Category Racconti

“Le mura di Anagoor” di Dino Buzzati

Scritto da antecritica

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Venticinque anni fa cadeva il Muro di Berlino. Oggi abbiamo voluto ricordarlo così, con un racconto di Buzzati. 

Nell’interno del Tibesti una guida indigena mi domandò se per caso volevo vedere le mura della città di Anagoor, lui mi avrebbe accompagnato. Guardai la carta ma la città di Anagoor non c’era. Neppure sulle guide turistiche, che sono così ricche di particolari, vi si faceva cenno. Io dissi: «Che città è questa che sulle carte geografiche non è segnata?». Egli rispose: «È una città grande, ricchissima e potente ma sulle carte geografiche non è segnata perché il nostro Governo la ignora, o finge di ignorarla. Essa fa da sé e non obbedisce. Essa vive per conto suo e neppure i ministri del re possono entrarvi. Essa non ha commercio alcuno con altri paesi, prossimi o lontani...

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La notte

Scritto da Francesco Corigliano

Lake_Tahoe_at_night_2– Vedi che stasera faccio la notte.
Allora lui la vide innalzarsi, tetra e solenne, immensa sopra i tetti della città, e stender le sue mani a formare il buio tra le dita, afferrarlo, e plasmarlo, stenderlo sulla sconfinata volta celeste per tingerla del nero abissale che è proprio del vuoto. E poi, raccogliendosi dai capelli piccoli granelli di luce, spargerli schizzandoli sul cielo, in geometrie strane e complesse, creando le stelle. Quando gliene rimasero pochi granuli, ancora appiccicati alla mano, li stese con un solo gesto in una grande striscia, la via Lattea.
Osservò poi le case, e le piccole luci alle finestre che già si accendevano; inspirò profondamente, e soffiò sui vicoli, sulle piazze, tirando il vento e l’aria umida che la notte, agli angoli delle strade più solitarie, aff...

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Che la spada

Scritto da Francesco Corigliano

semicolonI due cavalieri salirono sul torrione. Nel cielo, il tramonto; nella valle, i piccoli paesi del feudo, che iniziavano ad accendersi di torce e fiaccole. Giordio, stringendosi nell’armatura, sospirò. – Che bellezza.
Aldano lo guardò di sottecchi, poggiando una mano sull’elsa della spada. – Già… – fece, a bassa voce.
L’altro lo guardò. – Cosa c’è?
– Niente…
– Devi dirmi qualcosa?
– No, niente, davvero…
Giordio si scosse un poco. – Aldano, parla.
– …
– Ah, allora è così – fece allora voltandosi a fronteggiare l’altro, – è così che andrà. Senza avvertimenti, direttamente qui, sul torrione.
– Di che parli?
– Lo sai benissimo.
– Non capisco…
– Ah, vedi? Ecco che lo fai di nuovo. Quei punti sospensivi vogliono dire solo una cosa.
Aldano non si scompose...

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L’altra metà della mela

Scritto da Caterina Legname

10531326_10204392840327037_1982530494_nQual è il fine ultimo della vita?

Questa è la domanda che molti si pongono da secoli, da millenni.

Secondo la maggioranza è l’amore.

Durante il simposio, prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.”(Platone)

Questa ricerca sembra più facile a dirsi che a farsi. Alcuni ci riescono, altri no.

E poi ci sono io. Che mi son ritrovata con una mezza mela che non avevo né chiesto ne cercato.

Ma andiamo con ordine.

Conobbi una ragazz...

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Acque benedette: usi e consumi del nuovo millennio

Scritto da Caterina Legname

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Cattolico (a volte bigotto), ateo, agnostico, “credo a modo mio”, “credo ma non nella Chiesa”; in qualunque categoria tu ti riconosca, una cosa è certa: sarai venuto a contatto, almeno una volta nella vita, con dell’acqua benedetta (che non fosse quella del battesimo).

Potrebbe essere accaduto in tanti modi. Ma è più facile se vivi in uno di quei paesini dove è ancora tradizione che il parroco (solitamente rincoglionito), nel periodo pasquale, giri casa per casa con a seguito una marmaglia di bambini pre o post Prima Comunione, speranzosi – di solito invano – di ricevere una percentuale anche minima delle offerte che il prete racimola tra una pia chiacchiera e l’altra.

Se rientri in questa categoria, allora i tuoi dubbi sulla religione si sono fatti vivi sin da piccolo, ...

