto inclassificabile che non rientra neanche nei canoni della serialità televisiva più sofisticata degli ultimi anni. Alcuni l’hanno definita ‘telecinema’ e Lynch, d’altro canto, l’ha considerata un film di diciotto ore e non un serial...

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Totò che passò il sasso

Scritto da Silvio Scarpelli

12050964_10206574716919366_261679163_oAntonio Caponi prende dalla tasca un sasso, lo passa al fratello Peppino che lo scaglia violentemente contro la finestra del confinante Mezzacapa. Gianni, nipote dei fratelli Caponi, chiede spiegazioni: “Mezzacapa ci è antipatico” risponde Totò. “Non sarete mica tornati bambini?” ribatte Gianni. Totò infastidito esclama: “Ma che bambini! E poi è lui che ha tirato il sasso, mica io”.

Può bastare questa breve sequenza tratta da Totò, Peppino e la malafemmina (1956, Mastrocinque) per delineare le linee guida del rapporto tra il principe Antonio De Curtis e Peppino De Filippo...

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Eravamo quattro amici al bar e non sapevamo cosa volevamo cambiare

Scritto da Nunzia Procida

Ieri mattina, mentre navigavo nel vasto oceano della rete, mi sono ritrovata, inconsapevolmente, a vedere “Cara ti amo”, un film di Gian Paolo Vallati del 2011 che racconta la storia di quattro amici di vecchia data single e delusi dalle rispettive storie d’amore finite, come prevedibile, male. Il titolo ammicca all’omonima canzone di Elio e le Storie Tese sul cui testo sembrano costruirsi i quattro protagonisti: Rosario, Stefano, Paolo e Raffaele.

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Il film inizia con una didascalia, “Ogni giorno, in Italia, circa 100.000 donne ricevono un invito al ristorante”, cui segue un montaggio di tre incontri nello stesso ristorante fra Rosario, autore televisivo prima e teatrale poi, e tre sue “ospiti”: una finta autonoma femminista, un’eterna indecisa, una logorroica...

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Un’ora sola ti vorrei (A. Marazzi, 2002)

Scritto da Nunzia Procida

“Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo «proprio come è stato davvero». Vuole dire impossessarsi di un ricordo così come balena in un attimo di pericolo”[1].

10807914_10204413753455871_1549989415_nAlla ricomposizione del ricordo della madre, Alina Marazzi dedica il suo Un’ora sola ti vorrei. Il film si propone come strumento di ri-costruzione della relazione madre-figlia; un coraggioso atto d’amore che prende il via dalle bobine amatoriali girate dal nonno, l’editore Ulrico Hoepli, fin dal 1926. Fra queste, Alina ritrova, quasi riscopre, il volto della madre Liseli, morta suicida nel 1972, lasciando la figlia di soli 7 anni.

Il titolo, Un’ora sola ti vorrei, dichiara quindi l’aspirazione a un possesso fisicamente impossibile, seppur limitato nel tempo. 10799839_10204413752975859_30081937_nIl film dura, infatti, meno di un’ora...

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Eduardo e il Natale

Scritto da Silvio Scarpelli

2Quando ero piccolo Natale voleva dire anche Eduardo. In una sorta di rituale che sostituiva le preghiere guardavamo una vecchia VHS dove mio padre aveva registrato, grazie all’immortale videoregistratore marchiato Sony, la messa in onda di Natale in casa Cupiello¹. Seduti sui divani con gli occhi puntati verso lo schermo dell’ITT non ci lasciavamo sfuggire una battuta, un mutamento fisiognomico nel volto degli attori, un gesto che caratterizzava i personaggi. E, ovviamente, ridevamo. Ma di una risata complessa, tutta costruita su un’intricata relazione di segni. Spesso capitava che interrompevamo la visione prima che cominciasse il terzo atto, la parte drammatica dello spettacolo...

