Category Recensioni

‘Post-Apocaliptic-Punk’

Scritto da Luca Vecchio

Qual è il posto migliore per immaginare uno scenario post-apocalittico?vietcong1

Io banalmente partirei dagli USA, magari è un’idea un po’ stereotipata ma credo che il mondo degli yankees sia un ottimo scenario. Poi potrei immaginarmi, sempre lavorando di stereotipi, gran parte del nord ed ovest europeo, oserei anche con una bella megalopoli asiatica, magari cinese come Ordos.
Però insomma, diciamocelo, anche viaggiando con la fantasia l’ultimo dei posti immaginabili potrebbe essere il Canada, in particolare Calgary, ridente città industrializzata che al massimo ha ispirato quel bonaccione e romanticone di Bon Iver. Eppure Calgary è il luogo di partenza dei Viet Cong, è lo scenario preferito da cui Matt Flegel trae ispirazione per i propri testi, il proprio immaginario e le sonorità intense...

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Walpole e il caos di Otranto

Scritto da Francesco Corigliano

otranto-01Tutti hanno un amico un po’ incoerente e bislacco, uno di quelli che racconta storie piene zeppe di fatti, nomi e posti improbabili – storie e che quando abbiamo finito di sentirle ci sembrano, nonostante tutto (e incredibilmente) coerenti. Ebbene, anche nel 1764 qualcuno doveva avere un amico così, un amico di nome Horace Walpole – uno che pensò bene di pubblicare quella roba stranissima e strampalata che è Il castello di Otranto. Se nel XVIII secolo avessi avuto una wunderkammer ci avrei piazzato anche questo piccolo libricino, un miscuglio di temi protoromantici in ambientazione medievaleggiante, incastrato su una struttura da romanzo alessandrino; una massa traballante che davvero trabocca di cose ed eventi, al punto da sembrare spesso poco più che un canovaccio per un romanzo...

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Perché la Calabria?

Scritto da Francesco Corigliano

17197_836311016454077_7168085025997508375_nLa scorsa settimana mi è capitato tra le mani Perché la ‘ndrangheta, un breve pamphlet di Alessandro Tarsia, appena pubblicato dalla Pungitopo – una casa editrice dal nome, in questo caso, ben azzeccato.

Il libro di Tarsia, in effetti, infastidisce. Un fastidio appunto pungente, acuto, che prende qua e là. È uno di quei testi confezionati apposta, mirato, per bruciacchiare l’orgoglio di tutto e tutti. E il bello (o il brutto?) è che la Calabria non se lo merita, e insieme se lo merita eccome.

Perché è chiaro, infatti, che ci siano tante Calabrie...

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Eravamo quattro amici al bar e non sapevamo cosa volevamo cambiare

Scritto da Nunzia Procida

Ieri mattina, mentre navigavo nel vasto oceano della rete, mi sono ritrovata, inconsapevolmente, a vedere “Cara ti amo”, un film di Gian Paolo Vallati del 2011 che racconta la storia di quattro amici di vecchia data single e delusi dalle rispettive storie d’amore finite, come prevedibile, male. Il titolo ammicca all’omonima canzone di Elio e le Storie Tese sul cui testo sembrano costruirsi i quattro protagonisti: Rosario, Stefano, Paolo e Raffaele.

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Il film inizia con una didascalia, “Ogni giorno, in Italia, circa 100.000 donne ricevono un invito al ristorante”, cui segue un montaggio di tre incontri nello stesso ristorante fra Rosario, autore televisivo prima e teatrale poi, e tre sue “ospiti”: una finta autonoma femminista, un’eterna indecisa, una logorroica...

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Wells, ciechi, ragni e formiche

Scritto da Francesco Corigliano

formiche_tagliafoglieRecentemente mi sono capitati sotto mano tre racconti brevi di H. G. Wells, Nel Paese dei ciechi (1904), La valle dei ragni (1903) e L’impero delle formiche (1911). Sono contenuti in due distinti volumetti Adelphi della collana “Biblioteca minima”, entrambi muniti di un commento di Sandro Modeo – il quale ci assicura che tutti insieme costituiscono un trittico sul tema del “superorganismo” e sul senso di comunità.
Il che mi sembra abbastanza plausibile, sebbene Wells affronti la questione con un approccio diverso di volta in volta. Infatti, pare che questo superorganismo rappresenti un’integrazione sociale da cui l’uomo si tiene (a torto, a ragione, o per sbaglio) ben lontano, descritta attraverso l’opposizione tra gli esseri umani stessi e le creature che devono fronteggiare...

