Category Racconti

Lunga vita al Re

Scritto da Francesco Corigliano

6794214174idvQQuella sera le stelle brillarono in modo convulso, e si allinearono. Egli non credeva che il momento potesse giungere a quel modo: pensava che i cancelli si sarebbero aperti nel sogno, o nelle tremolanti visioni che accompagnano l’agonia.
Ma il palazzo apparve, ed egli non poté che incamminarsi per raggiungerlo lungo la città di mezzogiorno. Era un edificio grande, bianco di marmo e ornato di alabastro; i suoi otto portoni si stagliavano sulla grande facciata, e attorno ad essi si affaccendavano mercanti, guardie e lavandaie. Raggiunse il fresco degli androni, e lì fu subito accolto da uno dei maggiordomi; questi portava una livrea scura con ricami d’oro, e sul petto recava cucita l’araldica del Principe.
“Sua Altezza il Principe Suino la attende nelle sue stanze...

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Il sapore del dubbio

Scritto da Francesco Corigliano

salumi_3Oggi è giovedì. Il giovedì faccio la spesa. Sono uscito di casa, ho camminato per cinque minuti, sono entrato nell’alimentari. Faccio la fila al banco salumi. Ignazio, il mio commesso di fiducia, mi guarda sorridendo. Tocca a me.
“Mi dica, mi dica tutto” sorride, con quei suoi occhi buoni e comprensivi, con quei baffi amorevoli.
“Allora Ignazio” gli dico io – e che emozione – “Ignazio, per cortesia, una mozzarella, e due etti di prosciutto”.
“Parma?” e quelle sillabe profumano come una caprese ben condita. Sorrido. “Sì”, faccio, “sì, un Parma di quelli belli”.
Inizia il rituale. Con mani sicure Ignazio acchiappa il prosciutto, lo depone sull’affettatrice, accende la lama vorticante che con grazia tira via la prima fetta sull’incarto già pronto...

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Quel che c’è dopo

Scritto da Francesco Corigliano

tarr2“E adesso?”
Goffredo guarda il comandante, mentre anche l’ultima pietra dell’ultima torre del castello abbattuto smette, infine, di rotolare.
“E adesso?” dicono anche gli altri uomini, col respiro che si fa meno affannoso, e il sudore che inizia ad asciugarsi.
“Adesso” fa Carlo, rinfoderando l’arma, “beh, adesso, adesso abbiamo finito”.
“E che si fa?”
“Come che si fa” sbotta lui, non riuscendo ad alzare troppo la voce, “si festeggia, si fa baldoria. O no? Sono due anni che noi si aspetto questo momento” prosegue poi, indicando il maniero distrutto, i vessilli in terra, i popolani che già accorrono festosi, “ora ci si gode la fama e la gloria, credo io. O no?”
Goffredo annuisce, tira su un sorriso leggero. “Eh sì, hai ragione, comandante...

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La torre

Scritto da Francesco Corigliano

Dark-towerSi ergeva la ferrea torre, incastonata nella sua conca di scuro metallo, innalzandosi possente e monolitica. Erosa, sporca, eppure impressionante nell’aspetto e nell’imponenza, dominava la vallata d’acciaio in cui era stata inserita, come precipitata, chissà quanti secoli prima. Ai confini della vallata, alte quanto l’edificio, stavano le incredibili mura, metalliche anch’esse e fuse in un’unica colata da artefici ignoti, provenienti forse da luoghi lontani.
D’un tratto, qualcosa sulla cima della torre millenaria si mosse; s’udì un borbottio, un gorgogliare confuso; poi dalla sommità colò un fluido nero, denso, incandescente, striato di sinistre venature brune...

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Zio Ettore

Scritto da Nunzia Procida

11291993_10205736911694000_877457599_nNo, io zio Ettore non me lo ricordo. Non me le posso ricordare: non ero ancora nata quando è morto. Nemmeno mio padre se lo ricorda: persino la foto in bianco e nero sulla sua lapide impedisce di ricostruire i colori del suo viso. Mio nonno diceva sempre che suo fratello era alto, biondo, con gli occhi azzurri o forse verdi; ma verde chiaro però: non come i suoi che erano sì verdi, ma verde bottiglia che, a guardarli bene, sembravano più marrone che verdi. Era alto zio Ettore; era alto assai. Era un bell’uomo, forte e gli piacevano più le donne del vino. Gli piacevano talmente tanto le femmine che persino il giorno che fu sparato era con una di loro: la moglie di Tanuccio, il tale che lo ammazzò...