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Escapologia

Scritto da Erman Petrescu

Sunny, di Mu Boyan

Capitò che un’auto lo prese in pieno mentre attraversava la strada. L’urto lo spinse sul parabrezza, mandandolo in frantumi. F* rotolò a terra, fermandosi sul marciapiede. L’ultima immagine, prima di svenire, fu quella del cofano schiacciato dall’urto, e la sua spesa giornaliera sparsa per la strada. Tanto gli bastò per capire che fino ad allora aveva sbagliato vita.

Un segno divino. O una più laica illuminazione: F* si svegliò in ospedale convinto che la dieta che avrebbe dovuto iniziare da quel giorno era un grosso sbaglio che avrebbe potuto pagare con la vita. E l’incidente che gli era capitato lo aveva illuminato sulla questione: era vivo grazie al suo sovrappeso...

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La veglia

Scritto da Francesco Corigliano

Tutti al funerale mi guardavano con aria strana, qualcuno addirittura sgranava gli occhi al mio passare: la cosa mi metteva molto in soggezione, ma dopo un po’ di tempo avevano smesso di fissarmi.
Devo avere propria un’aria stralunata, pensavo. In effetti, mi dicevo, la dipartita del povero zio mi ha molto colpito, avrò un aspetto stravolto.
Mi sedetti in prima fila per dare l’idea del nipote affezionato, accanto a quella cugina che proprio non sopporto, boriosa snob che non è altro, e alla zia di cui non ricordo mai il nome. Ida, forse.
 Non è che non mi importasse realmente dello zio, però, è che in quel momento avevo voglia di mostrarmi coinvolto. Tutto qui.
Non lo so perché...
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Lo sgambetto

Scritto da Francesco Corigliano

 Qualche giorno fa sono inciampato. Ero in giardino e stavo camminando sul prato, quando ho colpito qualcosa col piede e sono quasi caduto. Per fortuna non ho perso del tutto l’equilibrio. È stato, credo, perché ho una certa padronanza del mio corpo. Sempre avuta. Comunque mi sono girato e ho cercato per terra il punto in cui ero incespicato.
C’era una pietra, piccola, mezza coperta dall’erba. Mai vista prima. Mi ha dato molto, molto fastidio. Molta rabbia, direi. L’avrei voluta prendere e lanciare via, in alto nel cielo, nello spazio. Però mi sono limitato a darle un calcio.
Non l’avessi mai fatto. Le stelle le ho viste io, non lei. La pietra è rimasta al suo posto, tranquilla, mentre le mie ossa del piede si son tutte spostate. Lussate, credo, almeno tre dita. L’alluce no...
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La macchina

Scritto da Francesco Corigliano

– Si può, Gandoni?
– Come no, Zambini. Vieni, vieni.
L’uomo avanzò attraverso lo studio. Mingherlino, stempiato, con un baffetto di quelli che paiono voler nascondere qualcosa, o ostentarla. Portava un semplice pantalone grigio e una camicia bianca, stringendo tra le mani una cartelletta di cuoio.
L’editor lo aspettava oltre una spartana scrivania metallica. Era robusto, sudaticcio, mezzo appiccicato alla poltrona di finta pelle. Con un gesto indicò a Zambini una seggiola, e l’altro vi s’accomodò.
Rimasero a osservarsi, per alcuni secondi. Entrambi montavano un sorriso poco convinto. Durò poco, però.
– Allora, Zambini, che m’hai portato?
L’uomo aprì la cartella e tirò fuori un gruppo di fogli, stampati a caratteri fitti...
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Garuda

Scritto da Francesco Corigliano

Giangiorgio si affacciò alla finestra e vide che, sulla collina – la solita collina, sempre la stessa, che stava lì da secoli a sovrastare la città, con in cima i suoi sette alberi – su uno dei cipressi più alti, era spuntato qualcosa; un’ombra, una massa, che da lontano – erano almeno trecento metri – e nel buio della sera senza luna non si riusciva a riconoscere, ma che doveva essere, evidentemente, un grosso volatile.
– Una civetta, forse, o magari un barbagianni – disse fra sé e sé, sovrappensiero. Marco, seduto lì vicino in poltrona, lo udì.
– Cosa?
–  Dico, sembra ci sia un affare, lì, un grosso affare.
– Finanza?
– Ma no, c’è un uccello, guarda lì sotto.
Marco venne alla finestra per verificare, e appurò che, in effetti, tra i rami si vedeva distintamente ...
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