La macchina

Scritto da Francesco Corigliano

– Si può, Gandoni?
– Come no, Zambini. Vieni, vieni.
L’uomo avanzò attraverso lo studio. Mingherlino, stempiato, con un baffetto di quelli che paiono voler nascondere qualcosa, o ostentarla. Portava un semplice pantalone grigio e una camicia bianca, stringendo tra le mani una cartelletta di cuoio.
L’editor lo aspettava oltre una spartana scrivania metallica. Era robusto, sudaticcio, mezzo appiccicato alla poltrona di finta pelle. Con un gesto indicò a Zambini una seggiola, e l’altro vi s’accomodò.
Rimasero a osservarsi, per alcuni secondi. Entrambi montavano un sorriso poco convinto. Durò poco, però.
– Allora, Zambini, che m’hai portato?
L’uomo aprì la cartella e tirò fuori un gruppo di fogli, stampati a caratteri fitti...
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L’Ora della Paura

Scritto da Francesco Corigliano

Quanto accaduto al giornale L’Ora della Calabria (se non conoscete ancora i particolari della vicenda, potete leggerli qui  e qui ,o in tanti altri siti) non è semplicemente increscioso, triste, sconfortante e grottesco. È sì tutte queste cose, ma non soltanto. È, infatti, anche emblematico, e costituisce una rappresentazione perfetta di un modo di pensare, di un modo di agire che attecchisce egregiamente qui nel Sud ma che, a mio modesto avviso, se la passa bene anche nel resto d’Italia.

Un modo di pensare che ostenta – si badi bene, ostenta – una visione del giornalismo come capriccio, quasi un favore concesso da chi ha i soldi per poter far stampare quotidiani; una visione del giornalismo come storiella, chiacchiericcio di paese, ma di quel tipo di paese in cui si parla solo ...

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PERISTALSI SOCIALI – Gli pseudo-intellettuali et alii. I fricchettoni

Scritto da antecritica

Articolo di Alessandra Pappaterra

Il discorso sul travestimento da intellettuale non si è assolutamente concluso con qualche paragrafetto illustrativo sulla branca meno interessante di questo social trend..

Oggi entreremo nel vivo della questione, analizzando le ramificazioni (forse troppe) atte a denominare coloro che sicuramente non sono ignoranti, avendo portato fin dall’infanzia un percorso di acculturazione, ma che per qualche incidente di percorso sociale hanno deciso di pretendere di dimostrare, anche ai soli passanti, una cultura sterminata e rivelatrice contenuta nelle loro possenti sinapsi.

Fuor di parafrasi, oggi parleremo degli Intellettuali del cazzo...

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Unical, incubi in cubi

Scritto da Francesco Corigliano

In questi giorni si è letto e sentito molto in merito all’aumento delle tasse all’Unical. A causa dei nuovi parametri sul reddito, la seconda rata della retta annuale ha raggiunto, per alcuni, cifre esorbitanti. Per altri, invece, si è ridotta. Ma ciò di cui si parla, naturalmente, riguarda solo gli aumenti: e giù di critiche e controcritiche al sistema di tassazione, al Centro Residenziale, a quest’università che proprio non se ne può più, che diamine, noi ci dobbiam laureare.

Non entrerò nel merito riguardo la questione economica. Mi limiterò a dire che l’Unical era uno degli atenei dalle tassazioni meno onerose, prima di questo intervento, ma che una redistribuzione del carico delle tasse – se fatta con criterio – non può che giovare a tutti...

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PERISTALSI SOCIALI – Oggi quasi quasi …mi travesto da intellettuale

Scritto da antecritica

Articolo di Alessandra Pappaterra

 
Cari amici, oggi parleremo di autostima in termini di social network, o per meglio dire: di quanto la moderna tecnologia abbia innalzato il livello di “eccezionalità” negli ultimi anni...
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Il ritratto di Jennie