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La sirène du Mississippi

Scritto da Silvio Scarpelli

10746630_10204136074314825_1804955595_oNel terzo capitolo della saga di Antoine Doinel, Baci rubati, Jean-Pierre Leaud legge un romanzo: La sirène du Mississippi. “La verità è che ho girato Baisers volés per guadagnare soldi che mi permettessero di acquistare i diritti di adattamento della Sirène” dirà Truffaut in un’intervista. Il film tratto dal romanzo di William Irish non ha il successo sperato, anche perché abbandona le atmosfere trasognanti e scanzonate per raccontare una storia di amore-morte atipica...

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Reality

Scritto da Silvio Scarpelli

10728998_10204122959026951_1935052239_nAvete presente quando gli inviati dei telegiornali devono difendersi dalla massa multiforme che si compone alle loro spalle? Quando si forma una calca di gente che punta gli occhi verso la telecamera e agita la mano, salutando chissà chi (di solito è la mamma), e il povero operatore è costretto a stringere il più possibile l’inquadratura sul giornalista? Perché c’è questo bisogno spasmodico di entrare nell’immagine? Guy Debord ne “La società dello spettacolo” scrive che nella storia dell’umanità si è passati dall’essere all’avere, l’uomo si definisce nello spazio sociale in base a ciò che possiede. Il passaggio successivo è ancora più ficcante: si è passati allo stadio dell’apparire...

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Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta

Scritto da Nunzia Procida

Il 5 febbraio 1936 esce nelle sale americane Tempi moderni, il primo film sonoro (inteso come parlato) di Charlie Chaplin. Qui, Charlot canta una canzone dall’incomprensibile testo formato da un’accozzaglia di parole senza senso, che fungono da solo supporto alla musica, Je cherche après Titine.

Il brano, già tradotto in Italia negli anni Venti col titolo Io cerco la Titina, e la gestualità di Chaplin lasciano intendere che un uomo abbia perso la propria donna:

Io cerco la Titina,

Titina, oh Titina,

io cerco e non la trovo:

chissà dove sarà?

Dove sarà? Dove sarà?

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, per le strade di Napoli, d’Italia e poi del mondo intero, Cutolo e Cioffi riportano un’altra perdita: Isaia, durante la festa di San Gennaro, ha smarrito Zazà tra l...

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Si alza il vento

Scritto da Isabella Mari

Si alza il vento è definibile l’ultimo saluto di Hayao Miyazaki – e non solo cronologicamente parlando, in quanto sua ultima pellicola.

Il grande maestro dell’animazione giapponese smonta pezzo dopo pezzo i marchingegni che lo hanno portato ad essere quello che è fino ad oggi, per poterli montare ancora una volta, in una differente forma, ma con una sempre inaspettata – sebbene relativamente usuale – consistente dose di magia.

10708239_10204912828364589_1241929392_nIl richiamo ad una sorta di saluto all’interno della pellicola è ben chiaro sin dall’inizio di essa: Jiro sogna il cielo, sogna di conoscere la faccia del vento per vederlo, ringraziarlo se necessario, amarlo, per quanto privo di materia tattile esso sia.

Il protagonista sogna in grande, come tutte le creature di Miyazaki e come egli stesso è solito fare.

Ma che ...

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Trailer letterari

Scritto da Nunzia Procida

10634185_10203973480089312_729721339_nNon è un romanzo né una comune raccolta di racconti.

Trailer letterari è un possibile viaggio in una videoteca dove, gironzolando fra gli scaffali, si scorgono titoli noti; ciascuno con la propria storia, con il proprio sentire, con la propria voce. Ciascun film, mentre viene raccontato così come apparso sul grande schermo, prende nuova vita davanti ai nostri occhi, viene fagocitato dall’autore che lo fa rivivere raccontando un’altra storia, con altri protagonisti, con altre parole. Eppure qualcosa della pellicola rimane: un dolore, un dubbio, un pensiero, un’emozione, un ricordo. E, come tutti i ricordi, dura il solo attimo di un batter d’occhi, lo stesso tempo tra un frame e l’altro.

Ogni Cosa è Illuminata

Un delicato viaggio nel tempo attraverso la memoria in cui la figur...

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