Category Recensioni

Un’ora sola ti vorrei (A. Marazzi, 2002)

Scritto da Nunzia Procida

“Articolare storicamente il passato non significa conoscerlo «proprio come è stato davvero». Vuole dire impossessarsi di un ricordo così come balena in un attimo di pericolo”[1].

10807914_10204413753455871_1549989415_nAlla ricomposizione del ricordo della madre, Alina Marazzi dedica il suo Un’ora sola ti vorrei. Il film si propone come strumento di ri-costruzione della relazione madre-figlia; un coraggioso atto d’amore che prende il via dalle bobine amatoriali girate dal nonno, l’editore Ulrico Hoepli, fin dal 1926. Fra queste, Alina ritrova, quasi riscopre, il volto della madre Liseli, morta suicida nel 1972, lasciando la figlia di soli 7 anni.

Il titolo, Un’ora sola ti vorrei, dichiara quindi l’aspirazione a un possesso fisicamente impossibile, seppur limitato nel tempo. 10799839_10204413752975859_30081937_nIl film dura, infatti, meno di un’ora...

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Conrad oltre l’ombra

Scritto da Francesco Corigliano

Silhouette_of_ship_at_sea_at_night,_near_Ketchikan,_Alaska._-_NARA_-_297805La linea d’ombra pare uno di quei testi necessari, che bisogna scrivere per bisogno. È lo stesso Conrad a dirlo, mi sembra, neanche tanto tra le righe, in una nota introduttiva del 1920. Del resto il sottotitolo del romanzo, “Una confessione”, non lascia adito a molti dubbi: il limite andava raccontato, la soglia doveva essere descritta.

E se in Cuore di tenebra Conrad racconta l’orrore – quello che annichilisce Kurtz, che distrugge tutto l’Occidente – ne La linea d’ombra descrive la maturazione che a quell’orrore prelude e che consente – deve consentire – di sopportare e superare...

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David Grossmann – Che tu sia per me il coltello

Scritto da Annarita Lista

Cgrossman1i sono coppie incapaci di guardarsi negli occhi e dirsi quanto si amano o quanto si odiano, di scherzare tra loro, di condividere gioie e dolori, pensieri e parole, esperienze e segreti. Ci sono uomini che non hanno mai detto alla propria compagna quanto desidererebbero passare una giornata intera tra le lenzuola per svuotarsi la mente e le membra e sentire le ossa baciarsi una ad una, ci sono donne che non hanno mai osato spogliarsi con la luce accesa, non hanno mai cantato a squarciagola, mai urlato al vento il nome del proprio amato. Ci sono sconosciuti, invece, che riescono a leggere una ruga, un sorriso, un ghigno, anche se visto solo di sfuggita...

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La sirène du Mississippi

Scritto da Silvio Scarpelli

10746630_10204136074314825_1804955595_oNel terzo capitolo della saga di Antoine Doinel, Baci rubati, Jean-Pierre Leaud legge un romanzo: La sirène du Mississippi. “La verità è che ho girato Baisers volés per guadagnare soldi che mi permettessero di acquistare i diritti di adattamento della Sirène” dirà Truffaut in un’intervista. Il film tratto dal romanzo di William Irish non ha il successo sperato, anche perché abbandona le atmosfere trasognanti e scanzonate per raccontare una storia di amore-morte atipica...

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Reality

Scritto da Silvio Scarpelli

10728998_10204122959026951_1935052239_nAvete presente quando gli inviati dei telegiornali devono difendersi dalla massa multiforme che si compone alle loro spalle? Quando si forma una calca di gente che punta gli occhi verso la telecamera e agita la mano, salutando chissà chi (di solito è la mamma), e il povero operatore è costretto a stringere il più possibile l’inquadratura sul giornalista? Perché c’è questo bisogno spasmodico di entrare nell’immagine? Guy Debord ne “La società dello spettacolo” scrive che nella storia dell’umanità si è passati dall’essere all’avere, l’uomo si definisce nello spazio sociale in base a ciò che possiede. Il passaggio successivo è ancora più ficcante: si è passati allo stadio dell’apparire...

