Category Recensioni

Xavier Dolan

Scritto da Fiorenzo Polito

10558449_303874539789978_716735437_oÈ indubbio che Xavier Dolan negli ultimi anni si sia imposto all’attenzione mondiale nel suo ruolo di cineasta attento, poliedrico e sorprendente.
Nato a Québec, classe 1989, il giovane rappresenta quello che a suo tempo fu definito un vero enfant prodige (vuoi per il supporto del padre – anch’egli attivo in ambito cinematografico, vuoi per inclinazione del tutto originali e personali), avvicinandosi allo schermo con la partecipazione a spot pubblicitari e lavori televisivi. Da quel momento il piccolo Xavier di strada ne ha fatta, allargando lo spettro della sua attività dal doppiaggio alla recitazione, dalla scrittura di sceneggiature alla direzione vera e propria.
Suscita certo un po’ di invidia immaginarselo, appena diciannovenne, già alle prese con il suo primo lungometraggio J’a...

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Delitti e Segreti (Kafka) – S. Soderbergh, 1991

Scritto da Annarita Lista

10567929_271227239746917_580422129_nIn prima battuta si presenta grigio, greve e soporifero. Ma se qualcuno lo scegliesse per gli effetti negativi che crede possa sortire, credo resterà fortemente deluso: presto ci si accorge che questo lungometraggio del 1991, di Steven Soderbergh, merita di essere visto fino ai titoli di coda. Uno di quei casi in cui è bello sapere tradite le proprie aspettative: 90 minuti in bianco e nero (ed in parte assai minore a colori), thriller un po’ giallo e un po’ noir, il regista si ispira liberamente alla romanzesca biografia di Franz Kafka, senza lesinare riferimenti alle sue opere più note. La ripresa di temi presenti ne Il Processo e ne Il Castello, entrambi pubblicati postumi, balzano all’occhio del lettore/spettatore allenato.

Di Kafka, interpretato in modo consapevole ed accorato...

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Holy Motors  

Scritto da Silvio Scarpelli

3In una sala cinematografica si svolge l’incipit di Holy Motors, ultima fatica del regista Leos Carax: le poltrone gremite e un pubblico dormiente (oppure sono morti?), un neonato che cammina verso lo schermo (citazione di un famigerato esperimento cronofotografico di Mayer), un mastino si muove nella sala (simbolismo bunueliano che rifiutiamo di codificare).

Leos Carax stesso svegliandosi, incuriosito dal rumore che sente, si avvicina alla parete della sua stanza aprendola tramite un congegno che collega la sua mano a una fessura meccanica.  Entrando in sala, il regista decide di ritornare al cinema, svegliandosi dal suo letargo creativo.

Il film non narra una storia, ma un ventaglio di situazioni, di potenziali racconti interpretanti dal “mutante” Oscar (Denis Lavant)...

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I soli rimasti in vita

Scritto da Fiorenzo Polito

10563513_303874643123301_645688429_nA Detroit, per antonomasia capitale della musica – ma immersa in un lugubre decadimento urbano, Adam (Tom Hiddleston) trascorre le sue notti asserragliato in casa, a tenergli compagnia un eccentrico esercito di strumenti musicale di ogni forma e dimensione, con cui egli compone con dovizia e passione musica oscura e underground. Al suo eremo, un’elegante villa d’altri tempi e dal tempo stesso corrotta, ha accesso solamente un suo ammiratore, il suo unico contatto esterno e forse in fondo anche amico, Ian (Anton Yelchin) E’ Ian che porta ad Adam tutto ciò che lui richiede – per la maggioranza altra strumentazione, ricercata e unica.

A Tangeri, Eve (Tilda Swinton) immersa nell’esotismo del Marocco, si gode la lettura di numerosi tomi – provenienti dalle più svariate epoche e scritti nel...

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Se insaponi abbastanza…

Scritto da Francesco Corigliano

fight-club-soap

Ieri ho finito di leggere Fight Club. Doveroso ricordare ai simpaticoni che leggendo stanno pensando “eheheh la prima regola del fait clebb e’ non si parla del fait clebb!!!1” che questa cosa non fa più ridere e per favore smettetela.

In effetti ci sono tante cose di cui parlare. È interessante la struttura circolare, l’andamento “a elastico” del tempo narrativo, i flash continui inframmezzati da frasi e pensieri, in un flusso di coscienza un po’ scattoso e sferragliante.

In questo senso, è singolare quanto il libro e il film abbiano, da un punto di vista stilistico, delle grosse affinità. Sarà stato bravo, Fincher, o forse solo pigro? Non so...

