Category Letteratura

Il caos non detto. “Il grande dio Pan” di Arthur Machen

Scritto da Francesco Corigliano

tumblr_mcjh4mgFyv1rpckauUna parte della letteratura subisce uno strano destino: può continuare ad essere letta e vissuta per molto tempo, diventando un classico (così li chiamano), ma soltanto grazie alle etichette che le sono state apposte sopra. Taluni libri, insomma, vengono considerati importanti perché particolarmente influenti in un certo settore o in un certo genere, e non nella letteratura tout court.
Capita così che un romanzo come Il grande dio Pan di Arthur Machen (qui il link al testo in inglese) venga tramandato oggi come un’opera importante nel genere fantastico e orrorifico; e capita però pure che altri romanzi, affini a quello di Machen per varie ragioni, siano riusciti ad emergere dalla “classicità di genere” assurgendo a riconosciuti capolavori di tutta la letteratura. Penso a Lo str...

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Il tempo dei miracoli crudeli

Scritto da Elena Vetere

solarisIncuriosita dai primi dieci minuti dell’omonimo film di Andrej Tarkovskij, ho acquistato Solaris di Stanisław Lem (1961), scrittore di Leopoli cresciuto a Cracovia, serbando la netta convinzione che non sarebbe stata una lettura esclusivamente riconducibile alla dimensione fantascientifica, cui pur strettamente appartiene.

Effettivamente, per assaporare bene il romanzo, non si può non ricorrere a più chiavi di lettura, prima tra tutte quella epistemologica – col perenne interrogativo sull’effettiva possibilità di raggiungere un pur minimo livello di conoscenza, di comprensione della “realtà solariana”, rendendo chiaro come Solaris non miri soltanto ad attrarre l’attenzione dei lettori di fantascienza, ma anche quella di coloro i quali abbiano la gioia, la volontà e la pazienza d...

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“Il giocatore” – e il gioco – di Dostoevskij

Scritto da Francesco Corigliano

il-giocatore-di-f-dostoevskij_3ec3492f3aec789a311348203132a170Appare chiaro sin dalle prime pagine che Il giocatore risente della strana vicenda che portò alla sua stesura. Nel bel mezzo del lavoro su Delitto e castigo, al povero Fëdor (o FIODOR, come figura sulla mia vetusta edizione BUR) viene chiesto di scrivere in un mese un bel romanzo da gettare in pasto all’editoria, per pagare i suoi debiti di gioco. La vicenda è curiosa e potete leggerla benissimo da qualche altra parte, ma dato che mi sento buono vi segnalo qui alcuni punti che ci permettono di capire come questo lavoro non sia semplicemente il frutto d’una urgenza o del bisogno di big money...

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Walpole e il caos di Otranto

Scritto da Francesco Corigliano

otranto-01Tutti hanno un amico un po’ incoerente e bislacco, uno di quelli che racconta storie piene zeppe di fatti, nomi e posti improbabili – storie e che quando abbiamo finito di sentirle ci sembrano, nonostante tutto (e incredibilmente) coerenti. Ebbene, anche nel 1764 qualcuno doveva avere un amico così, un amico di nome Horace Walpole – uno che pensò bene di pubblicare quella roba stranissima e strampalata che è Il castello di Otranto. Se nel XVIII secolo avessi avuto una wunderkammer ci avrei piazzato anche questo piccolo libricino, un miscuglio di temi protoromantici in ambientazione medievaleggiante, incastrato su una struttura da romanzo alessandrino; una massa traballante che davvero trabocca di cose ed eventi, al punto da sembrare spesso poco più che un canovaccio per un romanzo...

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La salsiccia, racconto di Frank Dürrenmatt

Scritto da antecritica

plate-illustrationUn tale ammazzò la moglie e ne fece salsicce. Il fattaccio si riseppe. Il tale fu arrestato. Fu rinvenuta un’ultima salsiccia. L’indignazione fu grande. Il giudice supremo del paese avocò il caso a sé. L’aula del tribunale è luminosa. Il sole irrompe dalle finestre. Le pareti sono specchi abbaglianti. La gente è una massa in ebollizione. L’aula ne è piena. Stanno seduti sui davanzali delle finestre. Sono appesi ai lampadari. Sulla destra luccica la testa pelata del pubblico accusatore. È rossa. Il difensore è a sinistra. Porta occhiali dalle lenti finte. L’accusato siede fra due poliziotti. Ha grandi mani. Le dita orlate di blu. Su tutti troneggia il giudice supremo. La sua toga è nera. La barba una bandiera bianca. Seri gli occhi. Chiara la fronte. Irte le sopracciglia...