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Amore e Mephisto

Scritto da Luca Vecchio

giardini_di_miro_rapsodia_satanicaAvevo già visto non molto tempo fa “Rapsodia Satanica”, interessantissimo medio metraggio di Nino Oxilia del 1917. Ma quando ho saputo che i Giardini di Mirò avrebbero attinto al film per ri-musicarlo, come avevano già fatto per “Il Fuoco”, altro film muto del 1915 ad opera di Giovanni Pastrone, e dal quale hanno tirato fuori un piccolo gioiello con titolo omonimo (uno dei loro migliori lavori), ho immaginato che anche quest’ultimo lavoro sarebbe stato altrettanto interessante.

La rapsodia presentata è forse poco improvvisata, come dovrebbe prevedere una reale rapsodia, ma ne presenta comunque tutta la qualità poliedrica tipica della composizione musicale; permettendoci di cogliere spunti post-rock, slowcore, accenni new-wave, ritmi orientali, pomposità orchestrali e minimalis...

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Si alza il vento

Scritto da Isabella Mari

Si alza il vento è definibile l’ultimo saluto di Hayao Miyazaki – e non solo cronologicamente parlando, in quanto sua ultima pellicola.

Il grande maestro dell’animazione giapponese smonta pezzo dopo pezzo i marchingegni che lo hanno portato ad essere quello che è fino ad oggi, per poterli montare ancora una volta, in una differente forma, ma con una sempre inaspettata – sebbene relativamente usuale – consistente dose di magia.

10708239_10204912828364589_1241929392_nIl richiamo ad una sorta di saluto all’interno della pellicola è ben chiaro sin dall’inizio di essa: Jiro sogna il cielo, sogna di conoscere la faccia del vento per vederlo, ringraziarlo se necessario, amarlo, per quanto privo di materia tattile esso sia.

Il protagonista sogna in grande, come tutte le creature di Miyazaki e come egli stesso è solito fare.

Ma che ...

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Senza Nome ma con tante cose da dire

Scritto da Luca Vecchio

Bioscop VinileProbabilmente non è un caso che nello stesso periodo d’uscita del loro ultimo romanzo (L’armata dei Sonnambuli) i Wu Ming abbiano deciso di pubblicare un disco, in un certo modo assimilabile al libro, come se fosse una continuazione di un progetto più profondo. La cosa non sorprende affatto data la bella produzione sempre poliedrica e multimediale del collettivo.

Il titolo, Bioscop, ci introduce al tema che pervade l’album, una sorta di documentario sonorizzato che racconta le storie di (quasi) 10 uomini, tutti a loro modo, rivoluzionari...

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Can che abbaia, morde – “Infernalia” di Clive Barker

Scritto da Francesco Corigliano

LibriDiSangueConoscevo Clive Barker esclusivamente per due motivi: i videogiochi in cui l’avevo visto nominare (Clive Barker’s Jericho e Undying), e per il fatto che avesse avuto a che fare con Hellraiser. Per il resto era soltanto un nome affascinante – per quanto possa suscitare fascino uno scrittore che si chiama “abbaiatore”– che mi ero ripromesso di approfondire prima o poi.
Grazie a Erman Petrescu, infine, ho avuto modo avere un confronto diretto con il primo Libro di sangue di Barker, Infernalia (la cui prima edizione è del 1984). Divorato in tre giorni. E come si fa a non divorare questi sei racconti che, peraltro, anche di divorare trattano?
Su un substrato che prende a piene mani dalla tradizione più tipica del racconto del terrore, Barker pianta delle storie di creature demoniac...

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Bagliori tra le onde. “La lucina” di Antonio Moresco

Scritto da Francesco Corigliano

713fAQWzm9L._SL1367_L’altro giorno ho finito di leggere La lucina di Moresco, dopo che gli avvenimenti narrati qui mi avevano incuriosito. Peraltro il periodo è propizio, perché l’idea di fondo è un buon programma per l’estate: andare ad abitare da soli in un borgo abbandonato, sperduto tra le montagne, unici occupanti dell’unica casa che non sia ridotta ad un ammasso di macerie fatiscenti, distanti chilometri da qualche traccia di civiltà. Allettante, vero? E in effetti cosa potrebbe andare storto?

In realtà, quando niente va per il verso giusto è come se nulla possa veramente andare storto. È anche questo uno dei tanti sensi del romanzo di Moresco...

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