Category Cultura

Editoria e (iper?)indipendenza

Scritto da Francesco Corigliano

fotoMaltaBastarda-620x412Riporto giusto un piccolo spunto, sul quale suppongo sarebbe necessario riflettere con calma e anche più abbondantemente di quanto posso fare io qui e ora.

Facciamo finta che le case editrici servano a selezionare i testi migliori (sto facendo finta) e a renderli disponibili al maggior numero possibile di persone interessate. Facciamo finta che le case editrici servano da setaccio, per isolare tra tanta produzione mediocre quella che è realmente meritevole. Ipotizziamo quindi che le case editrici abbiano l’autorità e la capacità critica di poter operare una scelta, di qualificare il valore di un prodotto culturale.

Prendiamo ora l’autopubblicazione digitale, quella cosa che a un certo punto ti fai da solo un ebook con le tue cose e lo pubblichi in giro su blog e siti, o lo vendi su A...

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Eravamo quattro amici al bar e non sapevamo cosa volevamo cambiare

Scritto da Nunzia Procida

Ieri mattina, mentre navigavo nel vasto oceano della rete, mi sono ritrovata, inconsapevolmente, a vedere “Cara ti amo”, un film di Gian Paolo Vallati del 2011 che racconta la storia di quattro amici di vecchia data single e delusi dalle rispettive storie d’amore finite, come prevedibile, male. Il titolo ammicca all’omonima canzone di Elio e le Storie Tese sul cui testo sembrano costruirsi i quattro protagonisti: Rosario, Stefano, Paolo e Raffaele.

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Il film inizia con una didascalia, “Ogni giorno, in Italia, circa 100.000 donne ricevono un invito al ristorante”, cui segue un montaggio di tre incontri nello stesso ristorante fra Rosario, autore televisivo prima e teatrale poi, e tre sue “ospiti”: una finta autonoma femminista, un’eterna indecisa, una logorroica...

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Porno e decapitazioni: l’esilio dello sguardo

Scritto da Leonardo Renzi

11028411_620401054726095_322351769_oC’è una stretta connessione fra la pervasività delle immagini di attentati ed esecuzioni terroristiche diffuse dai mass media, e il progressivo aumento della violenza nella pornografia professionale: in entrambe l’aumento della ferocia visibile corrisponde ad una progressiva sottrazione dell’esperienza mostrata, ad una consapevolezza che fra l’evento e la sua riproduzione c’è un gap angosciante, che si tenta di colmare iperealizzando la violenza, trasfigurandola in (dis)ordine estetico.

Alla fine degli anni ’90, con l’avvento concomitante del web di massa, le webcam e le videocamere a basso costo, il porno arrivò ad una capillarità di diffusione che si tradusse in una crisi radicale di produzione, diffusione, fruizione: la richiesta di una maggiore velocità di consumo (nelle pause di la...

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Epica videoludica

Scritto da Francesco Corigliano

4thL’altro giorno stavo andando dal fruttivendolo e mentre ero per strada un tizio, tutto preso da una discussione con altri tizi, si è messo a urlare dicendo: “e l’epica? Che fine ha fatto l’epica?”

Già, che fine ha fatto l’epica? Dall’ortolano non c’era, e d’altronde non lo si può biasimare per questo. Sembra infatti che quello che fino a pochi secoli fa uno dei generi portanti, abbia fatto le valigie per abbandonare libri e libretti. Si dice che sia sparita dalla circolazione, che si nasconda, che a volte riappaia qua e là, nella letteratura americana, in quella francese, a volte in quella italiana (?). Lungi da me cercare di venire a capo del problema: non so perché la situazione sia questa, né quali siano i caratteri di questa assenza illustre.

Vorrei dire, però, ...

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La tregua

Scritto da Francesco Corigliano

1486734_512471702189719_2745946854188158272_nÈ Natale. Le luci risplendon su terra e crateri e nell’aria il silenzio è d’acciaio. Le stelle del cielo – la stella cometa – son dietro le nubi di polvere nera; da Ovest arriva vibrante l’urlo di aerei da caccia leggera.
È Natale e qui giù siam stretti l’un l’altro a scaldare le schiene e le teste; i cuori stanno (né freddo né caldo) ma di malavoglia stasera.
È Natale e vorrei scavare nel fango uscir sottoterra da fuochi e tempeste e sdraiarmi in salotto tra il gatto e il divano. Vorrei che le bombe non fossero morte, e stessero a casa (loro) attorno al presepe; vorrei che i proiettili – migranti per sempre – trovassero in patria il lavoro agognato, senza cercarlo tra il collo e il costato...