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Editoria e (iper?)indipendenza

Scritto da Francesco Corigliano

fotoMaltaBastarda-620x412Riporto giusto un piccolo spunto, sul quale suppongo sarebbe necessario riflettere con calma e anche più abbondantemente di quanto posso fare io qui e ora.

Facciamo finta che le case editrici servano a selezionare i testi migliori (sto facendo finta) e a renderli disponibili al maggior numero possibile di persone interessate. Facciamo finta che le case editrici servano da setaccio, per isolare tra tanta produzione mediocre quella che è realmente meritevole. Ipotizziamo quindi che le case editrici abbiano l’autorità e la capacità critica di poter operare una scelta, di qualificare il valore di un prodotto culturale.

Prendiamo ora l’autopubblicazione digitale, quella cosa che a un certo punto ti fai da solo un ebook con le tue cose e lo pubblichi in giro su blog e siti, o lo vendi su A...

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Wells, ciechi, ragni e formiche

Scritto da Francesco Corigliano

formiche_tagliafoglieRecentemente mi sono capitati sotto mano tre racconti brevi di H. G. Wells, Nel Paese dei ciechi (1904), La valle dei ragni (1903) e L’impero delle formiche (1911). Sono contenuti in due distinti volumetti Adelphi della collana “Biblioteca minima”, entrambi muniti di un commento di Sandro Modeo – il quale ci assicura che tutti insieme costituiscono un trittico sul tema del “superorganismo” e sul senso di comunità.
Il che mi sembra abbastanza plausibile, sebbene Wells affronti la questione con un approccio diverso di volta in volta. Infatti, pare che questo superorganismo rappresenti un’integrazione sociale da cui l’uomo si tiene (a torto, a ragione, o per sbaglio) ben lontano, descritta attraverso l’opposizione tra gli esseri umani stessi e le creature che devono fronteggiare...

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Epica videoludica

Scritto da Francesco Corigliano

4thL’altro giorno stavo andando dal fruttivendolo e mentre ero per strada un tizio, tutto preso da una discussione con altri tizi, si è messo a urlare dicendo: “e l’epica? Che fine ha fatto l’epica?”

Già, che fine ha fatto l’epica? Dall’ortolano non c’era, e d’altronde non lo si può biasimare per questo. Sembra infatti che quello che fino a pochi secoli fa uno dei generi portanti, abbia fatto le valigie per abbandonare libri e libretti. Si dice che sia sparita dalla circolazione, che si nasconda, che a volte riappaia qua e là, nella letteratura americana, in quella francese, a volte in quella italiana (?). Lungi da me cercare di venire a capo del problema: non so perché la situazione sia questa, né quali siano i caratteri di questa assenza illustre.

Vorrei dire, però, ...

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Aprile è il mese più crudele, ma manco dicembre scherza

Scritto da Francesco Corigliano

Flanders ruinHo finito ieri di leggere The Waste Land, nell’edizione BUR curata da Serpieri. Non so se sia tradotta bene rispetto ad altre – non ho fatto il confronto con altre edizioni – ma ho trovato particolarmente utili tutto l’apparato e l’introduzione, che danno buone indicazioni per interpretare quel telaio di echi e contro-echi che è ‘sto poemetto. Dalle prime quattro parti viene fuori una grande finestra sulla contemporaneità, col vetro spaccato in tanti – vorrei dire “troppi”, ma non posso – frammenti che riflettono fuori, che riflettono dentro, che riflettono altri frammenti, e altri vetri, e così via.

Serpieri esprime dei dubbi sul senso del finale (la quinta parte, What the thunder said) della Terra desolata...

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“Le mura di Anagoor” di Dino Buzzati

Scritto da antecritica

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Venticinque anni fa cadeva il Muro di Berlino. Oggi abbiamo voluto ricordarlo così, con un racconto di Buzzati. 

Nell’interno del Tibesti una guida indigena mi domandò se per caso volevo vedere le mura della città di Anagoor, lui mi avrebbe accompagnato. Guardai la carta ma la città di Anagoor non c’era. Neppure sulle guide turistiche, che sono così ricche di particolari, vi si faceva cenno. Io dissi: «Che città è questa che sulle carte geografiche non è segnata?». Egli rispose: «È una città grande, ricchissima e potente ma sulle carte geografiche non è segnata perché il nostro Governo la ignora, o finge di ignorarla. Essa fa da sé e non obbedisce. Essa vive per conto suo e neppure i ministri del re possono entrarvi. Essa non ha commercio alcuno con altri paesi, prossimi o lontani...

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