Category Citazioni

Don Giovanni e l’imbarazzo della scelta

Scritto da Nunzia Procida

11009737_10205085880178619_1243845275_o“Madamina, il catalogo è questo

delle belle che amò il padron mio;

un catalogo egli è che ho fatt’io.

Osservate, leggete con me.

In Italia seicento e quaranta,

in Allemagna duecento e trentuna,

cento in Francia, in Turchia novantuna,

ma in Espagna son già mille e tre!

V’han fra queste contadine,

cameriere e cittadine,

v’han contesse, baronesse,

marchesane, principesse,

e v’han donne d’ogni grado,

d’ogni forma, d’ogni età.

Nella bionda egli ha l’usanza

di lodar la gentilezza,

nella bruna la costanza,

nella bianca la dolcezza.

Vuol d’inverno la grassotta,

vuol d’estate la magrotta;

è la grande maestosa,

la piccina è ognor vezzosa …

Delle vecchie fa conquista

per piacer di porle in lista;

ma passion predominante

è la giovin principiante.

Noti si picca se sia ricc...

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Il Manfred di Byron/Bene

Scritto da Erman Petrescu

10893471_513230838816920_1328840617_n“Byron prese a scrivere il Manfred nel 1816, in Svizzera; da poco si era separato dalla moglie, evento drammatico e poeticamente eccitante, inasprito e insaporito da sospetti di segrete tragedie e innominabili infamie. Condizione psicologica, questa, assai idonea a incrementare quel vizioso ed astuto rapporto che il poeta intratteneva con la propria immagine, di personaggio fatale, nobile e maledetto; estremo nelle azioni tristi ed oneste, come si dice appunto nel Manfred. Al gusto declamatorio della dannazione letteraria il fasto solenne delle montagne svizzere fornì un repertorio di immagini e di emblemi agevoli ed eccitanti, insieme sacri ed orrendi.

Il Manfred venne terminato nei primi mesi del 1817 […] Prevalse dunque, allora, una lettura faustiana, prometeica, affascinata dalla re...

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‘A vita

Scritto da Nunzia Procida

10744851_10204315210872368_520520322_nTrent’anni fa, Eduardo De Filippo ci lasciava orfani del suo teatro, della sua teatralità, della sua, della nostra, storia.

 

‘A vita

Io songo nat’ ‘o millenoviciento

e tengo n’anno.

Tu sì d’ ‘o sittantotto

e n’anno tiene.

Chillo che dice: So’ arrivato a ciento!

tene n’anno pur’isso.

‘O calannario nun ‘o date retta.

‘O calannario è n’atu scucciatore,

ca vuluntariamente

nce ‘accattammo

nuje stesse

e nce’ ‘o piazzammo

vicin’ ‘o muro

‘A vita dura n’anno.

Tutto ‘o ssupierchio e’ na supirchiaria.

o, cumme fosse, inutile…

Dicimmo a lengua nosta:

E’ p’ingiaria!

Tu, quanno nasce,

allora e’ primmavera.

E tutt’ ‘o vverde nuovo

‘e chelli ffoglie nove

e’ na speranza!

E’ tutta na speranz’ ‘e vita allera.

Vide tanta faccell’ ‘e criature

ch’ ‘e scuffie culurate:

so’ tutt’ ‘e ccriaturell...

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L’incomunicabilità dell’amore in “Sabato, domenica e lunedì”

Scritto da Nunzia Procida

Nel 1959, Eduardo De Filippo porta in scena, per la prima volta, Sabato, Domenica e Lunedì, commedia in tre atti, ciascuno per i giorni del titolo[1].

L’opera si apre con Rosa e Virginia intente a preparare il ragù[2] per il pranzo della domenica[3].

Rosa    Adesso mi vuoi insegnare come si fa il ragù? Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento...

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Fatti buona nomina e scassa chiese  

Scritto da Nunzia Procida

10732521_10204218637018082_2112632931_oIl prodotto più esportato da Napoli nel mondo non è stata, come si tenderebbe a credere, la pizza né la musica né sono stati gli spaghetti: è stata la sua immagine. Per quanto questa immagine si sia formata nella mente dei singoli essa si è nel tempo alimentata, sedimentata nella dimensione collettiva creandone, così, lo stereotipo.

