Bom Bom bondage moda chic super modern?

Scritto da Penelope Delle Colonne

12312320_644362789037057_1164497288_nOggi giorno vanno più di moda i legàmi dei legami. O è sempre stato così? Forse già i nostri antenati amavano la pornografia disegnando sui muri dee dai grossi seni, divini dai succosi membri giganteschi e davano vita al bondage atavico trascinando le loro femmine per i capelli. Forse pensiamo di essere troppo diversi dai gatti  che si mordono e si graffiano prima dell’accoppiamento. Forse dicendo “fare l’amore” e non “accoppiarsi”, pensiamo di distaccare il sesso dal cannibalismo inconscio trasformando frasi come “ti mangerei tutta” in dolcezze e coccole. Forse, seduti su pile e pile di libri, con le natiche premute su Kant e Seneca, pensiamo davvero di essere diventati divinità ipocrite dai testicoli sacri?
Purtroppo nel bene dimora il fratello male e nell’amore so...

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Il tempo dei miracoli crudeli

Scritto da Elena Vetere

solarisIncuriosita dai primi dieci minuti dell’omonimo film di Andrej Tarkovskij, ho acquistato Solaris di Stanisław Lem (1961), scrittore di Leopoli cresciuto a Cracovia, serbando la netta convinzione che non sarebbe stata una lettura esclusivamente riconducibile alla dimensione fantascientifica, cui pur strettamente appartiene.

Effettivamente, per assaporare bene il romanzo, non si può non ricorrere a più chiavi di lettura, prima tra tutte quella epistemologica – col perenne interrogativo sull’effettiva possibilità di raggiungere un pur minimo livello di conoscenza, di comprensione della “realtà solariana”, rendendo chiaro come Solaris non miri soltanto ad attrarre l’attenzione dei lettori di fantascienza, ma anche quella di coloro i quali abbiano la gioia, la volontà e la pazienza d...

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“Il giocatore” – e il gioco – di Dostoevskij

Scritto da Francesco Corigliano

il-giocatore-di-f-dostoevskij_3ec3492f3aec789a311348203132a170Appare chiaro sin dalle prime pagine che Il giocatore risente della strana vicenda che portò alla sua stesura. Nel bel mezzo del lavoro su Delitto e castigo, al povero Fëdor (o FIODOR, come figura sulla mia vetusta edizione BUR) viene chiesto di scrivere in un mese un bel romanzo da gettare in pasto all’editoria, per pagare i suoi debiti di gioco. La vicenda è curiosa e potete leggerla benissimo da qualche altra parte, ma dato che mi sento buono vi segnalo qui alcuni punti che ci permettono di capire come questo lavoro non sia semplicemente il frutto d’una urgenza o del bisogno di big money...

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Il sapore del dubbio

Scritto da Francesco Corigliano

salumi_3Oggi è giovedì. Il giovedì faccio la spesa. Sono uscito di casa, ho camminato per cinque minuti, sono entrato nell’alimentari. Faccio la fila al banco salumi. Ignazio, il mio commesso di fiducia, mi guarda sorridendo. Tocca a me.
“Mi dica, mi dica tutto” sorride, con quei suoi occhi buoni e comprensivi, con quei baffi amorevoli.
“Allora Ignazio” gli dico io – e che emozione – “Ignazio, per cortesia, una mozzarella, e due etti di prosciutto”.
“Parma?” e quelle sillabe profumano come una caprese ben condita. Sorrido. “Sì”, faccio, “sì, un Parma di quelli belli”.
Inizia il rituale. Con mani sicure Ignazio acchiappa il prosciutto, lo depone sull’affettatrice, accende la lama vorticante che con grazia tira via la prima fetta sull’incarto già pronto...

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Totò che passò il sasso

Scritto da Silvio Scarpelli

12050964_10206574716919366_261679163_oAntonio Caponi prende dalla tasca un sasso, lo passa al fratello Peppino che lo scaglia violentemente contro la finestra del confinante Mezzacapa. Gianni, nipote dei fratelli Caponi, chiede spiegazioni: “Mezzacapa ci è antipatico” risponde Totò. “Non sarete mica tornati bambini?” ribatte Gianni. Totò infastidito esclama: “Ma che bambini! E poi è lui che ha tirato il sasso, mica io”.

Può bastare questa breve sequenza tratta da Totò, Peppino e la malafemmina (1956, Mastrocinque) per delineare le linee guida del rapporto tra il principe Antonio De Curtis e Peppino De Filippo...