Scritto da Silvio Scarpelli

Nel 1948 escono una serie di capolavori destinati a diventare punti di riferimento per la settima arte: due film neorealisti come Ladri di biciclette e Germania anno zero; due dei più grandi western americani Il tesoro della Sierra Madre e Il fiume rosso; Hitchcock con i lunghi piano-sequenza di Nodo alla gola; la tragedia travestita da melò di Scarpette rosse. In sordina, David O. Selznick e William Dieterle, il primo produttore e il secondo regista, creano una miscellanea tra il grande cinema classico americano e l’espressionismo tedesco. Infatti, se Selzinick era uno straordinario produttore di pellicole di successo come Via col vento o Rebecca, Dieterle proviene da ambienti espressionisti (aveva recitato tra l’altro nel Faust di Murnau e nel meraviglioso film di Leni, Il gabinett...
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La retrodatazione del bovarismo. L’avvelenamento letterario come fenomeno patologico in Gaspara stampa e Isabella di Morra.

Scritto da antecritica

Articolo di Alessandra Pappaterra


«Life? Literature? One to be made into the other? But how monstrously difficult!». Leggendo Orlando di Virginia Woolf, da cui è tratta questa affermazione, si può riflettere su quanto spesso la quotidianità sia espressione di un’esistenza in cui l’idealizzazione di ciò che non si è viaggi di pari passo con la vita concreta, edificando un binomio capace di determinare e influenzare la realtà.
Quando, nel 1857, Emma Bovary compare sulla scena, incarnando l’emblema di questo sistema binario “vita-letteratura”, si assiste alla nascita di uno studio critico e, successivamente, anche psicanalitico del bovarismo come patologia...
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Garuda

Scritto da Francesco Corigliano

Giangiorgio si affacciò alla finestra e vide che, sulla collina – la solita collina, sempre la stessa, che stava lì da secoli a sovrastare la città, con in cima i suoi sette alberi – su uno dei cipressi più alti, era spuntato qualcosa; un’ombra, una massa, che da lontano – erano almeno trecento metri – e nel buio della sera senza luna non si riusciva a riconoscere, ma che doveva essere, evidentemente, un grosso volatile.
– Una civetta, forse, o magari un barbagianni – disse fra sé e sé, sovrappensiero. Marco, seduto lì vicino in poltrona, lo udì.
– Cosa?
–  Dico, sembra ci sia un affare, lì, un grosso affare.
– Finanza?
– Ma no, c’è un uccello, guarda lì sotto.
Marco venne alla finestra per verificare, e appurò che, in effetti, tra i rami si vedeva distintamente ...
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La città

Scritto da Francesco Corigliano

Diciamo che la mia città non è proprio a misura d’uomo. Non è a misura di macchina, o di animale. La mia città non ha misura, ecco.

La mia città non è proprio comoda. La mia città è un po’ caotica, rumorosa. La mia città ha tante strade senza marciapiedi. La mia città non ha mai parcheggi. La mia città si intasa, si blocca, si ingolfa di clacson smog e saluti dal finestrino. La mia città ti tiene il posto, con i vasi e con le sedie.
La mia città ha due parchi ma – sembra – nessun giardiniere. La mia città ha una pista ciclabile, ma pochi ciclisti, e quelli che ci sono preferiscono non andarci. Del resto nella mia città, in genere, si preferisce non andare.
La mia città ha l’acqua scura, ma tante fontane sui tombini...

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Ho provato a chiederlo a Kurt Cobain (ma mi ha risposto la moglie)

Scritto da Francesco Brancati

Riflessioni a caldo da servire fredde, di Francesco Brancati (fbrancati.fl@gmail.com)

Sarebbe bello, pensavo, se qualche giovane neo laureato in una qualsiasi laurea umanistica impiegasse un po’ del suo tempo libero, tra un concorso di dottorato fallito e una gita a Torino per farsi pubblicare il suo ultimo libro di poesie, a riflettere più da vicino su quanto è accaduto e sta accadendo in quella desolata terra di nessuno (insert coin) che è oggi il panorama indie pendicolare italiano. Credo che qualunque essere umano mediamente dotato sia in grado di apprezzare la correlazione esistente tra un modo di comunicare sostanzialmente anaforico, dilagante nella musica odierna, e l’attuale dipendenza delle giovani generazioni da social network come Facebook e Twitter (e più sono “indipende...

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