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Aprile è il mese più crudele, ma manco dicembre scherza

Scritto da Francesco Corigliano

Flanders ruinHo finito ieri di leggere The Waste Land, nell’edizione BUR curata da Serpieri. Non so se sia tradotta bene rispetto ad altre – non ho fatto il confronto con altre edizioni – ma ho trovato particolarmente utili tutto l’apparato e l’introduzione, che danno buone indicazioni per interpretare quel telaio di echi e contro-echi che è ‘sto poemetto. Dalle prime quattro parti viene fuori una grande finestra sulla contemporaneità, col vetro spaccato in tanti – vorrei dire “troppi”, ma non posso – frammenti che riflettono fuori, che riflettono dentro, che riflettono altri frammenti, e altri vetri, e così via.

Serpieri esprime dei dubbi sul senso del finale (la quinta parte, What the thunder said) della Terra desolata...

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1522 è il numero antiviolenza donne

Scritto da Nunzia Procida

10807852_10204470258348458_452143173_nCi sono donne che sbattono contro le porte; ci sono donne che cadono dalle scale; ci sono donne che restano impigliate con la collana di perle alla maniglia del mobile della cucina. Queste donne qui sono tutte confuse, imbranate, incapaci, distratte. Sono così distratte da mettere a repentaglio la propria vita quasi ogni giorno. Ci sono donne che sbattono contro le porte e, poiché non possono mostrare agli altri il loro essere assonnate, passano una mattinata in bagno a coprirsi l’occhio nero.

Ci sono donne capaci di far perdere il lavoro al proprio marito; donne che proprio non riescono a stare zitte; donne che proprio non capiscono che non bisogna uscire di casa da sole, al pomeriggio, foss’anche per andare in Chiesa o appresso a una processione.

Ci sono donne che vorrebbero studia...

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Un’ora sola ti vorrei (A. Marazzi, 2002)

Scritto da Nunzia Procida

“Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo «proprio come è stato davvero». Vuole dire impossessarsi di un ricordo così come balena in un attimo di pericolo”[1].

10807914_10204413753455871_1549989415_nAlla ricomposizione del ricordo della madre, Alina Marazzi dedica il suo Un’ora sola ti vorrei. Il film si propone come strumento di ri-costruzione della relazione madre-figlia; un coraggioso atto d’amore che prende il via dalle bobine amatoriali girate dal nonno, l’editore Ulrico Hoepli, fin dal 1926. Fra queste, Alina ritrova, quasi riscopre, il volto della madre Liseli, morta suicida nel 1972, lasciando la figlia di soli 7 anni.

Il titolo, Un’ora sola ti vorrei, dichiara quindi l’aspirazione a un possesso fisicamente impossibile, seppur limitato nel tempo. 10799839_10204413752975859_30081937_nIl film dura, infatti, meno di un’ora...

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Processo alla cultura e cultura pro-cesso

Scritto da Francesco Corigliano

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Un tipico gabinetto di lettura

Chiedo preventivamente scusa per il pezzo un po’ scazzoso. Ma d’altronde chi se ne frega.

Stasera ho appreso fortuitamente da “Che tempo che fa” che ieri s’è svolto questo simpatico processo contro il liceo classico, durante il quale Umberto Eco ha preso le parti della difesa e l’economista Andrea Ichino quelle dell’accusa. In buona sostanza bisognava verificare, per giuoco e ischerzo, se il liceo classico va ancora bene ora che siamo nel 2014 e se non sia piuttosto un’anticaglia.

Nel caso in cui potesse interessare a qualcuno, questo processo mattacchione s’è concluso con l’assoluzione del liceo classico perché “il fatto non sussiste” – cioè il liceo classico non fa superschifo e non è megainutile – ma ha fatto emergere la necessità di rifor...

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#sonostatoio

Scritto da Alberto De Luca

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“Sentenza”

L’Inferno è quanto di più umano possa esistere. Ovviamente non sto parlando di quell’enorme imbuto collocato sotto Gerusalemme in cui il Sommo Poeta intraprese la sua catabasi, ma di qualcosa di molto vicino a noi, più di quanto noi stessi possiamo pensare. L’Inferno nostrano sono le carceri, quelle enormi bolge dove lo Stato che si vanta di aver dato i natali a Cesare Beccaria rinchiude in condizioni di totale disumanità persone che molto spesso in quelle prigioni non dovrebbero nemmeno starci e che invece ci piombano dentro a causa di leggi bigotte e oscurantiste (vedi la famigerata “Bossi-Giovanardi”), figlie di una classe politica altrettanto bigotta ed oscurantista.

Una di queste persone (persone, non bestie, non scarti della società, persone) era Stefano Cucc...

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