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Quel che c’è dopo

Scritto da Francesco Corigliano

tarr2“E adesso?”
Goffredo guarda il comandante, mentre anche l’ultima pietra dell’ultima torre del castello abbattuto smette, infine, di rotolare.
“E adesso?” dicono anche gli altri uomini, col respiro che si fa meno affannoso, e il sudore che inizia ad asciugarsi.
“Adesso” fa Carlo, rinfoderando l’arma, “beh, adesso, adesso abbiamo finito”.
“E che si fa?”
“Come che si fa” sbotta lui, non riuscendo ad alzare troppo la voce, “si festeggia, si fa baldoria. O no? Sono due anni che noi si aspetto questo momento” prosegue poi, indicando il maniero distrutto, i vessilli in terra, i popolani che già accorrono festosi, “ora ci si gode la fama e la gloria, credo io. O no?”
Goffredo annuisce, tira su un sorriso leggero. “Eh sì, hai ragione, comandante...

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Cultura televisiva e televisione per la cultura

Scritto da Francesco Corigliano

TV1Attenzione: in questo post si parla di TV. Si parla principalmente della televisione nazionale, si generalizza, si stereotipizza come se non ci fosse un domani. Attenzione!

A proposito della presunta impasse culturale della nostra Repubblica, l’altro giorno si diceva con degli amici che la sperimentazione e le novità continuano ad esistere anche oggi, ma che sono fuori dai canali di maggiore distribuzione. Credo che questo valga per tutte le forme artistiche, e che sia valido tanto in letteratura quanto nel campo figurativo, musicale eccetera.

Ora, interrogarsi per l’ennesima volta sul perché la massa non si interessi delle novità culturali – e della molteplicità delle loro forme – può risolversi in un esercizio sterile, se non si cambiano un po’ i punti di partenza della riflessione...

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Viviamo nell’ennesimo Romanticismo?

Scritto da Francesco Corigliano

Caspar_David_Friedrich_-_Wanderer_above_the_sea_of_fogPensavo che le caratteristiche del nostro momento storico, culturale e sociale sembrano potersi accostare, tra le altre cose, a quelle del Romanticismo. Non intendo riproporre le solite teorie vichiane, ma soltanto portare l’attenzione su certe somiglianze – che magari non varranno per l’intera società occidentale, ma che in alcuni casi mi sembrano valide almeno per l’Italia. Il Romanticismo ha esaltato una sentimentale contemplazione ed esibizione di sé, una concentrazione sull’emozione che è diventata quasi valore. È stato il frutto di una reazione ad un certo tipo di razionalismo (quello illuminista, sebbene da quello stesso razionalismo – e in particolare dall’attenzione all’Io – esso abbia tratto anche forza)...

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‘Post-Apocaliptic-Punk’

Scritto da Luca Vecchio

Qual è il posto migliore per immaginare uno scenario post-apocalittico?vietcong1

Io banalmente partirei dagli USA, magari è un’idea un po’ stereotipata ma credo che il mondo degli yankees sia un ottimo scenario. Poi potrei immaginarmi, sempre lavorando di stereotipi, gran parte del nord ed ovest europeo, oserei anche con una bella megalopoli asiatica, magari cinese come Ordos.
Però insomma, diciamocelo, anche viaggiando con la fantasia l’ultimo dei posti immaginabili potrebbe essere il Canada, in particolare Calgary, ridente città industrializzata che al massimo ha ispirato quel bonaccione e romanticone di Bon Iver. Eppure Calgary è il luogo di partenza dei Viet Cong, è lo scenario preferito da cui Matt Flegel trae ispirazione per i propri testi, il proprio immaginario e le sonorità intense...

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La torre

Scritto da Francesco Corigliano

Dark-towerSi ergeva la ferrea torre, incastonata nella sua conca di scuro metallo, innalzandosi possente e monolitica. Erosa, sporca, eppure impressionante nell’aspetto e nell’imponenza, dominava la vallata d’acciaio in cui era stata inserita, come precipitata, chissà quanti secoli prima. Ai confini della vallata, alte quanto l’edificio, stavano le incredibili mura, metalliche anch’esse e fuse in un’unica colata da artefici ignoti, provenienti forse da luoghi lontani.
D’un tratto, qualcosa sulla cima della torre millenaria si mosse; s’udì un borbottio, un gorgogliare confuso; poi dalla sommità colò un fluido nero, denso, incandescente, striato di sinistre venature brune...

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