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L’avventura

Scritto da Silvio Scarpelli

 10449945_10203417526311574_7834036431198550508_n˂˂Se una storia è fatta di molte immagini, un’immagine potenzialmente contiene moltissime storie˃˃[i]

L’assunto di Sandro Bernardi ci consente di tracciare  direttrici che contraddistinguono l’immagine e le sue infinite potenzialità nel cinema di Antonioni.  L’utilizzo della macchina da presa, “il modo” di riprendere, non è rivoluzionario quanto il “cosa si riprende”. Antonioni avvalendosi del formato panoramico (I:I,85) rende lo spazio dilatato, crea quindi una soglia psicologica invalicabile tra i corpi e lo spazio, stretti in una morsa claustrofobica; a questo va aggiunto la destrutturazione della sequenza narrativa, dove gli elementi che non hanno una funzionalità rilevante nel racconto acquisiscono una determinata valenza fenomenologica...

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La festa dell’insignificanza, di Milan Kundera

Scritto da Nunzia Procida

10517064_10203496630608373_2003549361_nMilan Kundera è uno di quegli autori per i quali ti basta leggere due righe a caso da un suo romanzo per farti dire con sicurezza: “É Kundera!”; la sua scrittura ha una particolarità irripetibile e ogni pensiero da lui espresso ha un significato assolutamente singolare. La maggior parte delle sue opere narrative trova la sua unità in alcuni temi o motivi centrali, ripetuti ed elaborati, intrecciati a sequenze narrative differenti che restituiscono al lettore l’effetto polifonico purtroppo assente in molta letteratura contemporanea. Lo spirito del romanzo, come suggerisce lo stesso scrittore ceco naturalizzato francese, «è lo spirito della complessità. Ogni romanzo dice al lettore: “le cose sono più complicate di quanto tu pensi”...

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I sogni segreti di Walter Mitty, ovvero Elogio della divina insicurezza

Scritto da Annarita Lista

10510118_261267000742941_1935143822_nThe Secret Life of Walter Mitty – e mi viene spontaneo dubitare sul fatto che I traduttori abbiano visto il film prima di banalizzare e svuotare il titolo – è un film uscito negli Usa nel 2013 e diretto da Ben Stiller, esploso come regista con l’esilarante Zoolander (2001) e l’ironico Tropic Thunder (2008) e ben più noto come protagonista di (due su tutti) Tutti pazzi per Mary (1998), Ti presento i miei (2000). La sceneggiatura è tratta da un racconto del 1939 di James Thurber e ricalca in alcuni tratti il film del 1947 Sogni proibiti, diretto da Samuel Goldwyn, su cui vi consiglio spassionatamente di approfondire, riuscendo a non esserne copia conforme né, come spesso in questi casi avviene, brutta copia.

Ho aspettato che passasse qualche tempo – qualche mese – dalla visione d...

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Serpenti e Malerba

Scritto da Francesco Corigliano

Lo sperimentalismo è interessante anche perché impone nuovi metri di valutazione. Prendiamo Il serpente, di Malerba.
A proposito di questo autore si parla spesso di tendenza giallistica. Beh, può anche essere – nel romanzo si può forse parlare di indagine, dal momento che il protagonista tenta di individuare nelle persone attorno a sé, e nel mondo, delle corrispondenze che spieghino certi fatti, certe coincidenze. Commerciante di francobolli, adultero, l’ignoto personaggio principale (nonché narratore) trascina un’esistenza soffocante, immersa nel nulla, cercando di trovare un senso alle cose del mondo – un mondo da cui si sente rifiutato, e che soprattutto rifiuta, aspirando ad una fuga attraverso i cieli, con gli angeli e gli aeroplani.
E la sua indagine, se così la si p...
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Grand Budapest Hotel – Wes Anderson

Scritto da Annarita Lista

Articolo di Annarita Lista
Cento minuti bastano al regista Wes Anderson per farci viaggiare attraverso un trentennio – anni ’30-’60 del ventesimo secolo – ed affezionarci ai protagonisti di questa novella lunga fissata su una pellicola dal sapore antico di co-produzione francese e tedesca. L’estroso regista, già noto al grande pubblico per il visionario I Tenenbaum – esilarante commedia del 2001 che annovera nel cast un brillante Ben Stiller (un nome, una garanzia!) – ci trasmette tutto il suo piacere del narrare attraverso un racconto che di realistico ha ben poco, pur riuscendo a non scadere nell’effetto speciale stratosferico scontato e, de gustibus, personalmente non sempre gradito...
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