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La salsiccia, racconto di Frank Dürrenmatt

Scritto da antecritica

plate-illustrationUn tale ammazzò la moglie e ne fece salsicce. Il fattaccio si riseppe. Il tale fu arrestato. Fu rinvenuta un’ultima salsiccia. L’indignazione fu grande. Il giudice supremo del paese avocò il caso a sé. L’aula del tribunale è luminosa. Il sole irrompe dalle finestre. Le pareti sono specchi abbaglianti. La gente è una massa in ebollizione. L’aula ne è piena. Stanno seduti sui davanzali delle finestre. Sono appesi ai lampadari. Sulla destra luccica la testa pelata del pubblico accusatore. È rossa. Il difensore è a sinistra. Porta occhiali dalle lenti finte. L’accusato siede fra due poliziotti. Ha grandi mani. Le dita orlate di blu. Su tutti troneggia il giudice supremo. La sua toga è nera. La barba una bandiera bianca. Seri gli occhi. Chiara la fronte. Irte le sopracciglia...

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Spifferi

Scritto da Francesco Corigliano

Pane_di_farro21Io faccio il panettiere. È un mestiere antico, più che dignitoso, che mi garantisce buoni guadagni e di conseguenza un buon stile di vita. Un buon stile di vita implica, tutti ne converranno, il possesso di una casa sicura e comoda. A questo ho pensato molte volte, stanotte, quando ho sentito sul collo il soffio leggero di uno spiffero.
Una casa comoda infatti non ha né correnti d’aria, né umidità, né spifferi; e la mia, se è per questo, non ne ha mai avuti prima di stasera. È un appartamento rispettabile, proprio sopra il mio panificio; ha il soggiorno, la tv al plasma, il frigorifero e tutto il resto. Gli infissi, che effettivamente ho cambiato otto anni fa, mi sono sempre sembrati efficienti e impossibili da superare anche per il più piccolo alito di vento.
Eppure, stasera, s...

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La tregua

Scritto da Francesco Corigliano

1486734_512471702189719_2745946854188158272_nÈ Natale. Le luci risplendon su terra e crateri e nell’aria il silenzio è d’acciaio. Le stelle del cielo – la stella cometa – son dietro le nubi di polvere nera; da Ovest arriva vibrante l’urlo di aerei da caccia leggera.
È Natale e qui giù siam stretti l’un l’altro a scaldare le schiene e le teste; i cuori stanno (né freddo né caldo) ma di malavoglia stasera.
È Natale e vorrei scavare nel fango uscir sottoterra da fuochi e tempeste e sdraiarmi in salotto tra il gatto e il divano. Vorrei che le bombe non fossero morte, e stessero a casa (loro) attorno al presepe; vorrei che i proiettili – migranti per sempre – trovassero in patria il lavoro agognato, senza cercarlo tra il collo e il costato...

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Le albe

Scritto da Francesco Corigliano

1390636_382662818503942_1129493379_nAllora sono andato attraverso l’accampamento. Il cielo era buio come attorno, e a Est si addensava il temporale.
Sono passato tra i soldati che giocavano a dadi e uno di loro si è voltato verso di me, mi ha parlato, ma io non ho capito cosa stesse dicendo. La battaglia veniva il giorno dopo e la notte era di veglia per tutti.
Sono andato dal cuoco e lui stava pulendo le marmitte. – La guerra è giusta – mi ha detto sgranando gli occhi, – perché i nostri figli e le nostre donne e i nostri padri hanno bisogno di cibo e noi dobbiamo avere i campi e le bestie. La guerra brucia tutto e rende tutto cadavere immangiabile. Ma poi viene sempre la pace, come vengono i fiori dalle radici sporche, e la pace vale il prezzo di tutto. La pace è il frutto da mangiare, la guerra il lavoro per ottenerlo...

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“Le mura di Anagoor” di Dino Buzzati

Scritto da antecritica

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Venticinque anni fa cadeva il Muro di Berlino. Oggi abbiamo voluto ricordarlo così, con un racconto di Buzzati. 

Nell’interno del Tibesti una guida indigena mi domandò se per caso volevo vedere le mura della città di Anagoor, lui mi avrebbe accompagnato. Guardai la carta ma la città di Anagoor non c’era. Neppure sulle guide turistiche, che sono così ricche di particolari, vi si faceva cenno. Io dissi: «Che città è questa che sulle carte geografiche non è segnata?». Egli rispose: «È una città grande, ricchissima e potente ma sulle carte geografiche non è segnata perché il nostro Governo la ignora, o finge di ignorarla. Essa fa da sé e non obbedisce. Essa vive per conto suo e neppure i ministri del re possono entrarvi. Essa non ha commercio alcuno con altri paesi, prossimi o lontani...

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