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Even if it’s too bright, don’t cover your eyes

Scritto da Luca Vecchio

coverHo scoperto Mike Hadreas (in arte Perfume Genius) pochissimo tempo fa, giusto il tempo di perdermi un suo, a quanto pare, bellissimo concerto in un localino sgangherato nella periferia di Londra quest’estate.

L’aver mancato quel concerto, e la passione che la mia amica andata al “famoso” concerto prova per lui, mi ha spinto ad avvicinarmi a Mike. È stato colpo di fulmine al primo ascolto, la fragilità e allo stesso tempo l’arroganza di Hadreas mi hanno catturato. Per questo ho voluto parlare della forte lucentezza che sprigiona il suo ultimo lavoro, Too bright, perché per me è ancora più lucente e calda come sa essere solo un amore nuovo e non ancora corrotto...

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Un’ora sola ti vorrei (A. Marazzi, 2002)

Scritto da Nunzia Procida

“Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo «proprio come è stato davvero». Vuole dire impossessarsi di un ricordo così come balena in un attimo di pericolo”[1].

10807914_10204413753455871_1549989415_nAlla ricomposizione del ricordo della madre, Alina Marazzi dedica il suo Un’ora sola ti vorrei. Il film si propone come strumento di ri-costruzione della relazione madre-figlia; un coraggioso atto d’amore che prende il via dalle bobine amatoriali girate dal nonno, l’editore Ulrico Hoepli, fin dal 1926. Fra queste, Alina ritrova, quasi riscopre, il volto della madre Liseli, morta suicida nel 1972, lasciando la figlia di soli 7 anni.

Il titolo, Un’ora sola ti vorrei, dichiara quindi l’aspirazione a un possesso fisicamente impossibile, seppur limitato nel tempo. 10799839_10204413752975859_30081937_nIl film dura, infatti, meno di un’ora...

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Conrad oltre l’ombra

Scritto da Francesco Corigliano

Silhouette_of_ship_at_sea_at_night,_near_Ketchikan,_Alaska._-_NARA_-_297805La linea d’ombra pare uno di quei testi necessari, che bisogna scrivere per bisogno. È lo stesso Conrad a dirlo, mi sembra, neanche tanto tra le righe, in una nota introduttiva del 1920. Del resto il sottotitolo del romanzo, “Una confessione”, non lascia adito a molti dubbi: il limite andava raccontato, la soglia doveva essere descritta.

E se in Cuore di tenebra Conrad racconta l’orrore – quello che annichilisce Kurtz, che distrugge tutto l’Occidente – ne La linea d’ombra descrive la maturazione che a quell’orrore prelude e che consente – deve consentire – di sopportare e superare...

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David Grossmann – Che tu sia per me il coltello

Scritto da Annarita Lista

Cgrossman1i sono coppie incapaci di guardarsi negli occhi e dirsi quanto si amano o quanto si odiano, di scherzare tra loro, di condividere gioie e dolori, pensieri e parole, esperienze e segreti. Ci sono uomini che non hanno mai detto alla propria compagna quanto desidererebbero passare una giornata intera tra le lenzuola per svuotarsi la mente e le membra e sentire le ossa baciarsi una ad una, ci sono donne che non hanno mai osato spogliarsi con la luce accesa, non hanno mai cantato a squarciagola, mai urlato al vento il nome del proprio amato. Ci sono sconosciuti, invece, che riescono a leggere una ruga, un sorriso, un ghigno, anche se visto solo di sfuggita...

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La sirène du Mississippi

Scritto da Silvio Scarpelli

10746630_10204136074314825_1804955595_oNel terzo capitolo della saga di Antoine Doinel, Baci rubati, Jean-Pierre Leaud legge un romanzo: La sirène du Mississippi. “La verità è che ho girato Baisers volés per guadagnare soldi che mi permettessero di acquistare i diritti di adattamento della Sirène” dirà Truffaut in un’intervista. Il film tratto dal romanzo di William Irish non ha il successo sperato, anche perché abbandona le atmosfere trasognanti e scanzonate per raccontare una storia di amore-morte atipica...

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