Se gli scatti dei turisti e le cartoline hanno messo l’accento sui topoi della città – il Vesuvio, la pizza, il mandolino, Pulcinella e gli scugnizzi – le fotografie della cronaca nera hanno restituito una rappresentazione di un contesto degradato al solo fatto delittuoso e per esso alla sinaptica associazione del morto ammazzato dalla camorra...

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Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta

Scritto da Nunzia Procida

Il 5 febbraio 1936 esce nelle sale americane Tempi moderni, il primo film sonoro (inteso come parlato) di Charlie Chaplin. Qui, Charlot canta una canzone dall’incomprensibile testo formato da un’accozzaglia di parole senza senso, che fungono da solo supporto alla musica, Je cherche après Titine.

Il brano, già tradotto in Italia negli anni Venti col titolo Io cerco la Titina, e la gestualità di Chaplin lasciano intendere che un uomo abbia perso la propria donna:

Io cerco la Titina,

Titina, oh Titina,

io cerco e non la trovo:

chissà dove sarà?

Dove sarà? Dove sarà?

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, per le strade di Napoli, d’Italia e poi del mondo intero, Cutolo e Cioffi riportano un’altra perdita: Isaia, durante la festa di San Gennaro, ha smarrito Zazà tra l...

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Trailer letterari

Scritto da Nunzia Procida

10634185_10203973480089312_729721339_nNon è un romanzo né una comune raccolta di racconti.

Trailer letterari è un possibile viaggio in una videoteca dove, gironzolando fra gli scaffali, si scorgono titoli noti; ciascuno con la propria storia, con il proprio sentire, con la propria voce. Ciascun film, mentre viene raccontato così come apparso sul grande schermo, prende nuova vita davanti ai nostri occhi, viene fagocitato dall’autore che lo fa rivivere raccontando un’altra storia, con altri protagonisti, con altre parole. Eppure qualcosa della pellicola rimane: un dolore, un dubbio, un pensiero, un’emozione, un ricordo. E, come tutti i ricordi, dura il solo attimo di un batter d’occhi, lo stesso tempo tra un frame e l’altro.

Ogni Cosa è Illuminata

Un delicato viaggio nel tempo attraverso la memoria in cui la figur...

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La leggenda del soldato morto, di Bertolt Brecht

Scritto da Francesco Corigliano

mark-WWI-centenaryE siccome non c’erano speranze
di pace dopo quattro primavere,
il soldato tirò le conseguenze:
da eroe volle cadere.

Ma la guerra non era ancora in porto,
per questo al Kaiser spiacque
che il suo soldato se ne fosse morto;
in anticipo gli parve.

Mentre l’estate sfiorava le fosse
ed il soldato dormiva di già,
la commissione medico-milita-
re una notte si mosse.

La commissione medica si spinse
fino al cimitero,
disseppellì con vanga benedetta
il defunto guerriero.

Ed il dottore visitò con scrupolo
il soldato o i resti del soldato.
Dichiarò ch’era “abile-arruolato”
e s’imboscava di fronte al pericolo.

Il soldato si presero con sè
nella bella notte blu.
Senza l’elmo si potevano vedere
le stelle della patria lassù.

Acquavite bruciante gli versarono
nella salma imputridita,
due infermiere appesero al suo braccio
e ...

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Con-dannati

Scritto da Nunzia Procida

10524949_10203529085139716_1928401327_n Cosa Nostra, come ogni forma di criminalità organizzata, si è ampiamente radicata nei territori di  appartenenza. Se da un lato la violenza è la manifestazione più tangibile della sua presenza – in  quanto richiama l’attenzione pubblica per la sua crudeltà – al tempo stesso un aspetto solidaristico  di parvenza ne fa accrescere il consenso sociale.

 Salvatore Lo Cascio riaprì gli occhi con le stesse paure della sera passata. Da quando la moglie lo  aveva cacciato di casa non aveva chiuso occhio, e l’ultima notte era stata la peggiore. Era rimasto per  tutto il tempo fra il sonno e la veglia, in un limbo oscuro che aveva sullo sfondo il terrore. La paura di  morire, una sensazione che, quando aveva fatto la sua scelta di vita, gli era del tutto estranea.

 Era conscio ...

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